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Politica
Brunetta scrive al premier: “Non sei stato credibile”

"Caro presidente Renzi, ti sfido. Come ti ho annunciato nel mio discorso sulla fiducia in Aula alla Camera non più di due settimane fa, il 25 febbraio. Tu sei stato rapido e spettacolare nel presentare i primi provvedimenti, e io sarò altrettanto tempestivo nella mia risposta". E' quanto scrive Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, in una lettera aperta al presidente del Consiglio, Matteo Renzi.

"La anticipo in una frase, come faresti tu per agganciare l'attenzione dei distratti. Va bene, benissimo l'idea di dare una frustata all'economia con un effetto choc, ma bisogna essere credibili. E tu non lo sei stato. E ancora: non solo sono d'accordo con gli obiettivi che ti sei dato per la crescita nel nostro Paese, ma ti sfido anche a fare di più, approfittando del fatto che all'orizzonte, per la prima volta, dopo anni di dura recessione, si intravvede un primo barlume di ripresa. Con la stessa franchezza, però, ti dico che la strada che hai scelto non è praticabile e non ti porterà da nessuna parte".

"La sfida è, quindi, quella di partire dalla tua proposta, ma correggendone e rafforzandone la direzione di marcia, sia sui contenuti, che sulle procedure da seguire. Innanzitutto, i tempi che hai indicato non sono coerenti con le scadenze previste dal Semestre europeo (il calendario degli adempimenti di politica economica degli Stati membri dell'Ue), stando alle quali entro fine aprile il Parlamento dovrà approvare il Documento di economia e finanza (Def) 2015, su cui tra fine maggio e fine giugno si pronunceranno la Commissione e il Consiglio europeo. E questa, come amaramente ti accorgerai, non è forma, ma sostanza. È la realtà con cui dovrai fare i conti".

"Questa procedura richiederà, quindi, un tempo maggiore e vincoli ineludibili rispetto a quelli da te prospettati. Tempo maggiore che mal si concilia con le scadenze elettorali a te care. Nel frattempo non potrai operare sul piano legislativo a causa degli inesistenti spazi di manovra che sono già codificati nelle precedenti determinazioni di finanza pubblica".

"Ma è sul terreno dei contenuti che dobbiamo intenderci. Le coperture che hai indicato non hanno alcuna seria consistenza: non sono coerenti con il rispetto dei vincoli che ci impone la nostra Costituzione, che all'articolo 81 prevede il pareggio di bilancio a decorrere dall'esercizio finanziario relativo all'anno 2014, né con l'obiettivo di medio termine con riferimento alla riduzione del debito pubblico, che siamo tenuti a rispettare, soprattutto da quando, lo scorso 5 marzo, la Commissione europea ci ha collocato tra i Paesi con squilibri macroeconomici eccessivi, sottoponendo i conti pubblici italiani a "specifico"monitoraggio".   

"L'intervento che proponi è la classica manovra in deficit, su cui concordo, come choc positivo per accompagnare la ripresa. Ma ad una sola e precisa condizione. Che essa sia la conseguenza di quelle riforme strutturali che l'Europa ci chiede da tempo e che l'Italia, per anni, non è riuscita a realizzare, pagando per questi ritardi un prezzo altissimo in termini di mancata crescita, di debole competitività, di forte disoccupazione e di emarginazione del Mezzogiorno".

"Ecco allora la via maestra da seguire. Proponi al Parlamento un intervento che sia adeguato alla grave crisi del Paese. Recepisci esplicitamente, nel tuo programma, le condizioni che il Consiglio europeo ha prescritto al nostro Paese, nel momento in cui è uscito dalla procedura d'infrazione per deficit eccessivo a giugno 2013. Questa deve essere la sfida comune".

"I punti li conosci, sono le famose 6 raccomandazioni: liberalizzazione del mercato del lavoro, riduzione del carico fiscale, aumento della produttività, riforma della giustizia, riduzione del perimetro dello Stato, privatizzazioni e liberalizzazioni. Realizza subito questo programma, che ti consentirà ben più ampi margini di manovra, tanto sul deficit, quanto sul debito, e poi vai in Europa a difendere i grandi interessi nazionali, combattendo a viso aperto contro i teorici del rigore cieco, che rischiano di buttare l'intero continente nel baratro della deflazione".

"Lo strumento c'è, e sono i Contractual Agreements attualmente in discussione con l'Unione europea, che ti permettono di derogare sì ai vincoli, ma in cambio di riforme strutturali, e non di provvedimenti parziali, di mero stampo elettoralistico, come quelli da te annunciati. E l'Europa non potrà dirti di no. Se agirai in questo modo noi ci saremo, e ti aiuteremo nella lotta contro gli egoismi, i conservatorismi, i tanti corporativismi, le cattive burocrazie che minacciano di spegnere ogni speranza del popolo italiano. Ci stai?", conclude Brunetta.

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