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Politica

Di Tommaso Cinquemani
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bersani quirinale 500

E' il nome più ricorrente e quello che terrorizza metà del Parlamento: Romano Prodi Presidente della Repubblica. Mentre Napolitano pospone di dieci giorni il nodo del futuro premier, lasciando ai saggi il compito di stilare un programma su cui poi si dovrà trovare un accordo trasversale, Pierluigi Bersani si gioca la partita più importante: quella del Quirinale. "Il prossimo governo durerà sei mesi, il Capo dello Stato invece sette anni", è il ragionamento di un fedelissimo del segretario. E su questa partita l'ex ministro vuole giocarsi tutte le sue carte. "E' inaccettabile l'offerta del Pdl di trattare sul Quirinale", ha dichiarato Bersani in conferenza stampa dalla sede del Pd. "Serve un consenso ampio sul nome del prossimo inquilino del Colle".

Ma al di là delle dichiarazioni pubbliche Bersani vuole scardinare l'exit strategy di Napolitano cercando delle convergenze sul prossimo Presidente della Repubblica. L'idea di Romano Prodi al Quirinale assicurerebbe due risultati importanti: primo, si assicurerebbe una figura 'amica' in un posto chiave per gli equilibri di governo. Secondo, farebbe saltare la chance di formare un governo con il Pdl, ipotesi fortemente incoraggiata da Napolitano ( i 'saggi' servono proprio a questo), ma osteggiata dal 'tortello magico', l'inner circle del segretario.

Ma con quali voti Bersani metterebbe in atto il suo piano? La Costituzione parla chiaro: il Presidente della Repubblica viene eletto con la maggioranza  semplice dopo il terzo scrutinio. Questo vuol dire che a Bersani basteranno i voti dei Montiani per fare bingo. Ma c'è di più, dal Movimento 5 Stelle potrebbero arrivare delle schede aggiuntive, visto che le votazioni avvengono in segreto. Si ripeterebbe quello che accadde con l'elezione di Pietro Grasso alla presidenza del Senato. Il problema sono le divisioni all'interno dello stesso Partito Democratico, con i deputati vicini a Letta e a Veltroni che preferirebbero un accordo con il Pdl e l'elezione di un Presidente non di parte. Bersani conosce i suoi e spera che il rischio di una frattura ricompatti le truppe.

Angelino Alfano, segretario del Pdl, ci va giù duro: "Ribadisco una disponibilità a collaborare nell'interesse dell'Italia. Ma se Bersani vuole occupare tutte le istituzioni, non c'è alcuno spazio per il dialogo". Con un Presidente della Repubblica vicino alla sinistra il Pdl è pronto a scendere in piazza. Tanto che Berlusconi ha chiamato ad Arcore i suoi per pianificare una contromossa capace di mettere in difficoltà Bersani che ad oggi punta a ricevere l'incarico dal successore di Napolitano una volta che i saggi avranno stilato il programma. E anche se poi in Aula il nuovo esecutivo non dovesse avere i voti, poco male. Il nuovo esecutivo andrà avanti da solo, fino alle prossime elezioni. E sull'ipotesi di un governo di minoranza si è espresso anche Vito Crimi. Il capogruppo del Movimento 5 Stelle al Senato è sicuro: "Meglio un governo Bersani senza fiducia che la prorogatio di Monti".

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