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enrico morando

Pierluigi Bersani è sulla graticola. La direzione del Partito democratico, in programma mercoledì 6 marzo, si preannuncia infuocata e dietro le dichiarazioni, alcune di facciata, a difesa del leader del Pd, c’è  chi si dissocia apertamente dalla sua linea e spera in un cambio di leadership. In prima fila c'è il senatore Enrico Morando, rappresentante dell’area  liberal, che con un'intervista ad Affaritaliani.it, boccia senza appello l'apertura del segretario a Beppe Grillo e propone il cosiddetto governo del presidente. Per Morando,  Bersani non dovrebbe guardare né a Grillo, né a Berlusconi. La sua ricetta è improntata alla cautela: "Bisogna che i partiti i cui referenti in Aula sono i gruppi parlamentari si confrontino per trovare un'intesa sui presidenti di Camera e Senato. Se il Pd fa sul serio – consiglia Morando - deve rinunciare a far valere la sua maggioranza assoluta alla Camera, ottenuta col 29% dei voti e deve ricercare, attraverso il confronto,  un accordo su due personalità che devono essere il più possibile espressione di un’ ampio intesa. Se questa si realizzasse ci sarebbero condizioni favorevoli affinché il presidente della Repubblica possa poi esercitare le sue funzioni costituzionali in sede di definizione dell'incarico per formare il governo. Non bisogna andare oltre a questo – insiste Morando - perché è evidente a chiunque che un governo politico in senso proprio in questa legislatura non è possibile. Per questo ci vuole un'iniziativa che vada oltre gli schieramenti politici così come sono stati definiti ". E sull’incarico a Bersani dice: “Questo compito è affidato al presidente della Repubblica. Sarà meglio che glielo facciamo fare senza troppe tirate di giacca".

Il leader dei liberal guarda anche al futuro del Pd: "Appena  formato il governo, il Pd, come dice lo statuto, dovrà tenere il congresso. In quell'occasione coloro che pensano che queste elezioni siano state una sconfitta cocente, bruciante e drammatica e pensano che sia necessario seguire una linea politica alternativa a quella seguita da Bersani e con una leadership alternativa dovranno avanzare una proposta diversa"

Quella di Renzi? "Non lo so. Il sindaco di Firenze è certamente la persona che nel corso delle primarie ha sostenuto una posizione politica diversa da quella di Bersani. Io l'ho sostenuto e penso che, se lui sarà disponibile, potremmo costruire una proposta alternativa intorno a lui. Ma Renzi o non Renzi, una proposta diversa  deve essere avanzata". Infine non manca di tirare una stoccata a Bersani: "Il suo errore più grande in campagna elettorale è stato quello di avere scelto di lavorare a mantenere i nostri voti rinunciando a priori alla conquista  di nuovi consensi tra i milioni di elettori che stavano decidendo di voltare le spalle a Pdl e Lega".

Più sfumata la posizione del leader dei popolari del Pd, Giuseppe Fioroni, che non guarda con sfavore all’aperura di Bersani al Movimento 5 Stelle:  "Quando è in campo la strada principale non si usano le subordinate. Bersani non insegue nessuno, ma chiede a Grillo di assumersi le sue responsabilità. Quando uno è fuori dal Palazzo si può limitare ad insultare. Quando uno è in Parlamento la gente si aspetta che  si rimbocchi le maniche e lavori per risolvere i problemi degli italiani. Oggi deve andare in porto questo tentativo, se si parla di una subordinata è già come averlo  già archiviato". E sulla posizione di Bersani rinvia la questione a data da destinarsi: "Non è il momento di fare una resa dei conti, la gente non ci capirebbe".

Daniele Riosa (@DanieleRiosa)

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