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Politica
Perché a Renzi conviene andare a votare. Di Angelo Maria Perrino


Di Angelo Maria Perrino


La Serracchiani e Lupi mi sono saltati addosso quando ho osservato a Porta a Porta che secondo me Matteo Renzi potrebbe essere tentato di votare. "Ma sei matto", era il senso delle loro obiezioni. "Sarebbe da irresponsabili... Il Paese non può bla bla bla... Dobbiamo fare le riforme".

Fare le riforme? Magari.

Le aspettiamo tutti e da anni.

Ma per fare le riforme ci vogliono i voti in Parlamento. E Renzi non li ha a sufficienza.

Poiché al Senato ha bisogno per stare in piedi dei voti di Alfano e del Ncd. Che possono perfino non bastare se, come è accaduto quando il governo è andato sotto sull'emendamento leghista per la responsabilità civile dei magistrati, tornano in azione i franchi tiratori non renziani annidati nella vecchia guardia del suo partito.

Alfaniani determinanti e sacche non allineate del Pd con il maldipancia, alla Mineo, per intenderci: sono i due crucci, i due handicap di Renzi. Gli ostacoli che lo obbligano a fare a cazzotti tutti i giorni sul ring della politica con un braccio legato dietro alla schiena.

Con loro dovrà negoziare tutto. E, viste le sottodivisioni interne, non è neanche assicurato il risultato.

Mentre invece la gente, dopo il 40 per cento delle Europee, tende a sopravvalutare il peso numerico e politico del premier accrescendo le attese e le pretese di performance.

E' quella che a Porta a Porta ho chiamato l'"illusione ottica". Che ingenera ansia da prestazione.

Sicché se io fossi in Renzi, uomo di orecchio raffinato e grande senso del ritmo, non scarterei l'ipotesi di creare le condizioni per andare al voto politico in autunno portando a casa un bel en plein e assicurandosi la forza parlamentare necessaria per governare e fare le annunciate riforme. Non è facile, ma può farcela.

L'uomo piace, applica la "disruption" (discontinuità e scompiglio, il nuovo mantra della società liquida, globale e internettiana), vuol cambiare e ammodernare l'Italia.

O sfrutta ora il vento in poppa e la luna di miele con gli italiani oppure, a colpi di bocciature e stop and go, tra sei mesi è cotto.
Gli elettori, mobili e fluidi, non aspettano e, come ci hanno insegnato le ultime tornate elettorali, cambiano cavallo con grande rapidità. Renzi lo sa.
 

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