Gentile Direttore Angelo Perrino,
Le inoltro, dopo aver letto l’articolo riportato sul Suo autorevole quotidiano ” Berlusconi ha chiesto la grazia. Ma Napolitano ha detto no” il mio piccolo pensiero , riguardante tale questione, riferendomi alla parabola del fariseo e del pubblicano , del Vangelo di Luca, che due settimane fa , il il frate della chiesa francescana dove vado a pregare, ha letto.
Il fariseo ringrazia Dio perché dice di essere giusto e di non essere come gli altri uomini chde sono ladri, ingiusti, adulteri e neppure come il pubblicano che è al suo fianco.
Dice al Signore di digiunare due volte alla settimana e di dare la decima di tutto quello che possiede.
La preghiera del pubblicano è diversa e si fonda sulla richiesta di pietà da parte di Dio in quanto sente di essere peccatore .
Nella parabola Gesù giustifica solo il pubblicano, perché chiunque si esalta sarà umiliato e chi, invece, si umilia sarà esaltato.
La parabola ci pone di fronte a un fenomeno che permea gli atteggiamenti umani , ossia essere guidati da un discutibile e controverso senso di giustizia , compromesso dal nostro egoismo e dalla nostra superbia , tale da farci vedere l’altro come portatore di iniquità e di malafede e tale da farci sentire perfetti , incapaci di metterci in discussione .
Tale modo di vivere di fronte a Dio e alla nostra coscienza spesso si trasmette nelle nostre Istituzioni , nel modo in cui concepiamo le leggi , la punizione , la condanna del prossimo.
Ne emerge che la nostra società è piena di moralisti e giustizialisti che si vantano di essere giusti e condannano inesorabilmente chi ritengono abbia sbagliato.
E’ difficile , pertanto, che le leggi sappiano discernere veramente il bene dal male, inficiate dai preconcetti e dalla fragilità umana che ci rende incapaci di penetrare il senso della giustizia reale , quella che è tale perché ci porta al perdono e alla comprensione.
Si rischia di essere come il fariseo della parabola del Vangelo di Luca, letta dal nostro amico frate domenica scorsa .
Se tale senso di giustizia finisce nelle aule dei Tribunali ecco nascere il moralismo e la chiusura entro schemi rigidi di pensiero che ci rendono ciechi e sordi rispetto ad ogni possibile dubbio di essere possessori di verità .
La vicenda politica e giuridica del premier Berlusconi , seppur in modo laico, ci porta di fronte ad un tribunale di farisei, guidati da moralismo e dal desiderio di vendetta, convinti di essere degni e giusti di fronte al concetto del bene , che, in modo dozzinale, dimostrano di voler praticare .
Agli occhi di Dio il giudizio dell’uomo può essere sovvertito: questo ci insegna la parabola del pubblicano e del fariseo .
Il medesimo insegnamento può provenirci anche dal corso della storia umana, vero giudice delle azioni degli uomini , in quanto nella storia vive e si afferma la giustizia e la verità, seppur attraverso percorsi travagliati e dialettici.
Non possiamo negare che Silvio Berlusconi è un uomo che ha fatto del bene a tante persone ed è un uomo della storia italiana.
Mancano di visione storica quanti lo giudicano e ne sono carenti proprio in quanto moralisti .
Pertanto, è dubbia la loro capacità di penetrare la verità nelle profondità del suo essere reale.
Biagio Maimone
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