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Politica
Quel mare che divide Renzi da Salvini


Di Adriana Santacroce


Ha avuto coraggio Salvini a sfidare Renzi a Roma. Fino a pochi anni fa sembrava che il Po fosse il confine naturale del mondo leghista. Roma ladrona era l'urlo ricorrente che faceva della Lega un partito territoriale e 'nemico' del Meridione. Poi è cambiato tutto. È arrivato Matteo, l'altro, e ha deciso che l'avversario era cambiato. Che ha il volto del clandestino e le sembianze dell'euro. Che si combatte con i vaffa e i cortei dove son graditi anche i seguaci di Casa Pound, nostalgici del Duce. E c'è riuscito Matteo. A Roma han partecipato in tanti e il successo non è stato più solo padano ma anche italico.
   
Ma a festeggiare, domenica pomeriggio, non c'era solo il secondo Matteo ma anche l'altro, il premier. Più Salvini ha successo più Renzi è contento e si fa largo nello spazio che lo divide dal leader leghista. La radicalizzazione di Salvini a destra, verso la ricerca del nemico da abbattere con la protesta non può che far bene a Renzi che al momento occupa praticamente da solo quello spazio. Lo sa bene Berlusconi che, con tutti i suoi limiti, respinge una politica di questo genere che parte già minoritaria. Che non può raggiungere l'altra metà della popolazione insoddisfatta del renzismo. Il vaffa accompagnato dalle corse solitarie non funziona. L'abbiamo visto con Grillo che ha buttato a mare l'enorme potenziale che aveva guadagnato. E l'andare a braccetto con chi rimpiange Mussolini ti porta qualche persona in piazza in più ma non ti fa guadagnare voti e, soprattutto, ti trascina nella nostalgia del fascio e in un mare di polemiche. Non sottovaluto il malcontento e la crisi che il Paese sta attraversando. Ma senza una vera invasione di immigrati o un radicale peggioramento delle condizioni economiche è molto difficile che la protesta leghista antieuropea e neo protezionista diventi maggioritaria.
     
Il problema è cosa fare di quello spazio, quel mare, come lo ha definito il presidente del Consiglio regionale lombardo Cattaneo (NCD), che divide Renzi da Salvini. La politica del Governo è, al momento, una politica di Centrodestra. Il Jobsact e la responsabilità dei magistrati sono stati, per anni, i sogni di Berlusconi ma arrivano da un Governo a guida Pd. È molto difficile per chiunque, che si chiami Alfano, Passera o Berlusconi, smarcarsi da scelte di questo genere. È sempre stata, soprattutto, la politica economica a distinguere la Destra dalla Sinistra. Sfumata questa differenza è davvero complicato buttare le basi per un Centrodestra liberale che sia altro dal Pd. Renzi sta cannibalizzando quello spazio con grande abilità. E il progetto del Partito della nazione è la sua naturale evoluzione.
    
Le uniche manovre che restano sono quelle dei diritti civili e del ruolo dell'individuo. La prima, dalle coppie di fatto allo ius soli, all'eutanasia. Qui Renzi ha un'impostazione progressista e di Sinistra. Qui il Centrodestra può farsi sentire a difesa dei valori più conservatori e tradizionali. Lo faccia. E ancora, forse, la visione d'orizzonte. Radicata sull'individuo e sulla famiglia, a destra, e sulla solidarietà sociale, a sinistra. Se guardiamo il bonus bebè, una manovra che mai un Governo di sinistra avrebbe scelto e che, invece, Renzi ha fatto, vediamo altro terreno che il leader del Pd ha tolto al potenziale avversario. Sottigliezze, forse. Ma se il Centrodestra non si sbriga a far suoi precisi progetti liberali e distinti dal Pd, Renzi occuperà sempre più spazio. E di quel mare non resterà più nulla.

@AdriSantacroce
 

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