Di Pietro Mancini
Joseph Paul Goebbels fu uno dei più importanti gerarchi nazisti. Ministro della Propaganda del Terzo Reich, dal 1933 al 1945, ministro plenipotenziario per la mobilitazione alla guerra totale e generale della Wehrmacht, con l’incarico della difesa di Berlino dall’aprile del 1945 e, dopo il suicidio di Hitler, il 30 aprile 1945, per quasi due giorni, Cancelliere del Reich.
Le sue tecniche di propaganda furono uno dei fattori principali, che consentirono al nazismo l’ascesa al potere, in Germania, nel 1933.
Errato, fuorviante e grave, pertanto, è l’accostamento, lanciato da Beppe Grillo, tra “Herr Doktor”, come Hitler chiamava Goebbels, per la sua laurea in letteratura, e Michele Anzaldi, che è un deputato del PD, membro della Commissione di Vigilanza sulla Rai.
Secondo l’esponente renziano, la direttrice del Tg3,
Bianca Berlinguer, “ha dato tanto, ma così tanto, alla Rai, che può anche bastare”.
Mentre, su Rai 3, diretta da Andrea Vianello, “Ballarò” “sforna editoriali contro il governo e intervista in pompa magna un grillino a settimana”.
Dal momento che non esistono, nè a Saxa Rubra nè altrove, giornalisti intoccabili, non lo è neppure la figlia del leader storico del Pci, la “zarina rossa”, come viene chiamata la numero uno dell’ex tele-Kabul.
Le critiche, sui contenuti dei Tg e sugli ospiti dei talk, sono legittime. Ma le linee editoriali vengono varate dai direttori e approvate dal Consiglio di amministrazione. E, sulla qualità dei programmi, decidono non i politici, ma i telespettatori, azionando i tele-comandi.
È eccessivo straparlare di “regime” di Renzi, come furono quelli di Hitler e di Mussolini, che ordinava ai giornali di conformarsi alle direttive del ministero della Cultura popolare.
E Matteo non ha emanato alcun “editto bulgaro”. Sinora, il leader del PD non ha epurato nessuno, come Berlusconi, che ordinò all’allora direttore generale, l’ex craxiano calabrese Saccà, di cacciare dal video Santoro, Biagi, Luttazzi e Travaglio. Ma il Cav.era proprietario di tre reti Mediaset e, nei TG della Rai, aveva piazzato dei giornalisti, che obbedivano soltanto al premier.
Oggi, invece, nei Tg, e soprattutto nei talk, prevale la denuncia, allarmata, dei tanti problemi del Paese sull’ottimismo e sulla sottolineatura dei tentativi di cambiamento, operati dal governo.
Renzi non può scaricare sui giornalisti le colpe per l’attenuazione, in tanti settori, di quel clima di ottimismo, che si respirava quando, serenamente, sfrattò Enrico Letta da Palazzo Chigi.
Ma i giornalisti dovrebbero assicurare il pluralismo e non dare agli italiani l’impressione di un servizio pubblico, sempre e comunque, spina nel fianco dell’esecutivo.
Durante il berlusconismo, si facevano, in piazza, i girotondi e, negli studi, si cantava “Bella, ciao !” contro il “regime liberticida” del “tiranno di Arcore”. Oggi non si prospettano nuovi martirologi.
I partiti fuori dalla Rai ? Sarebbe bello, ma non accadrà. Tacciano, dunque, gli ultras che, come De Luca, hanno blaterato di “camorrismo giornalistico”, e anche i nostalgici dei processi televisivi all’”infame e corrotto potere”.
Tra le mission di Renzi, riemerga la ricerca di un ancoraggio più solido del rapporto tra politica e informazione. E, soprattutto, si operi un tentativo, serio, di sottrarre la Rai al doppio guinzaglio : quello dei partiti e quello del pesante duopolio servizio pubblico-Mediaset, ratificato dalla legge-Gasparri, che va modificata.

