GUARDA IL VIDEO
Nel mondo del lavoro c’è un paradosso: da una parte le aziende cercano personale, dall’altra i giovani fanno fatica a trovare un’occupazione stabile. Qual è la misura o la soluzione più urgente?
Il tema delle competenze è centrale, soprattutto in un mondo del lavoro che cambia rapidamente e nel quale certamente anche l’impatto delle nuove tecnologie fa la differenza. Bisogna dire ai ragazzi che è importante puntare sulle competenze, così come è importante che le aziende abbiano la consapevolezza di quanto oggi sia fondamentale investire su questi temi. Noi, come Ministero del Lavoro, aiutiamo i giovani a comprendere come indirizzare al meglio non solo i loro curriculum, ma anche le loro scelte formative e soprattutto come valorizzare il proprio talento attraverso la nostra applicazione digitale AppLI, raggiungibile sul nostro sito lavoro.gov.it. Mi permetto di fare un po’ di pubblicità, ma è a fin di bene. Si tratta di un’applicazione di intelligenza artificiale di ultima generazione, con un algoritmo necessariamente neutro, quindi che non crea discriminazioni ma, anzi, aiuta il ragazzo e la ragazza a comprendere veramente quali sono le offerte che attualmente il mercato del lavoro può mettere a disposizione per il proprio curriculum. E, se si vuole investire su ulteriore formazione e sullo sviluppo di percorsi professionali aggiuntivi, permette di capire quali sono i percorsi di formazione finanziata che possiamo mettere a disposizione.
Cosa vuol dire?
Vuol dire che, laddove il mondo del lavoro è dinamico, continuare a ragionare sulla cosiddetta formazione a catalogo e cercare di incasellare lavori e mestieri in uno schema molto rigido può creare esclusione e non inclusione nel mondo del lavoro. Oggi, però, le opportunità ci sono. Ci sono anche importanti sostegni a favore delle aziende che vogliono investire e scommettere sui giovani. Il decreto del Primo maggio 2026 ha messo in campo quasi un miliardo di euro proprio a sostegno delle assunzioni dei giovani e delle donne. Soprattutto le assunzioni delle donne stanno andando molto bene, così come sta andando molto bene tutto il nostro investimento e i finanziamenti per sostenere l’imprenditoria giovanile, la creazione di nuovi studi professionali e la creazione di startup ad alto contenuto innovativo e tecnologico. Anche qui l’indicatore è che le donne hanno scelto di scendere in campo massicciamente e ci sono tantissimi bei progetti presentati da giovani donne.
Un altro tema molto presente nel dibattito italiano è quello del costo del lavoro e dei salari bassi. Quali strumenti sono necessari per arrivare a un aumento reale delle retribuzioni?
La retribuzione è prima di tutto legata alla capacità di gestire, attraverso i rinnovi contrattuali, la stagione dell’adeguamento delle retribuzioni. Come Governo abbiamo fatto una scelta importante.m Abbiamo detto, sempre nel decreto del Primo maggio, che per noi la ricetta non è il salario minimo fissato per legge, che sarebbe anzi, dal nostro punto di vista, depressivo per le retribuzioni e conseguentemente anche per i consumi. Per noi è invece importante il salario giusto, identificato come il trattamento economico complessivo offerto dai contratti collettivi stipulati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative.
Cosa vuol dire?
Che oggi la retribuzione si fa certamente con il minimo contrattuale, ma anche con tutta una serie di strumenti, sostegni e garanzie offerte dai contratti. A questo si aggiungono gli interventi della legge di Bilancio. Abbiamo investito due miliardi di euro per sostenere i rinnovi contrattuali attraverso una tassazione agevolata che lascia al lavoratore più soldi in busta paga. Su mille euro medi di aumento bisogna tener conto che generalmente si paga un’aliquota fiscale del 33%. Con l’intervento del Governo si paga invece il 5%, onnicomprensivo anche della tassazione regionale e comunale. Vuol dire un aiuto reale. A questo aggiungiamo anche la tassazione all’1% dei premi di produttività fino a 5 mila euro. Anche in questo caso, 5 mila euro di premio sono quasi 4.500 euro netti che il lavoratore o la lavoratrice può mettersi in tasca. Dobbiamo spingere le aziende a lavorare anche sulla contrattazione di secondo livello, perché la premialità si associa alla produttività e sicuramente anche al miglioramento delle politiche di welfare. Sono proprio queste le politiche alle quali oggi i giovani sono tanto sensibili.
Un’ultima domanda fuori tema, perché è una questione molto calda in questo momento. Cosa pensa del fatto che Ranucci non sarà più alla conduzione di Report? È un attacco al pluralismo informativo?
Su questo non mi esprimo. Penso che siano state fatte tutte le valutazioni da parte dell’azienda e che si debbano rispettare quelle che sono dinamiche aziendali e di lavoro portate avanti nella piena conoscenza dei fatti. In questo caso, ovviamente, non è un tema di mia competenza. Non penso quindi di poter e dover aggiungere altro, sarei irrispettosa.


