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Alleanze trasversali per la formazione di un nuovo governo oppure tutti di nuovo alle urne? Secondo l'ultima indagine dell'istituto Coesis Research il 39% degli italiani vorrebbe che dopo la nomina del prossimo Presidente della Repubblica, passo obbligato per dettami costituzionali, si sciolgano le Camere e si torni a votare. Si concretizzerebbe così l'ipotesi Grecia.

Il 34% degli intervistati invece vorrebbe vedere un governo che unisca il Partito Democratico ai grillini. E' questa l'ipotesi a cui sta lavorando Pierluigi Bersani che in questi giorni ha aperto più volte al Movimento 5 Stelle. Aperture sempre snobbate da Beppe Grillo che oggi ha definito Bersani e Renzi delle "facce da culo". E anche Gianroberto Casaleggio, con una intervista all'inglese Guardian, ha dichiarato che "il Movimento 5 Stelle non prenderà parte in alcun modo al processo di formazione di un governo".

Solo il 27% degli intervistati invece vorrebbe vedere realizzato il 'governissimo'. Un esecutivo cioè formato da Pd e Pdl. E' l'ipotesi meno probabile perché fortemente osteggiata dal partito di maggioranza, il Pd, che più volte ha fatto sapere di non volere un'alleanza con Berlusconi. Ipotesi che secondo il Cavaliere invece sarebbe l'unica che potrebbe dare stabilità al Paese.

"Questo Paese ha bisogno di governo e di ricette che puntino alla crescita, al rilancio dell'economia e non di ambizioni personali. Ci sono piccoli uomini che guardano ad ambizioni personali e non al Paese. Un piccolo uomo è Bersani. A noi - spiega Daniela Santanchè, pasionaria del Pdl, ad Affaritaliani.it - non fa paura la campagna elettorale ma fa paura agli italiani, agli imprenditori, agli artigiani, ai commercianti e ai lavoratori. Berlusconi non teme le urne, Bersani ha paura perché lo asfaltano nel suo partito. La sinistra sta di nuovo usando le sue armi proprie: far fuori Berlusconi attraverso la giustizia. Ingroia è lì da vedere. Ai pm politicizzati dico: voi siete tutti Ingroia. I pm politicizzati sono il cancro del Paese e Ingroia li rappresenta tutti".

“Bersani fa bene a cercare almeno una intesa per cambiare la legge elettorale con i grillini. Speriamo che dopo gli insulti da campagna elettorale si possano creare le basi almeno per un confronto. Se questo fosse impossibile, nessuna accordo con il Popolo della Libertà e con Berlusconi. E un minuto dopo l’accertamento che non esiste nessuna intesa bisogna tornare alle urne, anche con questa legge elettorale, che comunque il Cavaliere non vuole cambiare. Comunque in questa situazione eleggere i presidenti di Camera e  Senato e il Presidente della Repubblica non sarà né semplice né veloce. Quindi nuove elezioni non prima di fine giugno”. Così Massimo Donadi, leader di Centro Democratico, neo eletto alla Camera nella colazione di Centrosinistra ad Affaritaliani.it. E poi aggiunge: “Sono soddisfatto di aver rotto con il populismo di Di Pietro degli ultimi tempi, ma prendo atto dello 0,49% di Centro Democratico, un fallimento. Non c’è spazio per partitini e quindi bisogna portare avanti la propria azione politica nelle grandi formazioni”.


 

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