Il governo italiano è preoccupato per gli effetti collaterali della guerra in Iran, non solo da un punto di vista strategico-militare e geopolitico, ma anche relativamente all’impennata dei costi di petrolio e gas dovuti al blocco delle navi mercantili che transitano dallo stretto di Hormuz. Ma la premier Giorgia Meloni ha anche una possibile soluzione per fermare questi costi impazziti che rischiano di gonfiare pesantemente le bollette di luce e gas degli italiani. Meloni ripete come fosse un mantra da tempo che “bisogna fermare gli Ets”.
Ma che cosa sono gli Ets?
Questa sigla sta per Emission trading system, il sistema europeo di scambio delle quote di emissione di gas a effetto serra (Greenhouse Gases, Ghg): attivo in tutta l’Ue e in Islanda, Liechtenstein e Norvegia, è da tempo nel mirino della presidente del Consiglio. Anche nel vertice sulla competitività della scorsa settimana, Giorgia Meloni ha infatti affermato la necessità di una sua “profonda revisione”, proprio – afferma – per poter tagliare le bollette. Il principio di questo metodo deciso dall’Ue è il seguente: “Chi più inquina più paga”. Per ogni tonnellata di CO2 che emettono, i circa 11 mila impianti europei cui il sistema è rivolto – tra fabbriche e centrali elettriche – devono chiedere un permesso e devono pagarlo. Questi permessi sono chiamati “quote” e si comprano attraverso aste che sono regolate da domanda e offerta.
Ma questo Ets va a incidere anche sul costo delle bollette, perché chi paga di più in realtà influenza anche i prezzi globali, per questo Meloni vorrebbe bloccare questa norma, ma è uan misura molto cara alla Ue per le politiche green e cambiarla non sarà certo semplice. Insomma, il sistema che è stato costruito ha una coerenza che serve a perseguire gli obiettivi climatici senza compromettere quelli economici: si incentiva chi inquina di meno facendo pagare gli incentivi a chi inquina di più, e si spingono i Paesi più inquinanti ad adeguarsi agli standard europei per non pagare il Cbam. E gli esperti sono concordi nel ritenere che gli Ets abbiano avuto un impatto minimo sui profitti delle imprese, con un grande guadagno per la collettività in termini di qualità dell’aria. Ma la premier non la pensa così e lo ha ribadito stamattina in Senato
“Il sistema europeo di tassazione del carbonio, il cosiddetto Ets, – ha detto Meloni – necessita di una revisione per correggere una serie di meccanismi che oggi – in un significativo numero di Stati membri, Italia inclusa – gonfiano artificialmente il prezzo dell’elettricità, con punte che, per la nostra Nazione, toccano i 30 euro per MwH, un quarto dell’intero costo dell’elettricità”.

