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giulio andreotti (10)

INVITO A ROMA - Tra i provvedimenti che aveva subito c'era stato anche quello di essere obbligato a soggiornare in un comune diverso dal suo e dove non aveva alcuna proprietà. Una sorta di confino dal quale uscì grazie proprio all'intervento di Andreotti, conosciuto qualche tempo prima:  "Ho conosciuto il Presidente in occasione del quarantesimo anniversario del progetto giovani del Rotary nel Febbraio del 2008 a Firenze. Mi ricordo che presso il salone di rappresentanza di Palazzo Vecchio feci un intervento durante il convegno sul tema dell'integrazione giovanile nella società. Al termine dell'incontro nel momento dei saluti di congedo io e il Presidente ci cercavamo con gli sguardi, io così ansioso di conoscere il più importante politico della storia della Repubblica, lui forse incuriosito da quel consenso che avevo saputo creare intorno a me: mi fissò tramite la sua segreteria un appuntamento privato presso il suo studio presso Palazzo Giustiniani. Arrivato a Roma presso il Palazzo dei Senatori a vita, dopo aver sbrigato le formalità all'ingresso,  mi venne personalmente ad accogliere e una volta entrato nel suo ufficio mi fece mettere comodo e in un certo qual modo incominciò a "confessarmi". Mi ricordo che durante il confronto parlammo anche di magistratura e gli raccontai che avevo denunciato per droga un giudice che avevo frequentato e gli avevo mostrato le fotografie dei festini ai quale la donna partecipava, fotografie che poi ho pubblicato su Facebook dopo averle presentate al processo che si è tenuto contro di me presso la sede giudiziaria di Torino: lo sguardo del Presidente Andreotti guardando quelle foto si illumino come per dirmi "ragazzo hai del coraggio" e nello stesso tempo i suoi occhi sorrisero intuendo lo scandalo che sarebbe scoppiato in seguito".

L'INTERVENTO DI GIULIO - Nel frattempo, lo sviluppo della vicenda giudiziaria diventa per Carpi sempre più pesante: subisce una perquisizione domiciliare, un tentativo di trattamento sanitario obbligatorio e due perizie psichiatriche. In più scatta il confino per sei mesi a Sestri Levante. "Vedendomi negata la possibilità di tornare a Genova, nonostante non vi fossero oggettivi elementi a mio carico e avessi già smontato qualunque tesi contro di me con tanto di documenti inequivocabili  mi vidi costretto a chiedere aiuto alla Confindustria nella persona dell'allora presidente Emma Marcegaglia, ma non accadde niente. Poi interessai della cosa il Presidente Andreotti che, memore dei soprusi subiti dal quel magistrato tanto vicino al PCI prima e poi al PD (lo stesso che ordinò di sottopormi alle perizie psichiatriche) , intervenne personalmente tanto che venni immediatamente liberato dal confino il 17 Ottobre 2009. Il resto è storia nota. Vengo condannato con motivazione falsa a due anni e sette mesi  in assenza di telefonate, missive, episodi di violenza, danneggiamenti ed appostamenti sotto casa del giudice che mi accusava.  Sarò sempre grato al Presidente Andreotti, l'unico ad essere intervenuto di fronte ai miei documenti che provano come in Italia i magistrati possano  archiviare,  assolvere, condannare, rinviare a giudizio, con motivazione falsa. Tutti gli altri  a guardare, chi spinto da paura chi da connivenza, chi da opportunismo. Mi ricorderò sempre di lui, in primis come uomo e inevitabilmente come leader indiscusso della politica italiana degli ultimi settantanni: nessuno ha governato in Italia così a tanto a partire dall'epoca romana".

Di Fabio Fabretti
 

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