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Annalisa Imparato: “La vera partita per la Giustizia è portare al tavolo più sensibilità per creare un sistema più efficiente”

Intervista al sostituto procuratore presso la Procura di Santa Maria Capua Vetere

Annalisa Imparato: “La vera partita per la Giustizia è portare al tavolo più sensibilità per creare un sistema più efficiente”

Secondo quanto risulta ad Affaritaliani, dopo le dimissioni di Andrea Delmastro, sarebbe uscito il nome di Annalisa Imparato per il ruolo di sottosegretaria alla Giustizia, oltre a quello dell’avvocata e consulente giuridica di FdI al Senato Sara Kelany e il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera Galeazzo Bignami.

Classe 1985, sostituto procuratore presso la Procura di Santa Maria Capua Vetere, Imparato è un profilo giovane che- a oggi- non potrebbe prendere ancora incarichi di natura tecnica. Ma data la sua larga popolarità, molto amata dal pubblico e con milioni di visualizzazioni sui suoi canali social, potrebbe intercettare una grande fetta di consensi soprattutto tra i più giovani.

Magistrata e non espressione diretta di partito, Imparato potrebbe rappresentare una soluzione capace di unire le diverse anime della coalizione e ottenere il gradimento anche ai vertici del governo. Per capirne di più, Affaritaliani ha interpellato direttamente la magistrata.

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Giudice Imparato, in queste ore le notizie su di Lei si susseguono e la danno come nome in pole per diverse possibilità di incarico. Che cosa ci dice?

“Ne ho lette anche io di notizie molto fantasiose, parlano di me quale Capo Dipartimento e incarichi similari, totalmente privi di fondamento in quanto, pur volendo, la mia anzianità di servizio, non mi consentirebbe – dal punto di vista ordinamentale – di accedere alle posizioni fuori ruolo, pertanto notizia priva di fondamento alcuno. Per quanto riguarda altre posizioni, non ho avuto alcuna interlocuzione”.

Però si parla di ruoli chiave non a caso, in cui molti parlano della necessità di avere un tecnico in virtù dei recenti accadimenti…

“Guardi come avrà visto sono solita esprimere in maniera diretta le mie idee. Credo che oggi si abbia bisogno in molti ruoli di avere sia competenze che reali conoscenze dei sistemi interni, ma i sistemi operano secondo schemi non sempre logici. Non a caso, ritengo che  il fronte del No, abbia giustamente avvertito maggiore preoccupazione quando si sono pronunciati i colleghi del Sì, perché una cosa è esprimere un’opinione in un programma, in un articolo, un aspetto é conoscere un sistema dall’interno. Vale per tutti i sistemi tecnici. Anche io posso parlare della medicina, ma non sono un medico. Per cui chiunque sarà scelto, di certo, sarà una persona in grado, per percorso, di essere riconosciuta ai tavoli allorquando si siederà con l’Anm ed i colleghi Magistrati, perché è ovvio che ora inizia la vera partita”.

Se arrivasse la chiamata, direbbe sì?

“Guardi ad oggi, dopo i notori fatti, umanamente le dico che mi sono arrivate chiamate che mai mi sarei aspettata nella vita e non arrivate chiamate che mi sarei aspettata certamente nella vita. Per cui, conoscendo il mondo le dico che per me è stato un onore poter contribuire, seppur minimamente, ad una pagina della Nostra storia Repubblicana”.

Lei si è esposta per il “Sì” al referendum sulla giustizia. Perché così nettamente?

“Perché credo che ai magistrati dei giorni nostri, da ambedue i lati, è stato richiesto questo impegno dalla storia. Ritengo che la parola per me valga molto e ho detto fuori dalla stanza unicamente il mio pensiero”.

Dopo il voto, che lettura dà del risultato?

“In realtà sia durate le settimane antecedenti il voto che post mi sono stabilmente interfacciata con i colleghi e tutti sono concordi, ad ogni modo, che taluni cambiamenti vanno discussi nelle sedi deputate. Mi hanno fatto anche molto  piacere le numerose chiamate dei colleghi del fronte del No. Ritengo che analizzando il voto bisogna comprendere che verosimilmente le generazioni più giovani siano state molto segnate dalle vicende internazionali e che abbiano in qualche modo trasfuso questa loro sensibilità in un voto anti qualcosa. Quindi parzialmente gli accadimenti globali possono aver caratterizzato in un senso piuttosto che in un altro parte dell’elettorato”.

Ha avuto timori per la sua sicurezza?

“Preferirei glissare su questo punto, ma credo che chi esprima posizioni pubbliche oggi, possa correre dei rischi più o meno alti. Perché dove non c’è cultura, spesso, non si è in grado di tenere le emozioni nei canali opportuni”.

Nei social ha un indice di gradimento altissimo, post con oltre 3 milioni di visualizzazioni, profili con decine di migliaia di follower in pochissimi giorni. Come se lo spiega?

“È ovvio che mi faccia piacere perché sicuramente sono molto più gli attestati di stima rispetto a quelli di odio, soprattutto i ragazzi molto giovani, e donne, tantissime, mi hanno inoltrato messaggi di profonda stima e non è così usuale al giorno d’oggi per chi fa un lavoro come il mio”.

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