“Fermo restando che credo di essere uno dei pochi ad averla letta e che quello che ho letto credo sia il testo vero perché al momento non c’è niente di depositato in Senato, tranne alcune note di fantasia, la legge è un’ottima legge”. Lo dice Roberto Calderoli a proposito della legge elettorale di stampo proporzionalista del Movimento 5 Stelle, ribattezzata ‘democratellum’, dopo l’apertura dei pentastellati al governo. “Più che un modello svizzero – aggiunge il senatore del Carroccio – io lo definerei un modello spagnolo e la Lega è sempre stata favorevole al modello spagnolo”.
Quello che piace meno della proposta M5S, continua Calderoli, “è il meccanismo delle preferenze”. I 5 stelle, però, propongono anche le cosiddette preferenze negative (la possibilità, cioè, di cancellare un candidato che non ti piace) e l’ex ministro alle Riforme osserva: “Sono cose che in Svizzera funzionano, ho dei dubbi però che possano funzionare anche in Italia. Ho molte perplessità su preferenze positive e negative. Si raddoppia il potenziale di voto scambio e di strumentalizzazioni insito nel meccanismo”.
Intanto, colazione di lavoro al Quirinale tra il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e il premier, Matteo Renzi, insieme a una delegazione di ministri. Un’occasione, a quanto si apprende, per fare il punto in vista delle prossime scadenze in ambito Ue, e del Consiglio dei ministri di venerdì.
Un pranzo di lavoro che finisce subito nel mirino di Forza Italia. Il Mattinale – la nota politica curata dall’ufficio stampa di Fi alla Camera – oggi scrive: “Che ci faceva ieri Renzi al Quirinale?
Che ci fa ancora oggi a pranzo insieme ad alcuni suoi ministri? Riceve una benedizione. Napolitano lo ha confermato nel suo compito salvifico di riformatore. Ma questo che cosa c’entra con il ruolo di garanzia? Non è scritto da nessuna parte in Costituzione che il presidente della Repubblica, espressione dell’unità della nazione, poi debba sposarne una parte sola, e per di più con esibizione pubblica di amore unico e strombazzato”. Nel Mattinale si parla di “indecente sostegno esplicito del Quirinale al Partito democratico”, dove “ogni mossa di Matteo ha la benedizione di Re Giorgio”.
Di contro, sulla riforma elettorale, Beppe Grillo torna a pubblicare sul proprio blog un post che punta il dito contro Silvio Berlusconi: i suoi giornali – dice – “parlano di inciucio tra il M5S e il Pd”. Invece, sulla legge elettorale sarà “una discussione trasparente e in streaming”. Il titolo del post è ‘I tormenti del (falso) giovane Berlusconi’ il quale – scrive il fondatore e garante del movimento – appoggia Renzi per salvare le proprie aziende.
Sul fronte riforma del Senato, invece, si calmano le acque in casa Pd. Dopo i chiarimenti interni di ieri, infatti, stamani hanno ritirato la propria autosospensione 13 dei 14 senatori ‘dissidenti’ in quota dem che la scorsa settimana avevano annunciato la mossa come forma di protesta contro la sostituzione – in commissione Affari costituzionali, dov’è in discussione la riforma del bicameralismo perfetto – di Corradino Mineo e Vannino Chiti. I ‘ribelli’ oggi dichiarano: “Abbiamo preso atto delle dichiarazioni del presidente del gruppo Pd al Senato, Luigi Zanda. Le riteniamo positive su due punti di grande rilievo”. I 13 sono Chiti, Corsini, D’adda, Dirindin, Gatti, Giacobbe, Lo Giudice, Micheloni, Mineo, Mucchetti, Ricchiuti, Tocci (video), Turano. Il senatore Felice Casson, fanno sapere, è in missione all’estero e non è stato possibile contattarlo.

