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Ciccioli (FDI-ECR): “L’Italia sia la locomotiva dell’Eusair. L’Adriatico torni al centro della strategia europea”

L’intervista di Affaritaliani a Carlo Ciccioli, eurodeputato responsabile strategia Eurasir del Parlamento europeo

Ciccioli (FDI-ECR): “L’Italia sia la locomotiva dell’Eusair. L’Adriatico torni al centro della strategia europea”

Onorevole Ciccioli, si festeggia la presidenza dell’Eusair, che è una strategia delle macroregioni ionico-adriatiche. Lei da questa presidenza italiana dell’Eusair che cosa si aspetta e che ruolo l’Italia potrebbe avere per sviluppare le infrastrutture e lo sviluppo economico di una regione così importante?

Indubbiamente l’Italia è la nazione pilota, la più rilevante nell’area dei Balcani occidentali, del Mare Adriatico e della regione adriatico‑ionica, e ha quindi il compito di essere la locomotiva di questo progetto. In questo momento ricopre la presidenza di turno, della durata di dodici mesi, durante i quali può svolgere un ruolo da protagonista: dal rilancio delle interconnessioni alle comunicazioni, dai trasporti al corridoio adriatico, fino all’energia, oggi uno dei principali focus globali. Mare, energia e spazio sono i tre pilastri del controllo del pianeta.

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Questa regione, ricca di memorie storiche antiche, è sempre stata strategica. Il porto più importante dell’Impero Romano era Ancona, costruito da Traiano e poi sviluppato dalla Repubblica di Venezia. L’area che va da Venezia e dal Golfo Adriatico al Medio Oriente e alla costa africana era il centro della distribuzione commerciale mondiale. Oggi, per i cicli della storia, questa zona torna ad essere centrale e dobbiamo cogliere l’opportunità. Le regioni italiane devono fare la loro parte: le Marche, regione capofila, insieme a Veneto, Friuli Venezia Giulia, Puglia e agli Stati dei Balcani, piccoli ma strategici, devono essere l’altra metà del progetto. Chiediamo impegno a tutti i governi e all’Europa.

Questa regione fu dichiarata area di interesse europeo nel 2015, poi perse slancio, anche a causa del Covid. Oggi torna centrale per il ruolo crescente del Nord Africa — in particolare Egitto e Algeria — e degli altri Paesi dell’area. Il Mare Ionio‑Adriatico è la porta d’ingresso del Mediterraneo e sta tornando il mare centrale, l’ombelico del mondo: punto di incrocio tra il continente europeo con la sua storia e la sua economia, il Nord Africa emergente e il Medio Oriente, con la potenza dei Paesi arabi, dagli Emirati Arabi all’Arabia Saudita, ormai attori decisivi nelle strategie globali.

Ma questa strategia può accelerare anche il percorso di adesione dei Balcani occidentali all’Europa?

Assolutamente sì. Io sono il vicepresidente della delegazione per l’ingresso del Montenegro, che sarà il primo Stato ad entrare nell’arco di un anno, un anno e mezzo, e subito dopo l’Albania. In questo modo si chiuderebbe la costa adriatica orientale, i Balcani occidentali, ma l’Adriatico orientale. L’Adriatico ridiventa un mare da Suez, il mare centrale, quindi un po’ si apre tutto il discorso.

Infine, c’è la questione dei biocarburanti e della transizione energetica. Ma secondo lei- che ha parlato molto e si è occupato di automotive e Green Deal- al Parlamento europeo si sta effettivamente cambiando qualcosa?

L”anno centrale sarà il 2027. Votano quattro Stati: l’Italia, la Spagna, la Francia e la Polonia. Ovviamente dal risultato delle urne, che io mi aspetto sia molto allineato verso il centro-destra, nasce la nuova Europa, il nuovo Consiglio d’Europa, probabilmente il rinnovo della Commissione europea e tanto altro. Quindi è proprio un cambio di equilibri all’interno del Parlamento e delle istituzioni europee, che ovviamente risentono però della spinta dei cittadini, dell’industria, dell’impresa, dei lavoratori e anche dello stato d’animo dei cittadini nel loro insieme, che chiedono un’Europa più forte dal punto di vista della sicurezza, dal punto di vista del ruolo internazionale, meno subalterna.

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