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Politica

di Sergio Luciano

Ma adesso perchè i ricchi imprenditori non si fanno un po' gli affaracci loro e rispettano di più le istituzioni, gli elettori e perfino la vituperata casta politica? Dal suo buen ritiro a Montecarlo, l'ex “Martinitt” Leonardo Del Vecchio – padrone del colosso Luxottica - ha esternato poco fa, a sostegno di una “premiership” per Beppe Grillo, condendo il suo acuto parere con un apprezzamento indistinto verso tutti gli ex presidenti del Consiglio: “Perche' no? Non credo che sia più stupido di quelli che abbiamo avuto fino adesso...”.

Ora: se c'è un'esperienza che inebria e confonde le idee a chiunque è quella del successo imprenditoriale. Il successo imprenditoriale fa credere a chi lo miete di avere una marcia in più, un'attitudine ovvia per la politica, e in generale, per amministrate la “cosa altrui”. E questo nonostante chi abbia fatto impresa ad alto livello sappia bene su quali compromessi “non può non averla fondata”, quasi sempre: tanto che per Sant'Agostino, dietro ogni grande ricchezza c'era un grande crimine... Ma al netto dell'onestà di un successo imprenditoriale – nel caso del patron di Luxottica innegabile – gli imprenditori non sono quasi mai stati dei bravi governanti, lo dmostra la storia – del mondo, ma bisogna averla letta, e forse al collegio dei Martinitt, comprensibilmente, non andavano per il sottile.

Perchè? Semplice. Chi guida un'impresa ha il diritto-dovere di dare ordini secchi e di attendersi di vederli eseguiti. Chi governa in democrazia ha invece il diritto-dovere di mediare tra gli interessi, spesso distanti, di tutti coloro che rappresenta. Chi guida un'impresa è, lecitamente, un dittatore in casa sua; chi guida un governo deve rispondere di ogni suo gesto. Chi guida un'impresa può licenziare, almeno alcuni dei suoi dipendenti; chi guida un governo può essere licenziato.

Basta aver frequentato qualche assemblea di condominio o di onlus – dove gli interessi dovrebbero essere modesti o comunque gestibili - per aver toccato con mano quanto sia difficile mettere d'accordo persone anche perbenissimo che ragionano in modo diverso. Questo un imprenditore non lo sa? Lo sa se ci riflette, ma troppe volte non ci riflettono più, circondati come sono da coorti di leccaculo adoranti, strapagati per dire sempre sì, e proprio Del Vecchio – che, onore al merito, ha dimostrato al mondo di saper delegare potere vero al management – per quel poco che si esprime (vedasi sul caso Generali) è considerato l'Oracolo di Delfo, senza esserlo.

Quando vent'anni fa Carlo De Benedetti si oppose con tutti i mezzi, e schierò i suoi giornali, contro l'ascesa di Berlusconi e giustamente teorizzò che un imprenditore non deve scendere in politica, proprio perchè non ne ha il “dna”. C'hanno provato un po' ovunque nel mondo, a farlo, ed è sempre stato un mezzo disastro, perfino negli Stati Uniti, dove peraltro imprenditori “in servizio effettivo” non erano nemmeno i Bush e l'unico caso decoroso (ma è un sindaco, non un premier) sembra essere Michael Bloomberg a New York.

E dunque per il grande Del Vecchio, a Palazzo Chigi hanno albergato una serie di stupidi. Dunque non vede differenze tra Grillo e gli ex premier; Berlusconi a parte, che gli sta così antipatico essendo stato, almeno questo lo riconoscono anche i nemici, un grande imprenditore, Grillo equivale per Del Vecchio a uno come Prodi, come Amato, Ciampi, Dini...Grillo dvee dunque andare a Palazzo Chigi essendo il capo, non eletto, del terzo partito. E con la Costituzione ci puliamo gli occhiali della Luxottica.

Va bene, ha parlato l'Oracolo, avrà ragione senz'altro. Ma siamo sicuri che nella sua grande azienda non ci sia ancora bisogno di tutta la sagacia del fondatore, così da tenerlo occupato?

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