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Politica

Di Francesco Bricolo

Ormai i riflettori sulla Scozia sono spenti e la grande paura che da oltre manica si alzasse un'ondata di recriminazioni da parte delle altre minoranze europee, s'è sciolta come neve al sole dopo il risultato del referendum scozzese.

Le prime pagine ora si occupano del discorso di Matteo Renzi in America, del suo Globish, l'inglese globale e dei terroristi dell'ISIS come minaccia che riguarda anche noi.

In effetti, nelle ultime elezioni europee della prima scorsa, s'è anche parlato degli stati uniti d'Europa, lo ha fatto proprio Matteo Renzi in campagna elettorale e come è noto ha preso un bel po' di voti.

Oggi in vari siti si trovano tutte le informazioni sulla storia della comunità europea iniziata all'inizio degli anni '50 ed arrivata alle prime elezioni nel 1979. E' da allora che eleggiamo i parlamentari di Strasburgo e Bruxelles. Esiste anche una costituzione europea. Ne cito una per tutte quella curata da Franco Bassanini e Giulia Tiberi per Il Mulino con il titolo, "Costituzione Europea", 2005. Il nome tuttavia inganna, nel senso che pur scritta e pubblicata è stata subito abbandonata. Si tratta di un testo preparato nel 2003 e che doveva essere ratificato da tutti gli stati membri. Nel 2009 è stato definitivamente abbandonato visto che Francia e Paesi Bassi con i loro referendum avevano detto no. Dopo quei due no, nessun governate dei 25 paesi europei si sogna più di indire un referendum Europa sì, Europa no perché sanno benissimo che vincerebbe il no.

Ma che cosa c'impedisce di arrivare ad una costituzione europea, ad un documento che ci dica chi siamo, perché vogliamo stare assieme e cosa vogliamo per noi e per i nostri figli?

La verità è che nelle nostre case non ci sono i libri dei padri fondatori dell'Europa, a malapena ne conosciamo i nomi e nelle nostre cene in famiglia non ne parliamo mai. Questo non perché non ci frega, ma perché continuiamo a far vincere la nostra percezione di una comunità europea che invece di aiutarci ci mette pure i bastoni nelle ruote. Basti pensare a Lampedusa.

Ernesto Balducci non è annoverato nella lista dei padri nobili, ma certo ha fatto da coscienza critica. Giunti nel 2008 ha pubblicato, "Immagini nel futuro". Dentro questo volume c'è un saggio dal titolo "L'Europa nel 1989".

A pagina 138 Ernesto Balducci scrive così: "Il Male dell'Europa è un male antico; risale quanto meno alla cristianità medioevale. Durante la sua fase imperialistica l'Europa si è recata in ogni parte del mondo ma ovunque sia arrivata non ha mai incontrato l'Altro, né il cinese, né l'indiano, né l'etiope perché in tutti i casi ha mirato se non allo sterminio all'assimilazione o all'asservimento." Merce rara oggi le parole schiette e sincere. Sempre nello stesso volume: "L'ethos europeo si è plasmato nella guerra e per la guerra. A nessuna cultura come a quella europea si può applicare la tesi di Carl Smith secondo la quale come l'etica si basa sulla contrapposizione bene-male e l'estetica sulla contrapposizione bello-brutto la politica si basa sulla contrapposizione nemico-amico."

Cambiando volume e passando, "Montezuma scopre l'Europa", pubblicato nel 1992 da Edizioni Cultura della Pace, a pagina 43 si legge così: "Noi Indios delle Ande e dell'America abbiamo deciso di approfittare della visita di Giovanni Paolo II per restituirgli la sua Bibbia, perché in cinque secoli essa non ci ha dato amore, né pace, né giustizia. Per favore riprenda la sua Bibbia e la restituisca agli oppressori, perché loro più di noi hanno bisogno dei precetti morali in essa contenuti. Infatti, con l'arrivo di Cristoforo Colombo in America si sono imposti una cultura una lingua, una religione e valori che erano propri dell'Europa."

Ernesto Balducci racconta un'Europa vigliacca e cinica dalla quale non possiamo sfuggire dicendo che non ci appartiene. Siamo stati anche questo.

Se alziamo lo sguardo vedremmo che nel prato davanti a noi corrono dei conigli bianchi. Ernesto Balducci è uno di questi e se lo seguiamo ci aiuterà a capire non solo chi siamo ma anche quello che siamo stati e che non vogliamo più essere.

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