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Politica

Egregio Direttore,
oggi tutti i comunisti e radical chic
chiedono e obbligano la popolazione a dimostrare solidarietà al ministro Kyenge perché è attaccata e offesa in ogni momento pure da grandi professori che le danno dell'incompetente e raccomandata. Purtroppo ci sono certi politici ignoranti e mangia pane a tradimento che sono talmente incompetenti e miracolati che non riescono a criticarla sui fatti concreti (che non mancano come abbiamo visto dalle prime pagine del Corriere della Sera).

Il ministro merita tutto il nostro rispetto e ammirazione, anche per il ritorno di immagine che sua santità Boldrini e la chiesa di Sel stanno avendo. Io chiedo alla paladina dei diritti Boldrini e alla chiesa laica di Sel: ma Berlusconi colpito da una statuetta o le politiche del centrodestra tacciate di essere prostitute o i politici a cui non è permesso sposarsi in santa pace, non meritano forse questi la stessa venerazione? O almeno un cenno della vostra santità? L'Italia deve imparare che i diritti sono uguali per tutti e non aumentano se si è di Sel o amici.

Massimo Moletti

 

L'EDITORIALE CHE HA ACCESO
IL DIBATTITO

Affaritaliani.it non è di destra né di sinistra, semplicemente è avanti. Ma, alla vigilia dell'imminente scadenza processuale in Cassazione, non ho difficoltà ad ammettere il fatto che io sinceramente mi augurerei che Silvio Berlusconi venisse assolto. Me lo auguro per lui, per la sua famiglia, ma soprattutto per il mio Paese: non sarebbe edificante avere agli arresti domiciliari o assegnato ai servizi sociali (magari ai City Angels del bravo Mario Furlan) colui che è stato, a torto o a ragione, il premier più longevo della storia repubblicana ed è tuttora azionista di maggioranza dell'unico governo possibile prima del vuoto politico-istituzionale e di un possibile default. Nonché anima unificante e collante unico del centrodestra italiano. Un uomo necessario, insomma, in questa fase.

E poi, diciamocelo, se la sinistra vuole liberarsi dell'avversario politico più ostico e resistente, se vuole mandare a casa colui che ha costretto a ritirarsi una decina di leader avversari, da Prodi a Rutelli, da Veltroni a Bersani, è bene che lo faccia attraverso la politica, ossia le elezioni, cioè la qualità dei programmi e delle persone, e non per via giudiziaria.

Anche perché non si illudano i suoi avversari: Berlusconi condannato e di conseguenza espulso dal Palazzo romano per indegnità, acquisirebbe ottimi argomenti per allungare all'infinito la sua pur lunga vita politica. Con il rischio che ci si avvii a un suo secondo ventennio.

di Angelo Maria Perrino


La lettera di Giorgini Luciano

Buongiorno Direttore,

ho letto lo scambio di opinioni che Lei ha avuto con alcuni lettori ma - sinceramente, senza voler insegnare nulla a nessuno - non ho trovato quello che considero un punto focale della vicenda. Berlusconi dovrebbe venire giudicato per quanto ha commesso (oppure no...) e la politica, scusatemi, in questo nulla dovrebbe entrare. Forse sarà una "visione" utopica del mondo, che non tiene in considerazione le mille sfaccettature di cui la storia del mondo stesso si è sempre nutrita. Ma, gentile direttore, il sottoscritto ha sempre avuto il "sogno" di trovarsi, nel caso così dovesse essere, davanti a giudici imparziali che - qualsiasi sia la sentenza - lo abbiano giudicato con coscienza, in base agli atti processuali e alle leggi in vigore e non perchè "mister X", accusato da "Y" di aver fatto "Z" sia di destra, sinistra, qualunquista, ricco, povero o politico e ricopra ruoli più o meno importanti... altrimenti, cortesemente, si tolga la scritta "La giustizia è uguale per tutti" da ogni tribunale. Potrei aggiungere altri argomenti, entrando nel merito dell'opportunità "politica" del giudizio a Berlusconi, ma tali disgressioni sono sempre fini a se stesse e pesantemente condizionate dall'ideologia politica da cui - purtroppo o per fortuna? - il sottoscritto ha sempre cercato di tenersi lontano, provando ad avere una "visione d'insieme" e non condizionata a quello che, in proiezione universale, sembra essere un macroscopico "gioco delle parti", un po' come fanno i tifosi di una squadra di calcio. Berlusconi venga giudicato con serenità per quanto gli viene contestato, questo dovrebbero chiedere i cittadini italiani, giornalisti e politici stessi.

