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Politica

“Se noi falliamo violenza in strada” ha detto oggi Grillo. La solita battuta? No c’è qualche cosa di più profondo. La sua è una ipotesi su ciò che poteva o potrà succedere non priva di ragione. Apre ad una analisi sul M5S che è stata fatta dagli scrittori e intellettuali bolognesi Wu Ming distrattamente ignorata. I Wu Ming dicono questo: “Crediamo che negli ultimi anni il Movimento 5 stelle sia stato un efficiente difensore dell’esistente. Una forza che ha fatto da “tappo” e stabilizzato il sistema. È un’affermazione controintuitiva, suona assurda, se si guarda solo all’Italia e, soprattutto, ci si ferma alla prima occhiata.

Ma come? Grillo stabilizzante? Proprio lui che vuole “mandare a casa la vecchia politica”? Proprio lui che, dicono tutti, si appresta a essere un fattore di ingovernabilità? Noi crediamo che negli ultimi anni Grillo, nolente o volente, abbia garantito la tenuta del sistema. Negli ultimi tre anni, mentre negli altri paesi euromediterranei e in generale in occidente si estendevano e in alcuni casi si radicavano movimenti inequivocabilmente antiausterity e antiliberisti, qui da noi non è successo.

Ci sono sì state lotte importanti, ma sono rimaste confinate in territori ristretti oppure sono durate poco. Tanti fuochi di paglia, ma nessuna scintilla ha incendiato la prateria, come invece è accaduto altrove. Niente indignados, da noi; niente #Occupy; niente “primavere” di alcun genere; niente “Je lutte des classes” contro la riforma delle pensioni. Non abbiamo avuto una piazza Tahrir, non abbiamo avuto una Puerta de Sol, non abbiamo avuto una piazza Syntagma. Non abbiamo combattuto come si è combattuto – e in certi casi tuttora si combatte – altrove. Perché?”


Andate a leggere www.internazionale.it  e troverete anche la loro risposta. Veniamo al populismo la cui sostanza non è la superficiale formula del demagogo che liscia il pelo del popolo raccontando quello che vuole sentirsi dire, ritornello ripetuto da mesi e che ha messo d’accordo tutti a destra e sinistra. In questo senso Grillo non è affatto populista. Il populismo non è nelle virtù di una persona, è l’idea della rivoluzione politica che non cambia i rapporti sociali di produzione.

Per intenderci è andate tutti a casa, tutti fuori dalle istituzioni politiche che arriviamo noi, popolo, cittadini, a cui le istituzioni appartengono; ma il populismo non è in grado di dire e praticare fuori tutti i consigli di amministrazione dalle imprese, dalle banche e dai luoghi di lavoro perché appartengono a chi ci lavora. E questo spiega perché da autorevoli fonti del mondo finanziario ed economico internazionale e italiano affiorano consensi e c’è qualcuno che pensa di poter cavalcare un movimento che può cambiare un sistema politico ma non lo stato di cose esistente.

Lo stato dell’arte è questo, poi tutto si muove e può cambiare .

Fausto Lupetti

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