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Politica
Il commento/ Renzi? L'arroganza logora chi ce l'ha


Di Adriana Santacroce

        Sono stati i suoi, a partire dal sottosegretario Delrio, a giustificare, in qualche modo, il non rispetto della parola data. 'Mai al governo senza voti' aveva detto, e poi lo ha fatto. É stato costretto dagli alleati e dal suo partito, hanno spiegato i suoi. Lui non voleva farlo ma ha dovuto. Eppure una parola, una sola, anche da parte dello stesso Renzi doveva arrivare. Una spiegazione, non dico giustificazione, che avrebbe reso il premier più umano e meno gelido come, invece, ci é apparso, ad esempio, al cambio della campanella con Letta. Ha perso un'occasione per comunicarci un'emozione, un'incertezza dietro quel sorriso spavaldo che ci mostra sempre quando parla. Ho sempre contestato la presunta superiorità morale della sinistra. Quella che le faceva ritenere, sempre e comunque, di aver ragione e, pertanto, di guardare dall'alto al basso l'altro, quello che non vedeva la strada giusta, non Una strada ma La strada.

       Ma Renzi é andato oltre. C'è un'arroganza di fondo anche nei modi che lo porta, inevitabilmente, a non spiegare quello che fa e perché lo fa. Spero di sbagliarmi ma l'atteggiamento sembra chiaro: io sono capace di risolvere i problemi del Paese, quindi non state a sottilizzare e a chiedermi di spiegare. Come con la nomina dei sottosegretari. Il pressing per il ritiro della delega a Gentile é insistente e viene anche dal suo stesso partito. Curioso che Renzi giudicasse inopportuna la telefonata del ministro Cancellieri alla famiglia Ligresti, al punto da contestare la sua permanenza a Palazzo Chigi, e ora abbia messo in un posto così di rilievo una persona contestata per colpe ben più gravi. E sul sottosegretario Gentile non si può non notare un'altra incoerenza, questa volta del Governo. Alfano non ha speso grandi parole per il suo ministro De Girolamo, al punto che lei stessa si è dimessa, mentre si é schierato in prima fila per difendere il suo coordinatore calabrese. Impossibile non pensare che quello che lo ha fatto muovere non é il peso delle accuse quanto quello elettorale del politico in questione.

         Ma torniamo al premier. La lista di quello che gli viene contestato e di cui non parla é lunga. Come un'altra nomina, quella della Barraciu, ritenuta impresentabile per le regionali in Sardegna e ora nominata a sorpresa sottosegretario. Fino a guardare i numeri: tanto importante e sbandierata la parità di genere nell'Esecutivo e completamente dimenticata per i sottosegretari che sono uomini per l'80% dei casi. Sarebbe un bel gesto da parte del premier abbassarsi a spiegare perché. E poi, magari, ritirate una delega, ammettendo, in questo modo di aver fatto uno sbaglio. Ed é proprio per questo che, temo, non lo farà. Nella sua arroganza c'è anche una buona dose di infallibilità che fa a pugni con l'ammissione dell'errore. Quando Enrico Letta aveva nominato la Biancofiore sottosegretario alle Pari Opportunità era venuto fuori il pieno per le sue parole su omofobia e omosessualità. Bene, Letta ha ammesso l'errore e ritirato la delega. Per una volta Renzi potrebbe imparare dal suo predecessore.

        Sono certa che Renzi ha tante capacità e che qualcosa poterà a casa. Ha la determinazione e anche gli appoggi giusti per farlo. E sicuramente le sue mosse spregiudicate o scorrette saranno dimenticate, anche se non perdonate, se arriveranno i risultati concreti. Ma confondere autorevolezza con autorità, decisione con arroganza sarebbe un errore. Ne abbiamo avuto un altro così un po' di anni fa. Non era ancora il momento dell'ipercomunicazione e il voler piacere a suon di battute di Renzi é lontano anni luce dal suo esserne indifferente. Ma la presunzione di fondo era la stessa. Arrogante e spavaldo. Autoritario e deciso. Ha portato benessere, a noi e al suo partito. Ma non é finito bene. Si chiamava Bettino Craxi.

@AdriSantacroce

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