Cordiali saluti.
Giorgini Luciano

Caro Direttore,
Vi è, nel suo pur interessante editoriale, un aspetto sui quali vorrei brevemente soffermarmi. Riguarda il generale e collettivo "sortilegio" che ha colpito una gran parte della popolazione italiana. Persone colte e intelligenti come Lei e persone semplici e superficiali come tanti altri, si sono convinti nella maniera più assoluta e totalizzante che i processi a carico di Belusconi siano tutti una montatura dei "comunisti" al fine di detronizzare il "rais".  Il fatto che Berlusconi possa effettivamente essere un corruttore, evasore fiscale, che abbia creato ad arte fondi neri per "oliare" certi meccanismi o per altri interessi personali, il fatto che sia sempre (fino ad oggi) riuscito a fuggire dai processi con prescrizioni e leggi ad hoc, finendo per massacrare un "sistema giustizia" già al lumicino, il fatto che vi siano documenti, testimonianze, dati certi e inoppugnabili attestanti i reati di Berlusconi in maniera incontrovertibile al di là delle sentenze stesse, non scalfisce minimamente la "fede" cieca e assoluta che il tutto sia opera di geniali cospiratori, magari gli stessi che hanno boicottato l'elezione di Prodi a Presidente della Repubblica unicamente al fine di salvare Berlusconi, per poter continuare a cospirare contro di lui, perchè non ne possono più fare a meno. Caro Direttore, siamo ormai al ridicolo planetario, tutto il mondo ride di noi e noi continuiamo a baloccarci su fatto che un vecchietto di 77 anni, che in vent'anni non ha mai fatto nulla di buono per il paese che dice di amare (e ne abbiamo dolorosa dimostrazione) debba o no subire un giusto processo, come tutti.

Con i più cordiali saluti.
Dr. Leonardi Gaspare
 

Egr Direttore

Ho letto il suo editoriale su Berlusconi, lo trovo perfetto e come al solito lei esprime delle realtà condivise di chi a buon senso.
Mi complimento con lei e con il suo Giornale.
 
Renato Innocenti Livi

LA RISPOSTA DEL DIRETTORE ALLE NUOVE LETTERE

Ringrazio i lettori per i loro interventi. Quel che colpisce e rallegra e' lo stile garbato con il quale accompagnano i loro argomenti, pur severi e rigorosi.In epoca di twittate negli occhi e canee da talk show,sono gia' un bel risultato, specie sul web.Li pubblichiamo offrendoli al libero dibattito,che vogliamo mantenere aperto fino al giorno fatidico della sentenza, convinti con questo di assolvere al nostro compito di giornale che puo' giocarsi il privilegio della sua indipendenza.

Nel merito: io ho cercato di sviluppare un buon ragionamento su questa povera Italia finita nell'angolo a causa degli errori e degli egoismi, degli appetiti e dei maneggi della sua classe dirigente. E i buoni ragionamenti diceva Sthendal,offendono...
Nonostsnte  condivida molti degli argomenti che mi sono stati contrapposti(specie il fatto che Berlusconi non abbia concluso molto nel suo ventennio politico,mentre viceversa penso che negli anni la magistrstura un certo accanimento verso di lui tutto sommato l'abbia tradito)resto della mia idea e cioe' che anteporre la cacciata di Berlusconi ad ogni altra priorita' nazionale sia un lusso che, per gli incastri politico-istituzionali e il contesto socio-economico complessivo,non possiamo assolutamente permetterci in questo momento. Un lusso che tra l'altro nasconde un riflesso condizionato e un'ossessione  e in qualche modo sottace una dipendenza eccessiva dalle gesta passate e future del cavaliere di Arcore.

Di Angelo Maria Perrino

 

LE PUNTATE PRECEDENTI
 

LA MAIL DEL LETTORE STEFANO BIANCHI
 

Pregiatissimo Direttore,
ho seguito
con attenzione la discussione scaturita dalla Sua, rispettabilissima, presa di posizione circa l'onorevole ( titolo forse un po' abusato nel caso) Silvio Berlusconi. In merito devo dire in tutta onestà che sono perplesso, un po' scocciato e molto indignato.

