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Politica

Di Alberto Maggi (@AlbertoMaghi74)

L'incontro tra il premier e il ministro dell'Economia sul contestato decreto fiscale, che ha sancito una "piena intesa" tra Palazzo Chigi e Via XX Settembre, va ben al di là della norma 'salva-Berlusconi' e delle polemiche di questi giorni. Secondo quanto Affaritaliani.it ha appreso da fonti qualificate del Pd, vicine al segretario, Matte Renzi avrebbe confermato durante il faccia a faccia a Pier Carlo Padoan che è proprio lui, il titolare del Tesoro, la prima scelta del presidente del Consiglio per l'imminente elezione del nuovo Capo dello Stato. Una scelta di cui Affaritaliani.it aveva già scritto alla fine del 2014 e che ora trova conferme in ambienti del Nazareno nonostante il "pasticcio" del 'salva- Berlusconi'. Il premier al Quirinale vuole una persona di cui si fida e che non sia politicamente troppo "ingombrante". Ma al tempo stesso deve essere gradito da Napolitano e deve avere una statura internazionale. Tutte caratteristiche che Padoan ha. Non solo.

Il ministro dell'Economia è anche ben gradito dalla sinistra Pd, avendo collaborato in passato con Massimo D'Alema. Sul suo nome Renzi avrebbe già ottenuto l'ok dell'Ncd di Alfano e dei centristi ex montiani. Il problema ora è convincere Silvio Berlusconi. Renzi - secondo le fonti del Pd - vuole chiudere la partita del Colle alla quarta votazione, quando il quorum scende, per evitare brutte figure con l'opinione pubblica e di bloccare il Parlamento. Forza Italia per il momento tace, ma - assicurano dal Pd - alla fine l'ex Cavaliere sarà costretto ad accettare se vuole davvero restare dentro l'alveo del processo di riforme. E alla fine quello di Padoan è un nome tecnico sul quale difficilmente Berlusconi potrebbe mettere il veto. Resta il fatto che la forte opposizione della Lega di Salvini preoccupa il leader azzurro che teme un'ulteriore avanzata del Carroccio nei sondaggi proprio ai danni di Forza Italia. E gli altri nomi? Romano Prodi semplicemente non esiste. Una figura interna al Pd difficilmente troverebbe l'ok di Berlusconi e forse nemmeno di Alfano. Restano sullo sfondo i nomi di Mattarella, Bassanini, Cassese e Bianco. Ma le loro chance sono molto basse. Su un punto convergono tutte le fonti: Napolitano, salvo colpi di scena, si dimetterà mercoledì 14 gennaio e le elezioni per il nuovo Presidente inizieranno giovedì 29. A quel punto forse l'Italicum sarà stato approvato dal Senato mentre l'iter delle riforme costituzionali a Montecitorio dovrebbe essere arrivato a buon punto.

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