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Politica
I sindacati e il bluff dell'articolo 18


Di Adriana Santacroce


        Che Renzi fosse un po' un imbonitore, e che si dovesse fare la tara a tutto quello che dice, l'avevamo intuito da molto tempo. Ma che tutto questo cinema sul l'articolo 18 fosse un movimento a vuoto (una specie di cyclette come dice il mio amico e direttore Angelo Perrino) che nasconde problemi più pesanti no. Almeno io non lo avevo capito.
        L'art. 18 non viene tolto. Resta il reintegro per chi viene licenziato per motivi discriminatori (e in fondo lo garantisce già la Costituzione). Ma resta anche per i licenziamenti disciplinari. Certo, Sacconi ha precisato che non sarà la regola, che normalmente varrà l'indennizzo. Ma essendo il Jobs act una legge delega é facile intuire che le maglie saranno larghe e che la discrezionalità del giudice avrà la meglio. E dunque cosa resta? Solo il licenziamento economico. Qui il reintegro non c'è più. Ma lo aveva già fatto la Fornero. Non se lo ricorda nessuno ma è così. Forse sarà possibile anche il licenziamento individuale e non solo quello collettivo. Ma anche per quello il datore di lavoro dovrà seguire con precisione determinati criteri. L'anzianità, i carichi familiari e poi la professionalità. Come a dire: se l'azienda ha bisogno di licenziare non può farlo con il dipendente  meno produttivo ma deve usare altri criteri. Sennò ricade nella discriminazione. La rigidità resta, forse non tale e quale. Ma non viene rivoluzionata. Sarà più facile licenziare, ma non troppo. Per dirla in sintesi.
       Per non parlare delle diverse tipologie contrattuali. Certo, Renzi parla di "sfoltimento dei contratti in essere". Ma non dice che li eliminerà. Ancora, uguale alla Fornero. Tradotto, non cambia granché. Per questo non capisco la soddisfazione di Confindustria, da una parte, e la rabbia dei Sindacati, dall'altra. I punti che invece non convincono, e sui quali vale la pena di riflettere, sono altri.
    I fondi per gli ammortizzatori non bastano a garantire quel sussidio universale tanto decantato dal Premier. Quest'anno, per la cassa in deroga, lo Stato ha speso 2 mld contro i 3 dello scorso anno. Per il 2015 il Governo stanzia, a fatica, 2 miliardi. Non ci vuole un laureato in matematica per capire che i nuovi ammortizzatori non possono coprire tutti quelli che perderanno il lavoro. Anche perché i lavori, e non i posti di lavoro, non saranno di certo duraturi. Quando Renzi dice di aver creato 153 mila posti di lavoro usa un criterio aritmetico a suo favore. Ma l'istat, che non conosce propaganda, dice chiaramente: 70mila nuovi lavori dalla primavera ad oggi. Il punto è che non si dice che tipo di lavori. Dal contratto a tempo indeterminato, a quelli stagionali, a quelli di un anno. C'è tutto in questi 70mila. Gente che trova il lavoro ma che non è detto lo conserverà.
      Allora, perché il Sindacato non combatte per i veri problemi e non la smette di insistere sempre e solo sulle questioni Ideologiche tipo l'art. 18? Dite chiaramente quali sono i limiti del provvedimento del Governo. Fate anche voi un po' di populismo per comunicare efficacemente. Landini ci ha provato. Coraggio! Il presidente del Consiglio ha garantito un paracadute a chi perderà il lavoro. Almeno questo dovete pretenderlo.

Su Twitter @AdriSantacroce

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