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Politica
Bersani vuole il posto di Letta e sfrutta l'"effetto M" per il grande ritorno

Pd, Bersani si sta accreditando come l'oppositore di Meloni: il caso 

Questa mattina Pierluigi Bersani è di tendenza su Twitter e la cosa un po’ meraviglia visto che l’interesse della gente dovrebbe essere centrato sul prossimo governo e i suoi travagli e invece no c’è ancora lui a rubare la scena a Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi. Pierluigi è un uomo di bettola, non nel senso che frequenta osterie malfamate, ma che è proprio nato a Bettola, provincia di Piacenza 71 anni fa.

Il suo cursus honorum se l’è fatto tutto: Presidente Regione Emilia – Romagna, Ministro dell’Industria, Ministro dei Trasporti, Ministro dello Sviluppo Economico, Europarlamentare, Segretario del Partito Democratico insomma una robina che manco Di Maio è riuscito ad arraffare e quindi è tutto dire.

In più metteteci che è laureato in filosofia teoretica e ti incarta certe pappardelle ideologiche che manco un gesuita ed il gioco è fatto. Adesso Bersani non sta più nel Pd, come del resto Massimo D’Alema. Sta in Articolo 1 il micropartitino del fu ministro Speranza. Una cosa di nessun valore. Ha quindi fatto un certo effetto la sua uscita sul fatto che se al Mise c’è la foto di Benito Mussolini tra gli ex ministri non ci deve essere la sua.

Ma non vi fate ingannare dalla spavalda temerarietà di un uomo che in passato, appunto da Ministro dello Sviluppo Economico, era un iper - liberista tutto preso dalla fregola delle liberalizzazioni, manco fosse stato il capo di Confindustria. Bersani allora era considerato un pericoloso “destro” proprio insieme a D’Alema, anche lui recentemente riconvertitosi.

Quindi quando ieri ha diffuso il famoso cinguettio con su scritto: “Mi giunge notizia che al MISE sarebbero state esposte le fotografie di tutti i ministri, Mussolini compreso. In caso di conferma, chiedo cortesemente di essere esentato e che la mia foto sia rimossa”, si è capito che stava combinando qualcosa.

Perché in genere Bersani è uomo d’ordine, uomo di partito guidato dal pericoloso catto – comunismo che si porta fin da giovane sulla spalla come una scimmia. Non fa nulla per nulla. Non segue alcun moto proprio dello spirito ma è solo mosso dalle geodetiche della convenienza.

Se Bersani quindi ha fatto questa sciocca uscita ci deve essere un fine, uno scopo. Non basta la sterile opposizione tra la coppia “M. & M.”, e cioè “Mussolini & Meloni”, e quella “L. & B.”, dove con L dobbiamo intendere Lenin il cui ritratto campeggia alle sue spalle (invero insieme a quelli di Togliatti e Gramsci) in un suo post di giugno scorso per l’occasione ritirato fuori dai giornali di destra.

L’ex ministro sta puntando a qualcosa d’altro e cioè a tornare nel Pd al posto di Enrico Letta, ormai ferito ed indebolito, in procinto di sorbonare. Chi conosce bene lo scaltro emiliano sa bene che tra una birretta, una battutina su mucche e giaguari, lui punta sempre e solo ad una cosa: il potere.

E quindi di Mussolini non gliene frega niente ma gli è utile in questo momento per andare in tendenza nazionale su Twitter perché si sa, l’ “effetto M.” –che furbacchioni come Antonio Scurati conoscono bene-, funziona sempre, meglio di Gesù Cristo.

Quindi è plausibile che Bersani stia accreditandosi come l’oppositore della Meloni. Oddio, sarebbe anche un ritorno della politica vera –e questo è un bene-, visto che Giuseppe Conte è una mina vagante per il Pd e si è ritrovato una fortuna in mano senza neppure sapere perché.

Bersani sta ritrasformandosi in partigiano con il mitra a tracolla e vede la possibilità di cinque anni ghiotti di opposizione come “principino rosso” e quindi si è buttato per cogliere l’occasione. È l’eterno ritorno di cui parlava già Giovanbattista Vico e Federico Nietzsche anche se non pensavano propriamente all’ “uomo di Bettola”. Bentornato “Comandante Luigi”.

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