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Politica
Berlusconi, dietrofront sull'incandidabilità alle Europee

E' stato ritirato il ricorso presentato alla Corte europea dei diritti umani contro l'incandidabilità di Berlusconi alle Europee. Lo ha appreso l'Ansa da fonti della Corte. Il ricorso era stato presentato dall'avvocato Ana Palacio per conto di quattro parlamentari - tra cui Deborah Bergamini - e circa 3.900 cittadini italiani.

Lo scorso aprile la Corte di Strasburgo aveva già respinto una seconda, nuova richiesta presentata dall'avvocato Palacio per far sospendere immediatamente le pene accessorie che impedivano a Berlusconi di candidarsi alle europee del 25 maggio. La richiesta, aveva precisato la Corte europea dei diritti umani, era stata esaminata da un giudice, come sollecitato dai ricorrenti dopo che la prima istanza era stata valutata e bocciata da un cancelliere della stessa Corte. Lo stesso, il ricorso era stato respinto perché considerato fuori dal campo di applicazione della cosiddetta regola 39.

 In base a questa disposizione la Corte può imporre a uno Stato membro del Consiglio d'Europa di prendere misure immediate per rimediare o evitare una violazione di alcuni diritti sanciti dalla Convenzione europea dei diritti umani. Fonti della Corte hanno spiegato che l'applicazione della regola 39 è però riservata a casi in cui è a rischio la vita o l'incolumità fisica del ricorrente. Ciò non ha impedito all'ex premier - affidato ai servizi sociali dopo la condanna in Cassazione per frode fiscale nell'ambito del processo Mediaset - di fare campagna elettorale.

L'avvocato Ana Palacio aveva messo a punto la richiesta di un provvedimento cautelare, a firma di diecimila elettori di Forza Italia, chiedendo alla Corte Europea una misura che permettesse al leader del partito di candidarsi, imponendo così allo Stato italiano una modifica legislativa ad hoc. Nel ricorso predisposto dal legale, già ministro degli Esteri spagnolo con Aznar, si lamentava, infatti, la violazione del diritto degli elettori azzurri di poter votare per Berlusconi. Berlusconi aveva già presentato un ricorso alla Corte di Strasburgo contro la legge Severino a causa della quale, lo scorso anno, aveva perso il mandato parlamentare e gli era stata pregiudicata la possibilità di candidarsi per i prossimi anni. L'ex Cavaliere, per accorciare i tempi, aveva chiesto ai giudici di accordare la precedenza al suo ricorso, richiesta tuttavia rigettata lo scorso gennaio.

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