E' chiaro che non si può augurare il carcere a nessuno previa condanna in sede definitiva, ma è evidente che Silvio Berlusconi rappresenta un problema al di là delle vicende giudiziarie che lo riguardano. Un problema, mi consenta, più per il centro-destra che per il paese. Dico questo perché è difficile non evincere che rappresenta l'elemento catalizzatore di una serie di forze politiche che senza di lui sarebbero allo sbando; rappresenta l'elemento collante di una coalizione che in tutti questi anni non ha saputo crearsi una identità politica autonoma, indipendente e democratica che non coincidesse con la visione personalistica del suo progenitore. E questo personalismo assoluto e becero ha trascinato con se tutta l'attuale classe dirigente del Pdl che nell'assoluto servilismo non ha capito il mutamento dei tempi e non ha creato le strutture e le persone alternative necessarie ad una successione obbligata per rendere credibile un centro-destra di anima europea, con una percezione più democratica del suo essere e più consapevole che il proprio valore, il proprio consenso ed la propria visione politica non possono essere succubi, nel futuro,  delle pretese di un singolo.

E' mancato il progetto nel centro-destra e la perplessità deriva proprio dalla consapevolezza che questa classe politica di centro-destra non si discosta dal passato e non ha rigurgiti di orgoglio capaci di dare nuova linfa ad una realtà necessaria alle fondamenta democratiche del Paese. Certo uno statista (e Berlusconi certo non lo è) avrebbe letto meglio l'evoluzione dei tempi e con accortezza avrebbe preparato con più lungimiranza la sua uscita di scena ed una "continuità politica" del proprio partito. Me resta la realtà che il Cavaliere rappresenta l'unico punto di riferimento di questo centro-destra ed è difficile immaginare cosa potrebbe succedere in caso di una sentenza a lui sfavorevole. Ma la Legge è uguale per tutti ed una eventuale condanna dovrebbe essere vissuta nel solco di questo adagio che presuppone anche il rispetto di chi esercita questo potere per conto del Paese e di tutti i cittadini che con questo potere si confrontano con mezzi e possibilità molto diversi da quelli esercitati dal cavaliere.

Sono anche un po' scocciato per questo governo sempre in stallo che non riesce a concretizzare nulla se non rimandare IMU e IVA senza essere in grado di produrre quei tagli strutturali che permetterebbero risparmi e recupero di risorse per far fronte al rilancio dell'economia e dar fiato alle famiglie. Il premier Letta ha portato a casa dall'Europa soldi cash per riavviare le assunzioni ma, per fare un esempio banale, se la nave non ha benzina e non si stacca dalla banchina l'armatore può assumere tutti gli equipaggi ma di clienti che pagano per andare in crociera non ce ne saranno mai.

Pertanto sarebbe bene rilanciare l'economia per permettere alle Aziende di assumere prima di fare altri passi. Con l'Imu siamo tornati al governo Prodi e alle misure del PDL che, per permettere a Berlusconi di proclamarsi paladino della prima casa ed azzeratore dell'ICI, aveva eliminato la tassazione sulle ville di pregio ed immobili di lusso che il buon Prodi aveva mantenuto. Quanti anni persi per nulla. Ed ora i nostri politici si sono accorti che anche se l'evasione fiscale esiste e va combattuta, riuscire a recuperare un quarto di quanto dovuto, senza ripercussioni catastrofiche sulla nostra già fragile economia, rappresenterebbe già un successo (alla faccia di chi a sempre pagato).

Ed infine l'indignazione derivante dalle figure che facciamo a livello internazionale. In un paese normale il buon ministro Alfano si sarebbe già dimesso da "subito". Invece da noi ci si nasconde dietro un  improbabile "non ne sapevo nulla". Ma i sottoposti eseguono quello che i superiori ordinano e se i superiori non ordinano o non sanno cosa succede è perché non sono all'altezza e quindi vanno destituiti. Lo stesso vale per un vicepresidente del Senato che apostrofa un Ministro della Repubblica dandole "dell'Orango". E tutto dovrebbe concludersi quasi in modo goliardico con delle scuse ed una stretta di mano? Ma dov'è il rispetto per le Istituzioni e per le persone , specie quelle che per le loro funzioni rappresentano tutti i cittadini italiani. Ci sono dei ruoli , delle posizioni che richiedono atteggiamenti, comportamenti integerrimi che non ammettono "defaiances" di qualsiasi tipo. Ne va dell'immagine dello Stato e di noi Italiani.

