Non è stato un semplice pranzo per rievocare i tempi di «Giuseppi», il celebre soprannome con cui Donald Trump benedisse il secondo governo di Giuseppe Conte nel 2019. L’incontro riservato avvenuto ieri al ristorante Sanlorenzo di Roma tra il leader del M5s e Paolo Zampolli segna il ritorno sulla scena italiana dell’uomo che sussurra al Tycoon. Sebbene Conte abbia precisato su Facebook che «la linea non cambia», il colloquio nelle sale private di via dei Chiavari ha riacceso i riflettori su Zampolli: non solo un amico storico della famiglia Trump, ma oggi suo «inviato speciale per le partnership globali». Ma chi è davvero l’uomo che siede al tavolo dei negoziati più delicati tra Washington e Roma?
Dai successi nella moda agli incarichi Onu fino al ruolo di mediatore tra Usa e Italia: il profilo dell’imprenditore
Nonostante si sia allontanato dal settore da circa due decenni, nel panorama delle agenzie di moda milanesi la sua figura rimane vivida, associata al celebre pseudonimo di «Zampa». Tale appellativo sembra definire perfettamente Paolo Zampolli, 55 anni, imprenditore poliedrico con una consolidata esperienza presso le Nazioni Unite e recentemente nominato «inviato speciale» di Donald Trump per l’Italia finito al centro delle polemiche per il suo incontro a Roma con il leader del M5S Giuseppe Conte.
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Il suo più recente incarico è giunto per volontà del Presidente degli Stati Uniti, il quale ha individuato nell’ «amico Paolo» un osservatore privilegiato nel nostro Paese. La funzione ufficiale conferitagli, quella di «special envoy», affida a Zampolli la responsabilità di consolidare i rapporti politici e commerciali tra Washington e Roma, con un raggio d’azione che spazia dagli scambi mercantili alla cooperazione nel settore della difesa. Pertanto, mentre l’Ambasciatore statunitense Tilman J. Fertitta supervisionerà gli affari diplomatici ordinari, Zampolli gestirà i negoziati di natura più «delicati».
Le radici milanesi e il salto a New York
Nato a Milano nel 1970, Paolo è l’unico erede di Giovanni Zampolli, fondatore della Harbert, storica azienda che distribuiva in Italia i prodotti della statunitense Hasbro e i franchise di Guerre Stellari e Marvel. La prematura scomparsa del padre, avvenuta in un incidente sciistico quando Paolo aveva solo 18 anni, lo indusse a interrompere il percorso accademico e a procedere alla vendita dell’azienda di famiglia. In cerca di nuovi stimoli, Zampolli intraprese un percorso internazionale che lo portò, nel 1994, a collaborare all’organizzazione del Look of the Year a Ibiza. Lì avvenne l’incontro decisivo con John Casablancas, fondatore della Elite Models, che ne intuì il potenziale suggerendogli di trasferirsi a New York.
Stabilitosi a Manhattan, Zampolli fondò la ID Models, agenzia con cui reclutò icone della moda mondiale del calibro di Heidi Klum e Claudia Schiffer. Fu proprio lui, nel 1996, a introdurre negli Stati Uniti Melania Knauss, giovane modella slovena destinata a una folgorante ascesa. In quegli anni, Zampolli divenne una figura centrale nell’alta società newyorkese, stringendo un legame di profonda stima con Donald Trump. Fu lo stesso Zampolli a favorire l’incontro tra Melania e il futuro Presidente: «io sono sempre stato molto bravo a mettere insieme le persone e a far accadere le cose…», ha dichiarato successivamente. L’unione tra i due ebbe inizio nel settembre 1999, durante un evento della Fashion Week.
L’impegno diplomatico e il percorso istituzionale
Nel 2004, su suggerimento di Trump — il quale sosteneva: «Paolo, tu sei troppo intelligente per un’agenzia di modelle» — Zampolli virò verso il settore immobiliare. Per quattro anni ricoprì il ruolo di direttore dello sviluppo internazionale per il Gruppo Trump, prima di fondare il Paramount Group. Questa agenzia immobiliare si distinse per un modello di business innovativo, rivolto a una clientela d’élite, avvalendosi di modelle professioniste in veste di consulenti di vendita («L’immagine è tutto», ama ribadire).
Parallelamente all’attività imprenditoriale, Zampolli ha intrapreso una rilevante carriera diplomatica. Dal 2011 ha servito come Ambasciatore della Repubblica Dominicana presso l’ONU e, successivamente, come Ambasciatore per la salvaguardia degli oceani. La sua trasversalità politica è confermata dal fatto che, dopo aver collaborato strettamente con l’amministrazione Trump, nel 2021 è stato nominato dal successore Joe Biden all’interno del Consiglio presidenziale per lo sport e la nutrizione.
Oggi, a 55 anni, Zampolli si appresta a svolgere il suo nuovo incarico in Italia, probabilmente affiancato dalla consorte Amanda, già modella della sua scuderia. Nonostante i numerosi traguardi raggiunti, mantiene prospettive ambiziose per il futuro, sia personali che familiari: «lo vorrei essere “adottato” da Jeff Bezos, capo di Amazon. Per mio figlio Giovanni, che ha 15 anni, vorrei invece che studiasse ad Harvard. E che diventasse presidente degli Stati Uniti».

