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Pizzaballa, l’ambasciatore israeliano: “Sull’accaduto reazione esagerata. Ecco perché è stato impedito al Cardinale di entrare al Santo Sepolcro di Gerusalemme”

L’ambasciatore israeliano in Italia, Jonathan Peled, fa chiarezza su quanto accaduto ieri al Cardinale Pizzaballa

Pizzaballa, l’ambasciatore israeliano: “Sull’accaduto reazione esagerata. Ecco perché è stato impedito al Cardinale di entrare al Santo Sepolcro di Gerusalemme”

L’ambasciatore israeliano Jonathan Peled sul caso Pizzaballa: “La parte sacra di Gerusalemme è chiusa per tutti per motivi di sicurezza legata ai missili dall’Iran”

Il Patriarcato Latino di Gerusalemme e la Custodia di Terra Santa confermano che le questioni relative alle celebrazioni della Settimana Santa e della Pasqua al Santo Sepolcro sono state affrontate e risolte in coordinamento con le autorità competenti. “In accordo con la Polizia israeliana, è stato garantito l’accesso ai rappresentanti delle Chiese al fine di celebrare le liturgie e le cerimonie e preservare le antiche tradizioni”, sottolineano le istituzioni religiose. “Esprimiamo la nostra sincera gratitudine a Isaac Herzog, Presidente dello Stato di Israele, per la sua pronta attenzione. Salvaguardare la libertà di culto rimane un dovere fondamentale e condiviso”.

La tensione era nata ieri, Domenica delle Palme, quando il Patriarca Latino Pierbattista Pizzaballa si era visto impedire l’ingresso al Santo Sepolcro dalle autorità israeliane. Un divieto motivato da ragioni di sicurezza a causa degli attacchi missilistici sulla città, ma che ha generato uno strappo senza precedenti nei secoli. L’ambasciatore israeliano in Italia, Jonathan Peled – in un’intervista a Start, su Sky TG24 – ha ammesso che la vicenda “avrebbe potuto essere gestita molto meglio”. “La parte sacra di Gerusalemme è chiusa per tutti a causa di attacchi missilistici – ha spiegato – Pizzaballa sapeva che non poteva entrare e ha deciso di provare lo stesso, è stato un malinteso da parte nostra e da parte sua. Ora è stato raggiunto un accordo per consentire al patriarca e alla comunità cristiana di celebrare la Pasqua in forma limitata e sicura”. Peled ha definito l’episodio “una reazione un po’ esagerata”, ribadendo però “il rispetto di Israele per il Patriarca e l’importanza della relazione con la Santa Sede”. L’obiettivo ora, ha aggiunto, è “trovare un modus vivendi per le prossime liturgie della Settimana Santa”.

Sul fronte regionale, Peled ha collegato la sicurezza a più ampio spettro alla minaccia rappresentata dall’Iran: “Speriamo che la guerra finisca in poche settimane. Oggi è il 30° giorno e stiamo pagando un prezzo molto alto. Dobbiamo rimuovere una volta per tutte la minaccia esistenziale dell’Iran: sarà un posto migliore, l’Europa sarà più al sicura. Ci libereremo di Hamas, degli Houthi, di Hezbollah: penso che tutti avremo un beneficio”. Secondo il diplomatico, l’indebolimento del regime iraniano richiede però anche una fase politica e diplomatica: “Non possiamo terminare la guerra solo con mezzi militari, deve esserci un percorso politico che consenta al popolo iraniano di appropriarsi del proprio futuro”

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