Spero che questo Governo faccia il minimo che gli è stato richiesto, ovvero vari una legge elettorale in tempi stretti che ci riporti alle urne e ci permetta di rieleggere un esecutivo che dia dignità al Paese ed alle Sue istituzioni e che sia rispettoso delle istanze che i cittadini avanzano in questi tempi sempre più bui.
 
Cordialmente.
 
Stefano Bianchi


LA RISPOSTA DEL DIRETTORE

Caro Bianchi,
d'accordo sulle sue premesse, dissento sulle conseguenze. Non credo infatti che il governo potrà mai riformare la legge elettorale poiché spetta al Parlamento, cioè ai partiti. E i due maggiori, Pd e Pdl, che negli ultimi anni si sono alternativamente giovati dell'abbondante premio di maggioranza previsto per il vincitore, difficilmente metteranno mano a un meccanismo che li premia. Dunque chi evoca il voto anticipato sappia che, al di là delle dichiarazioni e rassicurazioni da talk show, se si rivotasse lo si farebbe inevitabilmente con il Porcellum.

Di Angelo Maria Perrino


LA NUOVA LETTERA DI STEFANO BIANCHI

Carissimo Direttore,
grazie per la Sua cortese risposta. Mi scuso per l'inesattezza riguardo la legge elettorale, ma vedo che sulla stessa abbiamo, più o meno, le stesse idee. Quello che io auspico, con la coscienza che difficilmente vedrà la luce perché, come giustamente Lei evince, i partiti non sono masochisti, Lei lo dà per scontato ed assimilato. A volte cercare di non essere più realisti del Re induce qualche speranza, merce rara di questi tempi.
Seguirò con attenzione i suoi prossimi editoriali e le sue, sempre ficcanti ed intelligenti provocazioni. Nell'attesa buona giornata e buon lavoro.

Stefano Bianchi
 

LA LETTERA DI UN LETTORE

Gent.mo direttore Perrino,
trovo davvero sconcertante il suo editoriale pro Berlusconi. Un uomo che ha portato al disastro più completo, non solo economico, ma anche di immagine e serietà, la mia Italia.

Lei dice che Affaritaliani.it non è di destra né di sinistra, semplicemente è avanti.
Io trovo invece che sia indietro, alla vecchia e stagionata politica, alla politica dell'ipocrisia e del furbismo italiota che tanto discredito ha portato agli italiani onesti.

Lei ha paura che se condannano B. le cose peggioreranno in Italia. Ne è proprio convinto?
Quando uno sventurato ha un tumore lo deve estirpare il prima possibile, pur sapendo che poi la riabilitazione sarà lunga e faticosa, altrimenti conviverci porterà solo ad ulteriore debilitazione dell'organismo.

E' come se Lei, dott. Perrino (è solo un esempio e lo prenda come tale) avesse una moglie un po' esuberante e che la signora le facesse corna a go-go. Tutti saprebbero della situazione, l'unico a negarlo sarebbe Lei, perché la Famiglia è sacra e va mantenuta unita. Quindi a passeggio per la città mano nella mano infischiandosene dei sorrisini maliziosi.

Io ritengo Berlusconi il peggio che l'Italia abbia potuto esprimere, insieme al nulla espresso dalla sinistra italiana. Ed i risultati li abbiamo sott'occhi.
E so già che qualunque sia la decisione della Cassazione le cose per la mia Italia non miglioreranno. Purtroppo il paradosso è questo. Perché siamo sul serio mal ridotti. Economicamente ma soprattutto come onestà, rispetto, serietà, competenze, giustizia sociale, ecc ecc ecc.
Mi dispiace, ma il Suo editoriale è stato un'autentica delusione.
Cordialmente.

Di Luciano Casaccia


LA RISPOSTA DEL DIRETTORE

La ringrazio, caro Casaccia, del suo contributo dialettico: la discussione e il confronto sono il sale della vita democratica e l'essenza e la reason why di un giornale indipendente.

Sapevo che scrivendo quel pezzo mi sarei attirato molte critiche(in realtà sono molto maggiori i consensi e la sua email resta isolata), ma ci sono dei momenti in cui si deve avere il coraggio di uscire dal coro.

