La crisi energetica colpisce duramente anche il settore della pesca. A L’Aria che Tira, trasmissione condotta da David Parenzo, i pescatori di Catania hanno raccontato una situazione ormai al limite della sostenibilità.
Secondo gli operatori del settore, il costo del carburante ha raggiunto livelli tali da mettere in ginocchio l’intera filiera. Il gasolio, necessario per uscire in mare, sarebbe passato da cifre gestibili a prezzi che arrivano fino a 1,30 euro al litro, raddoppiando di fatto le spese operative.
Il risultato è drammatico: molte imbarcazioni restano ferme, mentre chi continua a lavorare lo fa senza margini di guadagno. “Da quasi un mese non ce la facciamo”, raccontano, descrivendo una crisi che rischia di diventare strutturale.
Tra le richieste avanzate al governo c’è l’introduzione di un tetto massimo al prezzo del carburante, indicato tra 0,40 e 0,50 euro al litro, e la convocazione di un tavolo nazionale per affrontare l’emergenza. Senza interventi rapidi, spiegano, l’intero comparto potrebbe subire conseguenze irreversibili.
Nel loro sfogo emerge anche il riferimento al contesto internazionale e alle tensioni geopolitiche, ritenute tra le principali cause dell’aumento dei prezzi dell’energia. Una dinamica globale che si riflette direttamente sulle attività locali, rendendo ancora più difficile la sopravvivenza economica di settori già fragili.
La protesta dei pescatori di Catania rappresenta uno dei tanti segnali di un disagio diffuso, dove l’aumento dei costi energetici sta mettendo in difficoltà intere categorie produttive.
