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Al Quirinale uno come Sandro Pertini

L’EDITORIALE DI COSIMO SCARCELLA – “Nelle prossime settimane – ha scritto agli attivisti del suo partito Matteo Renzi – ci sarà anche da eleggere il Presidente della Repubblica. Ma sono certo che il Pd…”

ANNO NUOVO, POLITICA VECCHIA

Di Cosimo Scarcella

“Nelle prossime settimane – ha scritto oggi (3 gennaio 2015) agli attivisti del suo partito il Segretario del PD (e Presidente del Consiglio dei Ministri) Matteo Renzi- ci sarà anche da eleggere il Presidente della Repubblica (…). Ma sono certo che il PD sarà decisivo nello scegliere insieme a tutti un arbitro equilibrato e saggio, il garante super partes delle istituzioni”.

Hanno fatto subito eco le parole davvero sintomatiche d’una rappresentante accreditata della ‘vecchia guardia’: “Noi di Forza Italia – ha urlato, infatti, l’on. Daniela Santanchè – chiediamo che il prossimo presidente della Repubblica sia prima di tutto una figura autonoma e non espressione di una determinata parte politica (…). Imparzialità e terzietà dovranno configurare il prossimo capo dello Stato, dal quale ci aspettiamo profonda responsabilità nel mettere fine alla vicenda incresciosa che ha coinvolto Silvio Berlusconi, restituendogli così l’agibilità politica, di cui ha diritto”.

Meno sprovvedute, ma ugualmente prive del respiro d’imparzialità e sorde alle esigenze indiscutibili d’internazionalità, sono riecheggiate le affermazioni dell’on. Giorgia Meloni. Rivolgendosi anche a “Lega, Forza Italia, M5S e a quella parte del PD che non si arrende alla Troika”, ha proclamato: “Scegliamo e votiamo insieme un euro critico, che difenda gli interessi degli italiani e non quelli dei poteri forti”.

Sono affermazioni, che si commentano da sole, rivelando a tutti il reale spessore morale individuale, le vere motivazioni della rispettiva militanza politica, le finalità proprie nascoste e non certo d’interesse generale e di bene comune che, invece, dovrebbero essere tutelate e realizzate da chi voglia “fare” politica e “agire” nel nome di tutto il popolo italiano. Sembrano –  anzi sono senza dubbio – l’innegabile prototipo di ciò che la politica non deve né dovrebbe mai essere: cioè, coltivazione del proprio angusto orticello e miope disinteresse dei reali problemi dei cittadini, i quali comunque non stanno certo a sentire come poveri sprovveduti e a bocca aperta vecchie nenie sgradevoli. Essi, infatti, conoscono come e perché siedono alle Camere quelli che essi hanno dovuto contribuire a far eleggere, per cui sanno certamente il vero significato celato delle loro parole e quanto sia il loro impegno effettivo per il governo delle cose degli italiani. E, comunque, Non hanno certo bisogno di continuare a sentire dichiarazioni scontate e formule rituali prive di senso. Anzi li vorrebbero invitare a tacere e a riflettere sui loro doveri, su cosa sono chiamati a fare, uscendo dalla gabbia dei loro interessi personali, privati e di partito.

A tale scopo vorrebbero riproporre alla loro considerazione la testimonianza d’un uomo fuori d’ogni sospetto, di un uomo militante in una parte politica, ma dialogante e rispettoso delle altre parti politiche, statista – proprio per queste sue caratteristiche – di esemplari competenze e di straordinaria saggezza. E tutto testimoniato con una vita integra, coerente e fedele, lontano dal clamore delle belle parole e dagli annunci  di speranze imminenti. Uomo prima di tutto d’indiscusso rigore morale privato e di provata etica pubblica: uno dei Padri Nobili dell’Italia, Sandro Pertini. “La democrazia –  affermò il presidente Pertini nel messaggio di fine anno 1979 – si difende, si sostiene e si rafforza con una grande tensione morale. La corruzione è nemica della democrazia. Si colpiscano i colpevoli della corruzione senza pietismi, senza solidarietà di amicizia di partito: questa solidarietà sarebbe vera complicità. La corruzione offende e sdegna la coscienza del cittadino onesto che, pur di mantenersi tale, impone sacrifici a se stesso e ai suoi cari. E l’esempio deve essere dato dalla classe dirigente”.

E, quando gli fu chiesto cosa fosse il vero socialismo, rispose senza reticenza: “E’ la solidarietà umana realizzata sui principi della libertà e della giustizia sociale. Sulla libertà, che non è una scoperta ‘borghese’ – come  qualcuno stoltamente asserisce – bensì un’esigenza immanente dello spirito umano. Sulla giustizia sociale, che impedisce al singolo di ignorare la collettività di cui fa parte, di pensare solo a se stesso e di seguire la legge del più forte, la legge della giungla; e lo sprona, invece, a non spegnere la propria personalità, bensì a esaltarla nella solidarietà con altri membri della collettività”.

Non mancano suggerimenti da meditare e pungoli da seguire nel delicato e gravoso compito di eleggere il successore di Giorgio Napolitano. Si tratta anche e soprattutto rispettare lo spirito e la lettera degli articoli 83-91 della Costituzione e, successivamente, i richiami del popolo italiano, di diversa fede politica, ma d’unica tradizione storica, patria, morale ed etica. Senza dimenticare, infine, l’avvertimento del Testo Sacro: “Chi ha orecchie da intendere, intenda!”.