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Chi è Gianni Alemanno, da An al Campidoglio: la storia dell’ex sindaco di Roma uscito dal carcere

Una vita politica lunga quasi cinquant’anni, dal Fronte della Gioventù al Campidoglio, fino al crollo giudiziario di Mafia Capitale e alla nuova alleanza con Roberto Vannacci

Chi è Gianni Alemanno, da An al Campidoglio: la storia dell’ex sindaco di Roma uscito dal carcere

“Esco da innocente”: Gianni Alemanno lascia Rebibbia dopo 18 mesi. Ecco chi è l’ex sindaco di Roma

Mercoledì 24 giugno 2026, poco prima delle dieci del mattino, Gianni Alemanno ha varcato il portone del carcere di Rebibbia dopo un anno, cinque mesi e ventiquattro giorni di detenzione. Fuori, ad attenderlo, una folla di sostenitori che lo ha accolto con cori e abbracci. “Esco da innocente”, ha detto subito ai cronisti, rivendicando che il reato per cui è stato condannato – il traffico di influenze illecite – è stato nel frattempo abolito dal legislatore. Nella stessa giornata era previsto un incontro con il generale Roberto Vannacci, leader di Futuro Nazionale, il partito in cui si è da poco sciolto il movimento di Alemanno, Indipendenza. Ma chi è davvero l’uomo che per cinque anni ha guidato la Capitale e che da oltre quattro decenni è una delle figure più riconoscibili della destra italiana?

Dalla Gioventù missina al Campidoglio

Nato a Bari il 3 marzo 1958 da una famiglia di origini salentine, Alemanno si trasferisce a Roma da ragazzo e cresce politicamente nelle file del Movimento Sociale Italiano, diventando segretario del Fronte della Gioventù nel 1988, succedendo a Gianfranco Fini. Sono gli anni delle contestazioni di piazza e di tre arresti giovanili, tutti conclusi con un proscioglimento. Con la svolta di Fiuggi del 1995 segue Fini nella fondazione di Alleanza Nazionale, di cui diventa una delle figure di punta della cosiddetta “destra sociale”, insieme a Francesco Storace. Eletto più volte alla Camera, dal 2001 al 2006 è ministro delle Politiche agricole nei governi Berlusconi II e III, un’esperienza ricordata anche per gli apprezzamenti arrivati, paradossalmente, dal centrosinistra.

Nel 2008 conquista il Campidoglio, sconfiggendo Francesco Rutelli al ballottaggio e diventando sindaco di Roma: una vittoria storica per il centrodestra romano. Resta in carica fino al 2013, quando perde la rielezione contro Ignazio Marino. Sotto la sua giunta la città affronta il caso del forte indebitamento del Comune, lo smantellamento di alcuni campi rom, le polemiche sull’Ara Pacis e dichiarazioni controverse sul giudizio storico del fascismo, oltre a iniziative come la cittadinanza onoraria al Dalai Lama.

Mafia Capitale e la condanna

Il punto di svolta della sua parabola politica arriva nel 2014, quando viene coinvolto nell’inchiesta su Mafia Capitale, l’indagine sul sistema corruttivo che avrebbe coinvolto appalti e nomine pubbliche a Roma sotto la regia di Massimo Carminati. Per Alemanno l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa viene archiviata nel 2017, ma resta in piedi quella per corruzione e finanziamento illecito, legata a un presunto versamento di 125mila euro dall’imprenditore delle cooperative Salvatore Buzzi. Dopo anni di processi e ricorsi, la Cassazione nel 2021 annulla l’accusa di corruzione e dispone un nuovo appello per riqualificare il reato in traffico di influenze, per il quale nel 2022 viene condannato a un anno e dieci mesi. La pena viene inizialmente convertita in lavori socialmente utili, ma a fine 2024 il Tribunale di Sorveglianza revoca la misura alternativa per ripetute violazioni delle prescrizioni, e Alemanno viene trasferito a Rebibbia il 31 dicembre 2024, dove resta fino a oggi.

Dal Pdl a Indipendenza, fino a Vannacci

Lasciato il Popolo della Libertà nel 2013, Alemanno ha attraversato negli anni successivi diverse sigle politiche minori — Azione Nazionale, il Movimento Nazionale per la Sovranità, infine Indipendenza, fondato nel 2023 su posizioni sovraniste e contrarie all’invio di armi all’Ucraina. Un percorso segnato anche da un breve rientro in Fratelli d’Italia, da cui si è poi nuovamente allontanato nel 2022 in dissenso con la linea atlantista della premier Giorgia Meloni. Nelle ultime settimane il suo movimento si è confluito in Futuro Nazionale, il partito guidato da Roberto Vannacci, che proprio nel giorno della scarcerazione ha incontrato Alemanno a Roma, rientrando appositamente da Bruxelles.

Uscendo da Rebibbia, Alemanno ha concentrato il suo intervento soprattutto sulle condizioni delle carceri italiane, definendo il sovraffollamento “una vergogna per la Repubblica” e annunciando l’intenzione di portare la questione al ministro della Giustizia Carlo Nordio. Ha inoltre rivolto un appello alla premier Meloni perché apra “un confronto” nel centrodestra, citando esplicitamente anche Vannacci come interlocutore politico.

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