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letta camera (3)

Archiviata la fiducia anche al Senato, si apre il secondo e ultimo capitolo della formazione del governo: la scelta di viceministri e sottosegretari. Vista la compagine di 21 ministeri, è probabile che gli incarichi da assegnare non saranno meno di una cinquantina. E nell'equilibrio tra i partiti di maggioranza, al Pd potrebbe toccare la metà delle poltrone di seconda fila dell'esecutivo mentre Pdl e Scelta civica si spartirebbero il resto rispettando le proporzioni uscite dalle urne. Sono in molti a ritenere che i tempi siano stretti e che le nomine arriveranno in settimana. Il primo nodo da sciogliere è quello del profilo. E' possibile che il premier Enrico Letta, insieme con i partiti, valuti opportuno mantenere il criterio seguito per la nomina dei ministri, vale a dire niente ex. Ma certo sarebbe un po' più complicato, visti i tanti esclusi eccellenti. Per questo c'è grande fibrillazione tra i parlamentari e già sono iniziate le riunioni dei partiti per predisporre le candidature. Al lavoro ci sono Brunetta, Schifani e soprattutto Verdini per il Pdl; Speranza, Zanda e soprattutto Franceschini e Migliavacca per il Pd.

La parte del leone la faranno Pdl e Pd che considerano già "troppo rappresentata" Scelta civica nel governo. Centro democratico si accontenta di Bruno Tabacci presidente di una commissione economica, e Pino Pisicchio alla “bicameralina”. In casa Pdl ambiscono a una quindicina di posti, tra i quali 3-4 viceministri. Puntano anche alla presidenza di 5-7 commissioni (con le poltrone che potrebbero essere assegnate ad ex ministri che scalpitano) ma non hanno ancora indicato i nomi dei loro membri come invece ha già fatto il Pd. In campo, sempre in quota Pdl, l'ipotesi di dare al leghista Giancarlo Giorgetti - che è stato uno dei dieci saggi - la presidenza della commissione bilancio.

Sel punta al Copasir. Così come l'opposizione sta facendo quadrato sulle commissioni di vigilanza come il Copasir, sulla quale insiste Sel, e quella sulla Rai, che potrebbe andare anche ai 5 Stelle. Stando alle voci di palazzo, i berlusconiani vorrebbero Luigi Casero viceministro all'economia. Un posto da vice anche per Simona Vicari.

Per Mara Carfagna, invece, potrebbe esserci la vicepresidenza della Camera in quanto l'ipotesi di Daniela Santanché - al posto che era di Lupi - sarebbe destinata a soccombere sotto il “fuoco amico”. Per Paolo Romani, la presidenza delle attività produttive. Anche Anna Maria Bernini e Fabrizio Cicchitto potrebbero avere una commissione. Nelle file del Pd, Lapo Pistelli sarebbe in pole come viceministro agli Esteri. Un nome questo molto gradito a Emma Bonino

Sul fronte dei viceministri in lizza per l'Economia c'è anche Giovanni Legnini, che in Senato alla scorsa legislatura era stato apprezzato per il suo lavoro su molti provvedimenti economici. Al Lavoro si fanno i nomi di Cesare Damiano, Alessia Mosca, Marianna Madia. Allo Sviluppo economico, potrebbe andare Paola de Micheli. All'Interno in lizza ci sarebbero Emanuele Fiano, responsabile sicurezza del Pd e il lettiano Francesco Sanna. Mentre agli Esteri Lapo Pistelli potrebbe ambire al posto di viceministro. Particolarmente delicati per i rapporti con il Pdl sono i due dicasteri della Giustizia e delle Infrastrutture e telecomunicazioni. Qui potrebbero essere ripescate i 'saggi' esclusi dal governo, per esempio Filippo Bubbico. In area renziana, all'Ambiente potrebbe andare Ermete Realacci mentre all'Agricoltura Francesco Carbone. Cruciale sarà poi il ruolo dei sottosegretari chiamati a seguire il cammino delle riforme: si fanno i nomi di Pino Pisicchio e Gianclaudio Bressa, sempre che quest'ultimo non vada a presiedere la commissione Affari costituzionali della Camera se in Senato non dovesse essere nominata per la prima commissione Anna Finocchiaro.

Ai rapporti con il Parlamento, con Franceschini, sarebbe gradita da molti la conferma di Giampaolo D'Andrea. Quanto al Pdl, Silvio Berlusconi ha tranquillizzato i suoi. Ci sono ancora tanti posti da distribuire, tra sottosegretari, viceministri e presidenti di commissione, e poi ci sono le 'quote' in forza al Pdl per la Convenzione sulle riforme, ha spiegato al termine della riunione dell'assemblea del gruppo Pdl alla Camera, per provare a sedare gli animi degli 'scontenti' esclusi finora da ogni incarico. A scalpitare, è stato riferito, sono soprattutto i cosiddetti falchi, che non solo sono stati silenziati direttamente dal Cavaliere in virtu' della necessità che il governo nascesse, ma si sono visti scavalcare dalle colombe. O, peggio, a loro dire sono stati premiati quanti nella concitata ultima fase del governo Monti aveva anche tentato di fare il salto sulla barca dei montiani mettendo in discussione la leadership stessa dell'ex premier. Il puzzle dovrebbe essere finito entro il fine settimana. Ma c’è da giurare che in molti rimarranno a bocca asciutta

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