È vero. Il caso di Giuseppe Sala sindaco di Milano, e quello di Raffaele Marra collaboratore di fiducia di Virginia Raggi sindaca di Roma, il primo autosospesosi dopo aver ricevuto un avviso di garanzia per retrodatazione di un documento quando era al vertice di Expo (falsità materiale e ideologia), il secondo arrestato per corruzione, sono notevolmente differenti.
Oltre ad aver minato le Giunte della capitale politica e di quella economica del Paese e fatto scendere ai minimi la credibilità delle istituzioni, che cosa hanno in comune i fatti contestati? Avvengono nel 2013.
Sono trascorsi tre anni. I tempi lunghi della giustizia non solo sono antidemocratici perché penalizzano il cittadino oggetto di gogna e l’imprenditore la cui impresa soffre perché chi fa il furbo rimane impunito, non solo nuocciono all’economia perché le aziende straniere non investono in Italia, i tempi lunghi della giustizia danneggiano la politica.
In politica la scelta di un candidato o un collaboratore, a differenza di un investimento in Borsa, andrebbe fatta in base a informazioni certe e definitive: curriculum, storia personale, reati inclusi. A bocce ferme. È evidente che ci sarebbero stati dubbi circa la candidatura di Sala e l’incarico a Marra, certamente nel caso di quest’ultimo, se la giustizia avesse agito. E per questo ha sbagliato Sala ad autosospendersi. Già la giustizia è lenta, gli italiani fanno di tutto un calderone, confusione tra autosospensione e dimissioni, tra indagato e inquisito. Altra colpa della giustizia: poca chiarezza.

