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Da Picierno a Brunetta, l’arte di delegittimare l’avversario. Di Ernesto Vergani

Il fuoco di fila di esempi di delegittimazione dell’avversario sui media dimostra quanto siano poco conosciuti meccanismi elementari del dibattito democratico.

L’esponente della segreteria del Pd, Pina Picierno, accusa (ma poi successivamente si scusa) Susanna Camusso di essere stata eletta alla guida della Cgil con tessere false. Si può sostenere che una persona non è all’altezza del suo compito se ciò rientra nel dibattito pubblico politico. Altro è mettere in dubbio la regolarità dell’elezione del segretario del primo sindacato di una delle maggiori democrazie occidentali.

Nel corso della trasmissione “Ballarò” condotta da Massimo Giannini, il patron della Lazio, Claudio Lotito, dà del cagnolino a Sandro Gozi, sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Scuotere la testa mentre parla l’avversario non è leale nei confronti sia dell’avversario stesso sia dell’opinione pubblica che viene condizionata da tale atteggiamento nel recepire le osservazioni dell’avversario medesimo. Va da sé che dare del cagnolino a qualcuno è anch’esso una forma di delegittimazione.

Durante “DiMartedì” di Giovanni Floris, Renato Brunetta dice al conduttore che Craxi gli pagava lo stipendio quando era giornalista all’Avanti. Un giornalista ha libertà di coscienza rispetto alla linea politica del giornale e soprattutto è libero di cambiare idee e schieramento politico nel corso della sua vita. Anche questa è democrazia. Dall’altra parte è delegittimante liquidare in forma sminuente la figura di Bettino Craxi (che pure avrà fatto qualcosa di positivo).

Goccia su goccia la mancanza di rispetto delle regole del dibattito indebolisce la democrazia. Che prima o poi dovrà trovare forme di rappresentanza e selezione della classe politica nuove, essendo le attuali forme alla lunga letali per la stessa democrazia.

di Ernesto Vergani