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Aspiranti avvocati strozzati dal Covid-19. Il caso

Aspiranti avvocati strozzati dal Covid-19. Sono circa 20 mila quelli che hanno sostenuto la prova scritta ma che ora si trovano in mezzo al guado. Sospesi nel limbo di un esame che non si sa quando porteranno a termine. La correzione degli scritti è infatti in stand by a causa dell’emergenza coronavirus e, di conseguenza, non si sa quando i giovani professionisti potranno, se ammessi, sostenere l’orale. L’esercizio della professione, insomma, per loro è diventato un miraggio. Un grido d’allarme raccolto dall’eurodeputato della Lega Matteo Adinolfi che su questo ha deciso di chiedere lumi direttamente a Ursula von der Leyen. Nella sua interrogazione alla Commissione europea, infatti, l’europarlamentare pone l’accento sui disagi che il coronavirus sta arrecando al settore legale, “non solo con la sospensione dell’attività in materia di giustizia civile, penale e amministrativa – si legge nel testo – ma anche con ritardi e disagi relativi alle procedure di selezione per l’accesso alla carriera forense”. Le associazioni dei praticanti, pur di accelerare i tempi, hanno addirittura proposto l’ammissione all’orale per tutti coloro che hanno sostenuto gli esami scritti, ma non oltre il termine iniziale di presentazione della domanda di partecipazione per la sessione successiva. Proprio alla luce del fatto che il problema non è solo italiano ma riguarda anche altri Paesi europei, Adinolfi ha chiesto espressamente alla Commissione Ue se intenda adoperarsi “affinché le procedure di accesso alla professione forense siano armonizzate tra i vari Stati membri, garantendo celerità e certezza delle tempistiche nella correzione e nello svolgimento delle prove per l’abilitazione”. Intanto, il governo italiano sembra aver ben presente il problema. Il ministro per la Pa Fabiana Dadone ha infatti chiarito: “Ci sono dei concorsi come quello del ministero della Giustizia, per cui si è già svolta la prima fase. Per gli altri che sono stati sospesi con l’emergenza Covid, come il concorso per avvocati – ha rassicurato -, c’è anche una norma contenuta nel decreto Rilancio che prevede di farli in videoconferenza nelle sedi dislocate sul territorio, così da garantire sia la tutele della salute dei candidati, sia la tutela delle prove”.