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Politica
L'Italia si salva solo con la Flat Tax al 15%


Di Armando Siri (presidente del Partito Italia Nuova)

Renzi a Ottoemezzo ha detto che "questo fisco fa schifo" e pensa di cambiarlo con i soliti "zerovirgola". Se il Presidente del Consiglio vuole davvero cambiare il fisco, per far ripartire il Paese, l'unica via efficace è l'introduzione della Flat Tax al 15%. È un progetto che non può essere emarginato tra le cose utili ma impossibili, con quel "magari" che non è altro che una resa allo stato di prostrazione quotidiana. Un'accettazione della condizione di impotenza in cui Renzi e con lui tutta la pletora di burocrati europei ci sta spingendo. La paura di non poter stare meglio deve cedere il passo alla volontà del cambiamento. Abbassando la pressione fiscale possiamo ricavare lo stesso gettito tributario attuale e anche di più. Possiamo continuare a garantire i servizi fondamentali frutto delle nostre conquiste sociali, ma mettendo gli individui nella condizione di tornare a progettare il futuro. Un drastico abbassamento della pressione fiscale  porterebbe a galla il sommerso, che oggi raggiunge in Italia la cifra da capogiro di 414 miliardi di euro. Un'economia non tracciata che non è costituita, solo come vuol farci credere Renzi, dai grandi  evasori, ma soprattutto dalle sempre maggiori sacche di nero che riescono ancora a mantenere il Paese in uno stato di resistenza sociale. Basta ipocrisia serve urgentemente una soluzione drastica. La Flat Tax funziona in 38 Paesi al mondo e funzionerebbe anche in Italia, peraltro molto presto sarà all'ordine del giorno nell'agenda di molti Paesi occidentali. È un passo inevitabile se non si vuole arrivare al collasso e alla morte dell'organismo da cui oggi si drenano tutte queste risorse ovvero gli Stati. L'occidente e in particolare l'Europa è a un punto critico e per ripartire deve per forza muovere le leve fondamentali dell'economia: quella fiscale e quella monetaria. La leva fiscale è la più immediata e darebbe subito un impulso visibile alla stagnazione, aumenterebbe la competitività delle imprese, la ripresa dei consumi, della produzione, del lavoro e di conseguenza le entrate tributarie. Questa è la prospettiva a cui deve lavorare il Governo se davvero ha a cuore le sorti del Paese. Tutto il resto avrebbe l'efficacia di un solo granello di sale che non cambierebbe il sapore insipido di quella che rimarrà la solita minestra che non siamo più disposti a digerire.
Con Salvini, che ha in dote un sentimento sincero verso il popolo italiano e il suo futuro, stiamo lavorando a un progetto alternativo al Governo Renzi che parte proprio dal rilancio della nostra economia con idee chiare e coraggiose. Un progetto capace di compattare il centrodestra e anche di più, soprattutto coloro che da dieci anni non vanno più a votare, perché stanchi di ascoltare i politici che nei dibattiti televisivi si parlano addosso, usando un linguaggio comprensibile solo a loro. Basti pensare che in questo periodo si sprecano le dichiarazioni sul Quirinale e sulla Legge elettorale, mentre la quotidianità delle persone ha oggi altre priorità. La politica in questi anni ha parlato solo il linguaggio dell'inciucio e del compromesso, per questo si e' determinato uno scollamento con i cittadini-elettori, come reso evidente dalle ultime elezioni regionali in Emilia Romagna. Salvini ha un vantaggio che puo' essere definito il sentimento. Quello che lui comunica,  può essere condiviso o meno,  ma  arriva direttamente al cuore a sollecitare una presa di coscienza e una consapevolezza rispetto alle nostre responsabilità sul presente e su tutti i futuri possibili.  Tutto dipende da noi, da ogni scelta che facciamo o da quella che non facciamo, adesso.  L'Italia è un Paese che si fonda sul sentimento e tocca a noi indirizzarlo con schiettezza e in modo autentico. L'Euro e l'Europa sono stati fondati su premesse e schemi fallimentari, come e' sotto gli occhi di tutti. Cosa è rimasto della visione e del sentimento che ha ispirato Altiero Spinelli? Nulla. Il vuoto, riempito da centinaia di direttive e di normative che ci stanno soffocando e da una moneta passata dagli Stati alle  banche private che guadagnano sulla pelle dei popoli.  Solo un rinnovato moto di sentimento potrà emanciparci da questa condizione. Salvini fa paura per questo. Ci auguriamo che si vada presto al voto, perché siamo certi che la maggioranza del Paese abbia voglia di concedersi una prospettiva diversa rispetto a quella su cui conta Renzi.  Noi siamo in campo con Salvini e lo sosteniamo  perché in questo momento è l'unico autentico elemento di novità, non di una parte politica, ma della politica.

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