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Monti triste 500

Ci siamo: la campagna elettorale chiude oggi i battenti. E i cattolici sono arrivati dopo un percorso estenuante ai blocchi di partenza.
MONTI, C'E' CHI TEME IL TRACOLLO- Iniziamo dalla Lista Monti, che ha avuto un forte endorsement da parte della Chiesa Cattolica. Oltretevere però riferiscono ad Affaritaliani che c'è chi pensa come il pezzo con cui l'Osservatore Romano ha espresso il suo appoggio al premier uscente sia stato un gesto azzardato e prematuro, forse suggerito - dicono alcuni, ma è tutto da vedere - da ambienti laici della stampa milanese. Ad ogni modo, la sensazione è di attesa che, sia pure ampiamente smorzata dai preparativi per la Sede Vacante e il Conclave, resta piena di fibrillazione. Ciò che viene temuto in CEI ed Oltretevere, peraltro, è uno scenario davvero preoccupate: un forte calo del consenso per il Professore capace di portare il suo partito al 10%. Un risultato ritenuto scarso e capace di rappresentare una pesante sconfitta. A maggior ragione c'è chi inizia a proporre un recupero delle voci alternative a quella di Monti. A proposito: nella Lista Monti erano passati alcuni ciellini, ma il risultato non sembrerebbe essere stato soddisfacente

PD, APERTURA AL DIALOGO- E dalle parti del Partito Democratico, dove i cattolici non vogliono essere una minoranza, la porta è aperta per discutere insieme ai cattolici di altri schieramenti. Carlo Borghetti, cattopiddì in predicato di ottenere un assessorato regionale con Ambrosoli in caso di vittoria in Lombardia, fa una considerazione generale: "Spero che dopo il 25 febbraio i cattolici saranno uniti dalla tensione al bene comune e la sincerità del lavoro istituzionale. Spero che il rapporto tra le persone che stanno anche in partiti diversi vada oltre gli schieramenti specie quando su certi temi le alleanze fanno la differenza per avere le maggioranze". I temi sono ovviamente quelli dei valori non negoziabili, tema che ha spaccato abbondantemente i cattolici di destra e sinistra. Da un lato i democrats pensano che sui valori non negoziabili si possa discutere, dall'altro in casa PDL è soprattutto la componente ciellina a farsi sentire. E l'atteggiamento è all'esatto opposto. A proposito: in Lombardia - specie dalle parti di Piazza Fontana - c'è chi ha maldipancia con Fabio Pizzul. C'è chi si chiede se non sia meglio per il giornalista, direttore di Circuito Marconi, tornare a occuparsi a tempo pieno di Circuito Marconi, la radio della Diocesi che al momento non sarebbe in splendida forma. Anche il Centro Popolare Lombardo di Enrico Marcora non sembrerebbe molto lanciato verso il successo: i sondaggisti parlano di risultati attorno allo 0,7%.

CL TIENE DURO- A proposito di Comunione e Liberazione, forza molto presente nel PDL, queste elezioni sono arrivate tra tanti scossoni. Si pensi alle vicende giudiziarie che hanno riguardato la giunta guidata da Roberto Formigoni (e più in generale tutta la vicenda sui rimborsi spese che ha colpito la classe politica lombarda in maniera trasversale). Il Celeste, peraltro, è candidato al Senato e potrebbe in caso di vittoria del PDL alle elezioni aspirare ad un posto da ministro. Ma la fronda che aveva tentato di raggiungere Monti (come l'europarlamentare Mario Mauro), in un primo tempo aveva sparigliato le carte in casa ciellina, poi però Mauro avrebbe perso qualche "follower" per strada. In più si è aggiunto l'endorsement a Monti, che per CL non è stato una bella cosa: adesso, specie nel caso in cui la Lista del Professore dovesse fare fiasco alle elezioni, per il movimento del Celeste potrebbe essere un momento di rilancio. Una forza per bilanciare l'eventuale proposta PD delle unioni gay alla tedesca (cioè con diritti quasi simili alle coppie sposate, salvo l'adozione dei bambini e un trattamento fiscale diverso) sarebbe quantomai utile.

UMBRIA: E IL PARROCO RISPOSE ALLA SENATRICE- In mezzo a tanta attesa una nota curiosa. Parliamo di Don Gianfranco Formenton, parroco di S. Angelo in Mercole e S. Martino in Frignano (Spoleto), che già nel marzo 2006 si era segnalato per una lettera pubblicata sull'Unità e indirizzata al cardinale Camillo Ruini nella quale aveva criticato il "vezzo" di alcuni esponenti dell'allora Casa delle Libertà "di autoattribuirsi patenti di 'cattolicità' e rappresentanza di non meglio precisati 'valori cristiani'", chiarendo di aver "semplicemente precisato ai cattolici che militano nell'Unione che votare per l'Unione non costituisce motivo di turbamento spirituale, né è foriero di sanzioni 'eterne', perché l'esercizio del voto e la scelta dei Partiti (non potendo indicare i candidati) secondo la morale cattolica sono assolutamente liberi, visto che la morale presuppone la maturità dei fedeli cristiani. Nessun partito è depositario dei 'valori cristiani'. Nessuno che non voti per la Cdl può considerarsi eretico". Bene, don Formenton ha colpito ancora: quando nei giorni scorsi ha ricevuto una lettera di Ada Urbani, senatrice uscente PDL che gli chiedeva "sostegno" come ai vecchi tempi della Democrazia Cristiana, il nostro parroco ha preso carta e penna e replicato alla senatrice. Sentite un po' qua: "Rivolgendosi ai pastori del popolo cristiano lei dovrebbe ricordare che tra i valori non negoziabili nella vita, nella vita cristiana e soprattutto in politica entrano tutta una serie di comportamenti di vita, di etica pubblica e di testimonianza sui quali non mi sembra che il partito di cui lei fa parte né gli alleati che si è scelto siano pienamente consapevoli". E ancora: "Mi sforzerò, come raccomanda il cardinale (Angelo Bagnasco presidente CEI, N.d.R.), di mettere in guardia tutti dal farsi abbindolare da certi ex-leoni diventati candidi agnelli. Se le posso dare un consiglio, desista da questa vecchia pratica democristiana di scrivere ai preti solo in campagna elettorale, e consigli il suo capo di seguire l'esempio fulgido del Papa. Sarebbe una vera opera di misericordia nei confronti del nostro popolo". Alle urne, alle urne!

Antonino D'Anna

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