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Alluvione Firenze, Mattarella: “Lezione da non dimenticare. Proteggere l’ambiente è un dovere”

Il Capo dello Stato alla celebrazione dei 60 anni dalla tragedia: il ricordo delle vittime, il senso civico e lo straordinario riscatto nato dagli angeli del fango

Alluvione Firenze, Mattarella: “Lezione da non dimenticare. Proteggere l’ambiente è un dovere”
Foto Lapresse

Mattarella a Firenze 60 anni dopo l’alluvione: “Vinta la sfiducia. E nacque la coscienza ambientale”

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, è arrivato a Palazzo Vecchio, a Firenze, per prendere parte alla celebrazione del 60esimo anniversario dell’alluvione di Firenze. Il Capo dello Stato è stato accolto nel Salone dei Cinquecento dalla sindaca, Sara Funaro, e dal presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani. Presenti anche i sindaci dei Comuni della Val d’Arno colpiti.

“Il senso civico vinse la sfiducia: Firenze seppe rialzarsi”

“Sono trascorsi sessant’anni: Firenze, città dell’arte e della bellezza, culla del Rinascimento, tesoro di storia, cultura, spiritualità, meta amata e ammirata in tutti i continenti: Firenze, travolta dalla piena dell’Arno. Maltempo e inondazioni colpirono allora vasti territori del Centro e del Nord d’Italia. Molte furono le vittime, decine di migliaia gli sfollati, ingenti i danni. Di quella tragedia Firenze – con la sua storia e la sua vocazione universale – divenne il simbolo, che le immagini della tv in bianco e nero portarono nelle case degli italiani e in quelle di tutto il mondo”.

Il ricordo del presidente è partito dalle vittime e dalle loro famiglie: “Il nostro ricordo muove anzitutto da chi perse la vita e dalle famiglie che vennero lacerate negli affetti. Ricordiamo, come ha fatto la sindaca Funaro, coloro che persero la vita”, ha aggiunto. “I morti della città, della provincia di Firenze, della Toscana, di altre Regioni. Presto il fango, i detriti, le macerie divennero, a Firenze, il pesante lascito dell’immensa quantità di acqua fuoriuscita dal fiume. Avrebbero potuto prevalere lo sconforto e la sfiducia. Avrebbe potuto, la paura, paralizzare ogni reazione. Sarebbe potuta, l’organizzazione civile, sprofondare nel disordine a motivo dell’inesperienza di fronte a calamità di simili gigantesche dimensioni. Così non è stato”, ha ricordato Mattarella.

“Firenze curò le ferite e tornò sé stessa. Grazie all’amore dei fiorentini per la loro città, grazie al coraggio di chi lavorò giorno e notte nonostante il dolore e l’incertezza sul domani, grazie al senso civico di una comunità che seppe riconoscersi e fare squadra, guidata da un sindaco innamorato della sua città come Piero Bargellini“.

“Dagli angeli del fango un segno di unità per la Repubblica”

A contribuire alla ripartenza furono anche i tanti giovani arrivati da tutta Italia e dall’estero: “Dopo l’alluvione Firenze si rialzò anche grazie all’aiuto degli ‘angeli del fango’. Giovani accorsi da tutta Italia e, come abbiamo nuovamente ascoltato oggi, da tutto il mondo. Giovani spinti da sentimenti di solidarietà, dal bisogno di sentirsi pienamente parte della comunità umana, dal desiderio di scrivere la loro storia e non semplicemente di accettare passivamente l’inerzia degli eventi”.

Un’esperienza che, secondo il Capo dello Stato, lasciò un segno profondo nella storia repubblicana: “Il salvataggio e la ripartenza di Firenze lasciarono un segno profondo nella storia della nostra Repubblica. Un segno di unità e di fraternità, in una stagione in cui il mondo stava cambiando. Unità del Paese nell’affrontare l’emergenza. Unità tra generazioni, mentre la più giovane e numerosa si affacciava alla vita sociale e voleva sperimentare valori, speranze, ideali. Unità della famiglia umana, rappresentata da coloro che in ogni continente hanno pianto per Firenze, hanno agito per Firenze, e sono accorsi per dare un aiuto a Firenze”.

“L’alluvione cambiò la percezione della tutela ambientale”

L’alluvione rappresentò anche un momento di svolta nella consapevolezza collettiva sulla tutela ambientale: “L’Italia non fu più come prima, dopo l’alluvione e quello straordinario moto solidale. L’intera società ricevette una nuova spinta. Si prese coscienza della nostra vulnerabilità, della necessaria tutela dei territori e dei fragili equilibri dell’ambiente. A Firenze l’allarme si manifestò in tutta la sua urgenza”.

“Proteggere il territorio è un dovere per le istituzioni”

Da qui il richiamo alla responsabilità delle istituzioni nella prevenzione e nella protezione delle comunità: “Una società fondata sul primato della persona non può non considerare come impegno comune la protezione dell’ambiente e la sicurezza delle comunità a fronte delle catastrofi”.

Una sfida che, ha sottolineato Mattarella, rappresenta anche “un dovere per le istituzioni. Che hanno risposto nel tempo, sia pure con affanno e incertezze. Esigenti politiche pubbliche hanno, comunque, sempre bisogno del sostegno di reti di solidarietà, del senso di essere comunità”. “A Firenze se ne ebbe prova”.

“Dagli angeli del fango una lezione che non dobbiamo dimenticare”

Infine, il presidente è tornato sul contributo concreto dei giovani e delle Forze Armate durante i soccorsi, ricordando il valore della solidarietà che si manifestò nei giorni successivi alla tragedia: “Dopo l’alluvione di Firenze, sessanta anni fa, accanto alle Forze Armate, il cui contributo fu essenziale sin dalle prime ore del disastro, si affiancavano giovani che spalavano il fango, che liberavano le strade dalle macerie, che salvavano i libri della Biblioteca nazionale, che mettevano in sicurezza le opere d’arte degli Uffizi, della Basilica di Santa Croce, del Battistero di San Giovanni, del museo Archeologico e di quello del Bargello”.

“Giovani che si mescolavano alla gente di Firenze, che formavano catene per sottrarre alla rovina testimonianze preziose di una storia che appartiene a ogni essere umano. Una storia che tanto ha contribuito alla stessa idea di Italia. Giovani che, alla sera, affaticati e infangati, cantavano insieme, si conoscevano e scoprivano di essere molto più vicini di quanto non dicessero i luoghi da cui erano partiti. Un insegnamento, una lezione che non dobbiamo dimenticare“, ha concluso Mattarella.

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