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Politica

Di Tommaso Cinquemani @Tommaso5mani

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"Bersani lasci, è un morto che parla", Beppe Grillo chiude la porta in faccia alle proposte di Bersani che martedì, in conferenza stampa, aveva invitato il Movimento 5 Stelle a confrontarsi con il Pd in Parlamento. Ma anche il leader dei democratici non le manda a dire e risponde a stretto giro: "Quel che Grillo ha da dirmi, insulti compresi, lo voglio sentire in Parlamento". Già, il Parlamento, è proprio questo il punto cruciale della partita che si sta giocando. Perché se è vero che il Pd non ha i numeri per governare il Senato da solo, è anche vero che nelle prossime settimane ci sono appuntamenti ineludibili. Primo fra tutti la convocazione degli onorevoli a Roma e la formazione dei gruppi. "Solo dopo il 15 marzo", spiega il costituzionalista Mirabelli, "si apriranno le consultazioni per la costituzione del nuovo governo".

LA STRATEGIA DI BERSANI - Ci sarà quindi un mese di stallo e secondo quanto Affaritaliani.it è in grado di rivelare la strategia di Bersani è quella di apertura al movimento di Grillo e di chiusura al Pdl. "Accettare un accordo Pd-Pdl per un governo cosiddetto di larghe intese sarebbe come firmare la nostra condanna all'estinzione", ha dichiarato l'eurodeputata Debora Serracchiani. Ma di fronte alla chiusura di Grillo che cosa si può fare? "Non ci aspettavamo una sua apertura in questo momento", spiegano fonti del Nazareno. Grillo è ancora l'uomo della contestazione, il voto si è appena concluso, e certo non può andare a braccetto con chi fino ad un minuto prima ha insultato. Ma da qui ad un mese le cose si possono ammorbidire. Il Pd ha intenzione di fare proposte concrete: riduzione dei rimborsi elettorali, riorganizzazione della macchina pubblica, provvedimenti anti-crisi e soprattutto la nuova legge elettorale. "A quel punto Grillo sarà costretto ad assumersi la responsabilità di dire di no davanti al Paese", spiegano da via del Nazareno.

LE SPACCATURE NEL PD - Il piano di Bersani rischia di naufragare non solo per la pervicace chiusura del comico genovese, ma anche per le divisioni interne al partito. L'apertura del segretario a Grillo in conferenza stampa non convince molti dei dirigenti, a cominciare da Massimo D'Alema e Walter Veltroni. Il primo ritiene sia un errore aprire solo al Movimento 5 Stelle e non al Pdl. Il secondo riterrebbe poco praticabile un'offerta al Centrodestra, ma vede anche male l'apertura a Grillo. La cosa più opportuna, per Veltroni, sarebbe affidarsi a Giorgio Napolitano, il quale, svelano fonti a i massimi livelli contattate da Affari, starebbe pensando ad un uomo super partes del calibro di Giuliano Amato. Un nuovo premier tecnico (o quasi) insomma, ma nel Pd c'è chi fa altri nomi: quello sulla bocca di tutti è Matteo Renzi. Il Sindaco di Firenze è l'unico vincitore del Pd di queste elezioni. E in molti guardano a lui come successore di Bersani (che per molti ha le ore contate, epurato per l'insuccesso dalle correnti interne). Ma dall'entourage del sindaco non vogliono sentire parlare di un suo passo avanti in questo momento, non perché non gli interessi, ma perché aspetta il prossimo turno.

LE SPACCATURE NEL M5S - Un aiuto a Bersani può arrivare dalla Rete visto che lo stesso Grillo è contestato dai suoi uomini. Diego scrive: "Caro Grillo come fai a valutare legge per legge se un governo neanche lo fai partire?". E poi, Danilo da Cesena: "Grillo, piantala di fare la vittima e prova a fargli fare un governo: senza un governo, non arriveranno né proposte belle né proposte brutte, si tornerà a votare, e stavolta non sarà colpa della 'vecchia politica'. Ora i ragazzi sono in Parlamento: falli lavorare, e fatti da parte. O vali più di uno?". E ancora, con toni ancora più duri, Andrea P. dice: "Uno vale uno. Grillo vale Casaleggio. Gli eletti non contano un cazzo". Domenico da Salerno esclama: "Per votare le proposte bisogna prima che si dia la fiducia al governo....non facciamo cazzate...". LEGGI LA PETIZIONE ON LINE PRO-BERSANI

ARTURO PARISI AD AFFARITALIANI.IT

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"Abbiamo assoluta necessità di fare quelle scelte, attorno alle quali abbiamo girato all'infinito durante questi anni, in particolare gli anni di Bersani e che a questo punto si ripropongono in modo ineludibile: sia le riforme costituzionali e a valle la riforma della legge elettorale. Lo dico a partire dall'esperienza che ho fatto e lo dico con rabbia". Arturo Parisi, braccio destro di Romano Prodi, con un'intervista ad Affaritaliani.it, bacchetta il segretario del Pd. Ma sulle dimissioni frena: "E' un argomento secondario"

Dopo la chiusura di Grillo al Pd che cosa dovrebbe fare Bersani? Puntare a una grande coalizione con Berlusconi o insistere un'intesa con Grillo?
"Prima del chi e del come viene il che cosa. Quindi è troppo evidente che dobbiamo pensare a un governo che persegua uno scopo".

Ovvero?
"Abbiamo assoluta necessità di fare quelle scelte, attorno alle quali abbiamo girato all'infinito durante questi anni, in particolare gli anni di Bersani e che a questo punto si ripropongono in modo ineludibile: sia le riforme costituzionali e a valle la riforma della legge elettorale. Lo dico a partire dall'esperienza che ho fatto e lo dico con rabbia".

Con chi si possono fare queste riforme?
"Con chiunque sia in condizione di farle. Ma noi abbiamo bisogno di fare queste riforme e poi andare a nuove elezioni che consentano  ai cittadini di decidere"

Bersani deve rimanere segretario?
"Dal mio punto di vista è un argomento secondario: il mio punto di vista è di chi pensa al Paese prima ancora che ai partiti. Oramai le vicende che abbiamo di fronte sono troppo grandi e non è immaginabile  che qualcuno le possa risolvere sciogliendo dei  nodi presenti nel partito".

Di Daniele Riosa
 


 

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