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Politica
Centrodestra, no della Lega al progetto di Berlusconi di partito unico

Salvini punta sul recupero dell'identità del partito, anche (ma non solo) con l'autonomia differenziata in mano a Calderoli


No, grazie. Il treno è passato, è non è più il momento. E' questa, in estrema sintesi, la risposta che arriva direttamente dai massimi vertici della Lega al progetto di un partito unico del Centrodestra, una sorta di Partito repubblicano (come lo ha definito oggi su Affaritaliani.it il ministro degli Esteri e numero due di Forza Italia, Antonio Tajani). Il progetto della federazione Lega - Forza Italia, alla quale Fratelli d'Italia aveva sempre detto di non essere interessata, nacque quando il Carroccio era il primo partito d'Italia, all'indomani delle Europee del 2019 e quando Matteo Salvini era indubbiamente e indiscutibilmente il king maker del Centrodestra.

E, successivamente, diventò una risposta all'ascesa di FdI frutto della comoda posizione di opposizione unica all'esecutivo di larghe intese guidato da Mario Draghi. Ma oggi, dopo l'esito delle elezioni del 25 settembre scorso e con la nascita del governo Meloni, tutto è cambiato. Il motivo principale del pessimo esito elettorale della Lega, a detta sia degli osservatori sia degli stessi parlamentari del Carroccio, è stata la scarsa identità del partito. Quindi, semmai, la risposta che il partito di Via Bellerio vuole dare e sta dando con i tanti congressi provinciali che si sono tenuti nelle ultime settimane è quello di recuperare la propria identità di Lega.

Punto fondamentale è quello dell'autonomia differenziata dove, non a caso, è stato messo un esponente storico della Lega come Roberto Calderoli (anche una risposta politica alla minoranza interna del bossiano Comitato Nord). Autonomia intesa come rilancio delle storiche battaglie del Carroccio, ma non più in chiave padana, o nordista. Il progetto di Calderoli - spiegano fonti leghiste - serve a tutto il Paese. Alla valorizzazione delle diversità e delle differenze culturali, storiche, economiche e perfino enogastronomiche, nonché ad esempio turistiche, che non possono essere gestite in maniera efficiente a Roma. E quindi l'autonomia farà bene in termini di sviluppo al Veneto come alla Calabria, a Varese come a Lecce. Da Nord a Sud.

"I veri nemici dell'autonomia non sono i Governatori di Centrosinistra del Sud, come De Luca, ma i burocrati dei ministeri romani che non vogliono perdere il loro potere", spiega un massimo dirigente leghista. Ma non c'è solo il tema del federalismo per la Lega. Le altre battaglie storiche da rilanciare, oltre a quella del contrasto all'immigrazione clandestina, sono soprattutto quelle economiche e quindi difesa delle piccole e medie imprese, del popolo delle partite Iva (vedi innalzamento a 85 mila per la flat tax al 15% in Legge di Bilancio). E ancora una riforma organica e completa delle pensioni per arrivare a Quota 41 (e non Quota 103, misura "ponte" per il 2023) e difesa della famiglia tradizionale che si può sintetizzare nello slogan mamma e papà e non genitore 1 e genitore 2.

In Europa e nei consessi internazionali, nessuna richiesta di uscire dall'Euro o di rompere lo storico asse con gli Usa, ma sempre e comunque a testa alta. A Bruxelles come a Berlino, Parigi e Washington, cercando di riallacciare il filo del dialogo con Mosca. Insomma, la Lega in questa fase di inizio governo Meloni vuole rilanciarsi come partito, alleato di Meloni e Berlusconi, ma autonomo e distinto dalle altre forze di Centrodestra. E infatti gli ultimi segnali che arrivano dai sondaggi, grazie anche al super-lavoro di Salvini al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, sono certamente positiva con una lenta ma costante risalita.

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berlusconi salvinipartito unico centrodestra lega





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