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Politica
"Caro Renzi, chiedi scusa all'Italia". Mafia, la lettera di una giovane calabrese

Caro mio presidente Renzi,

mi chiamo Daniela De Luca, ho ventidue anni e frequento l’ultimo anno di Giurisprudenza, ma soprattutto sono calabrese. Come avrà notato nell’intestazione della mia lettera ‘presidente’ non è accompagnato da una lettera in grande e no, non è una svista, perché per una volta vorrei che lei si ponesse allo stesso livello di tutti gli italiani (e non, a questo punto) che rappresenta (o dovrebbe rappresentare?!).

Mi scusi, ma non è retorica; è proprio un mio cattivo difetto quello di stare alla larga da chi non ha mai alzato il sedere dalla propria poltrona per il MIO Paese.

Mi scusi se non mi sento rappresentata da un presidente che non vuole lasciare ‘Roma ai ladri’, ma non si è creato il problema di lasciarci il resto dell’Italia finora.

Se c’è una cosa in cui non ci batte nessuno ormai non è l’export di cibo e sapori, atelier di grandi firme; il nostro export migliore? I modelli di mafia migliori del pianeta: come lo volete? Giovanile, intraprendente, creativo? O più tradizionalista e rigido? Peccato che questo export non frutti un centesimo per l’economia dello stato! Ma che stregoneria sarà mai questa?! La mafia, la mafia vera non è più quella delle guerre di sangue tra clan. È quella in giacca e cravatta che gestisce l’economia, il sistema amministrativo, monetario e penale di questo paese. La mafia di ieri non era minimamente potente quanto la mafia di oggi, che dalla sua vanta la condivisione di una CULTURA della MENTALITÀ mafiosa. Mentalità che ha infiltrato qualsiasi ambito, comportando che oggi ci ritroviamo davanti all’80% di corruzione di funzionari pubblici contro un solo e misero 20%.
L’idea che mi sono fatta? Probabilmente le vostre generazioni sono state formate sul concetto del ‘Si dovrebbe applicare così, ma in realtà avviene al contrario’, ergo ‘Pensa al tuo (illegalmente o meno) che tanto ognuno pensa al suo’. Perché altrimenti non spiega perché ormai la maggior parte della gente tenda alla corruzione piuttosto che all’onestà.

Oggi essere onesti è diventato un atto di coraggio.

E lei, caro mio presidente, coraggioso non lo è stato per nulla.
Come si può definire coraggioso un presidente che dà una dimostrazione di omertà alle generazioni del futuro? Perché sì, tutti sappiamo cosa c’è dietro MAFIA CAPITALE ed è la MAFIA VERA, quella di cui Mafia capitale è semplice ed insulsa pedina. MAFIA CAPITALE è 1% della realtà criminale del nostro Paese. Ma perché in tutto questo spiegamento di forze e poteri nessuno ha osato dirlo?
E lei, insieme al Sindaco Marino e ai politici che non si sono opposti, ha fatto passare un messaggio gravissimo: quello secondo cui l’infiltrazione mafiosa di Roma sia circoscritta e risolvibile mediante semplici sostituzioni. O su via, sconfiggiamo questi brutti cattivoni così il male passa e il bene trionfa e siamo tutti felici e contenti. Peccato che le favole alla nostra età siano un po’ démodé e si figuri che al posto del ‘e vissero per sempre felici e contenti’ abbiamo il ‘sopravvissero’ come si può, come si vuole, come ci permettono di fare.

Mi scusi se non mi riconosco in persone che hanno pubblicamente ammesso l’esistenza della mafia solo quando a cadere è stata la capitale.
Mi scusi se non mi riconosco in chi crede che sciogliere il comune della nostra capitale voglia dire una vergogna per l’Italia, ma lo scioglimento di più di 30 comuni italiani non abbia fatto alcun effetto su tale ipotetico pudore.
E, anzi, sa che le dico? Io non mi scuso per niente.
È  lei che deve delle scuse a questo Paese, alla Calabria. A tutte le regioni ormai invase dalla mafia. Lei deve delle scuse ai magistrati onesti che inventano ore extra a quelle di un giorno normale e rischiano la vita insieme alle forze dell’ordine per contrastare la criminalità ormai dilagante.

Lei, come tutto il resto della classe politica che la circonda, deve delle scuse a SE STESSO per aver calpestato la fortuna di essere ancora in vita e poter fare qualcosa per proteggere il paese, al contrario di tutte le vittime di mafia e corruzione morte nel tentativo di difenderlo.

E le deve ai suoi figli perché oggi gli ha regalato l’insegnamento più sbagliato che potessero ricevere: vuoi migliorare casa tua? Non cominciare dalle fondamenta, fatti furbo figlio, riempi un po’ di infiltrazioni, una mano di stucco, una passata di tinta colorata e voilà!

E non mi scuserò neppure quando tra un paio di mesi farò parte di quegli studenti che avete formato con soldi pubblici per poi vedere impiegati a chilometri dall’Italia.

Con tutta l’indignazione che provo e ho provato da italiana e calabrese.


P.s. La tavoletta del ‘minimo sei di pena, prescrizione lunga e confisca dei beni’, suona un po’ come quel ‘e vissero felici e contenti’.


Ad maiora

Daniela De Luca 
@da_deluca
https://m.facebook.com/daniela.deluca.353?ref=bookmark

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