Angelino Alfano ha fatto l’unica cosa che poteva fare: si è mosso cercando l’ennesima riedizione di quella “piccola Dc” che da decenni è il sogno proibito di tutti i centristi d’Italia organi della Democrazia Cristiana.
Alfano infatti sa benissimo che se fosse rimasto immobile ad aspettare gli eventi sarebbe semplicemente stato distrutto dai movimenti tellurici del Pd e del Centro – Destra di cui porta un po’ a sbafo il nome.
Dunque in queste ore si scioglie il Nuovi Centro Destra e nasce Alternativa Popolare.
Ma è un progetto tattico o strategico? A lume di naso è solo tattico e rientra in quelle grandi e piccole manovre che in vista delle elezioni politiche si fanno e si faranno per “contare qualcosa” e acchiappare un po’ di posti in Parlamento.
E questa tendenza ora sarà rafforzata dal proporzionale quasi puro in cui siamo caduti e condizionerà le alleanze future post – voto quando si dovranno necessariamente formare delle compagini di almeno il 51%. Ed in questo la vecchia Dc e i vecchi Dc erano maestri.
Alternativa Popolare andrà quindi da sola alle elezioni o al più con qualche altro piccole cespuglio centrista per poi entrare in trattativa secondo la migliore tradizione dei “due forni”.
C’è da capire come si posizionerà Casini che si è ormai separato dall’Udc di Cesa (in avvicinamento verso Berlusconi) in questa ottica centrista visto che il suo obiettivo era più verso una fusione con il Pd qualora questo si fosse trasformato in qualcosa di diverso soprattutto ora che è uscita la componente scissionista di “sinistra”.
È l’ottica probabilmente anche di Alfano che vuole costituire un “pacchetto di voti” da offrire a Renzi sul piatto delle trattative quando di voterà e la dismissione della parola “destra” lo aiuterà sicuramente.
Alternativa minore per Alfano è poi quella di tornare con Berlusconi qualora si staccasse dal duo sovranista Salvini – Meloni, ipotesi comunque difficile visto i sondaggi che gratificano del 30 % un centro – destra unito.


