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Balneari, i Giovani Democratici al raduno de La Piazza 2026: “Il 50% delle spiagge resti libero, concessioni a gara ogni 5 anni”

A Ceglie Messapica, al primo raduno nazionale delle forze politiche giovanili a margine de “La Piazza”, il vice segretario nazionale GD Filippo Giomini presenta la proposta di legge sugli stabilimenti balneari: gare comunali, canoni calcolati sui profitti reali e retribuzioni adeguate per i lavoratori stagionali

Balneari, i Giovani Democratici al raduno de La Piazza 2026: “Il 50% delle spiagge resti libero, concessioni a gara ogni 5 anni”
Filippo Giomini

Balneari, i Giovani Democratici al raduno delle giovanili

Le spiagge italiane come banco di prova della concorrenza e della giustizia sociale. È la proposta che i Giovani Democratici hanno portato al primo raduno nazionale di tutte le forze politiche giovanili, la novità assoluta di quest’anno andata in scena nelle mattine del 28 e 29 agosto a margine de “La Piazza – Il bene comune”, la kermesse di Affaritaliani che dal 27 al 29 agosto ha trasformato Ceglie Messapica nella capitale del dibattito politico di fine estate. Un appuntamento, quello della prima giornata, in cui le giovanili di partito sono state chiamate a confrontarsi e a presentare le proprie proposte di legge per migliorare la vita dei giovani in Italia.

A illustrare quella dei GD è il vice segretario nazionale Filippo Giomini. “Siamo partiti da un tema che coinvolge famiglie e giovani: quello degli stabilimenti balneari e della vera, effettiva applicazione della legge Bolkestein in questo Paese”, spiega. “A fronte di un’estate in cui le famiglie non si possono permettere di accedere a questi stabilimenti perché i prezzi sono troppo alti, le concessioni sono sempre le stesse e da troppo tempo vengono prorogate al di fuori di ogni legge sulla concorrenza, crediamo sia necessario un intervento molto radicale che ridisegni i confini della normativa”.

La proposta si articola in pochi punti netti. Le concessioni vengono assegnate su base comunale e “il 50% delle spiagge deve rimanere libero; l’altro 50% può essere messo a gara, ma attraverso bandi che danno una concessione di 5 anni e basta, quindi un 5+5 come altre concessioni classiche“.

Capitolo lavoro: per i GD va superato l’attuale contratto collettivo dei lavoratori balneari, con retribuzioni “adeguate a quello che è il lavoro nei settori del turismo”. Infine i canoni, oggi considerati irrisori rispetto ai fatturati del settore: “Devono essere valutati sulla base del dato storico, cioè di ciò che i gestori di questi stabilimenti possono effettivamente guadagnare. E attraverso quel canone si dia un vincolo di destinazione per tutelare le nostre coste dall’erosione e dai fenomeni del cambiamento climatico”.

Al raduno delle giovanili, però, non c’erano proprio tutti. All’appello mancava il movimento del generale Vannacci, l’unico a non aver aderito. Giomini non si scompone: “Penso che loro non abbiano nessuno da mandare a questo evento. Noi abbiamo aderito molto volentieri, perché ci dà la possibilità di confrontarci con tante forze che la pensano diversamente da noi — e con qualcuno che la pensa un po’ più come noi. Sono tre giorni belli, in cui si cerca di dare un taglio generazionale alla politica. E questo fa sempre bene”.

Un clima di confronto che produce anche contaminazioni. Alla domanda su quale idea delle altre forze politiche prenderebbe “in prestito”, il giovane dem non ha dubbi: il diritto allo studio, proposto da un’altra formazione presente al raduno.

“Le borse di studio sono finanziate troppo poco per arrivare a tutti gli idonei. In questo Paese ci sono persone che rientrano nei limiti che la legge prevede, ma che non hanno accesso alle borse perché non vengono finanziate. È una grande ingiustizia: significa lasciare a piedi tanti ragazzi della nostra generazione che non se lo possono permettere, mentre altri possono studiare tranquillamente. È una proposta di vera giustizia sociale, da fare assolutamente e con urgenza”.