Nel merito: se legge meglio l'articolo che tanto la irrita, vedrà che le mie opinioni non sono affatto opposte alle sue. Sono semmai diverse le conclusioni. Il mio non è un editoriale pro-Berlusconi, ma semmai pro-Italia. Nel senso che  io temo che una crisi di governo conseguente alla condanna di Berlusconi sarebbe per l'Italia un colpo devastante che ci getterebbe nel caos istituzionale e politico e nella paralisi gestionale e amministrativa, consegnandoci come agnelli sacrificali alla speculazione internazionale e alla più cupa crisi economica. Guai per tutti, insomma. Meglio evitare, o no?

Di Angelo Maria Perrino

 

LA CONTROREPLICA DEL LETTORE

Caro Direttore,
è fuor di dubbio che Lei, io e una larga maggioranza della popolazione vogliamo il bene dell'Italia. Non possono dire la stessa cosa la classe politica al completo o quasi, gli evasori, buona parte della dirigenza pubblica, i corruttori e corrotti, le varie mafie ... (il resto lo può aggiungere Lei). Detto ciò voglio ancora entrare nel merito del Suo editoriale e della Sua risposta. Lei ha paura che una condanna di Berlusconi porti ad una sicura crisi di Governo e ci getterebbe nel caos istituzionale con tutte le conseguenze che ne derivano. Guardi il rovescio della medaglia. La Cassazione assolve B. per non creare una crisi di governo. Il massimo organo della Giustizia Italiana entra a piedi giunti (cartellino rosso) sulle caviglie della politica. La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere (art 104 della Costituzione). E invece cosa fa? Si immischia in affari che non la riguardano. Adesso Lei mi spiega come la prenderebbero e si comporterebbero le altre Cancellerie Europee ed extraeuropee se ciò avvenisse realmente. Ed i mercati come giudicherebbero l'Italia, che continua ad essere declassata?

Personalmente sono convinto che invece acquisteremmo credibilità politica, istituzionale ed altro ancora. Il più grosso errore che si è fatto in Italia è stato quello di credere che la Destra sia identificabile in Berlusconi. Se così fosse allora ogni discorso diventa "discorso da bar" e questo scambio di idee non serve a niente. Le parlo come ex giovincello in pensione che è sempre stato di sinistra, sinistra moderata. La Destra è stata ed è portatrice di idee buone e condivisibili come lo è la Sinistra. Ed entrambe hanno commesso errori macroscopici.

Il problema vero in Italia non è Destra o Sinistra. Il problema in Italia è Berlusconi, la sua moralità, la sua onestà, la sua credibilità. Ora se B. viene condannato ed il PdL fa cadere il Governo è la classica dimostrazione che i nostri politici sono dei semplici quaquaraqua (dalle mie parti si dice "perdaballe"). E poi diciamolo seriamente. Il governo Letta-Alfano non può durare molto, anzi non deve durare molto. E' un pericolo costante per la nostra democrazia e per la credibilità internazionale. Un ministro degli Interni, nonché vice premier, che non sa che la Polizia sta espellendo in quel modo una giovane donna con la figlia di 6 anni non è credibile e non merita di ricoprire quel ruolo. Eppure! La vicenda mi ricorda il famoso Parlamento che votò con una buona maggioranza che Ruby era davvero la nipote di Mubarak. Siamo alla farsa e non lamentiamoci se veniamo declassati. Mi creda, siamo in ritardo di anni ed anni per estirpare il male e non è detto che una volta estirpato si ritorni alla normalità. Credo che ci vorrà una generazione, accompagnata da una sana politicama non sono molto fiducioso.
Un caro saluto
Luciano Casaccia


E LA NUOVA RISPOSTA DEL DIRETTORE

Pienamente d'accordo con lei nel suo giudizio negativo sulla classe politica (che estenderei all'intera classe dirigente), devo invece chiarire un elemento chiave del mio ragionamento, forse poco esplicito, che smonta all'origine la sua critica: io mi auguro che Berlusconi venga assolto, ma non per motivi di opportunità (sarebbe una giustizia politica che, come lei, aborro), ma per motivi tecnico-giuridici. Ossia per il fatto che le gravi accuse che gli sono state rivolte possano non reggere davanti al vaglio critico dei giudici di terzo grado. Cosa possibile e già accaduta, proprio con il medesimo imputato, SIlvio Berlusconi. E ciò nell'interesse non di Silvio Berlusconi, con il quale non condividiamo alcun interesse, ma del Paese. Per i motivi che le ho già spiegato nei miei precedenti interventi e che qui le risparmio.

Per il resto, rispetto tutte le sue opinioni, ma continuo a ritenere, come ho scritto in altre occasioni, che non vi è alternativa a questo governo messo insieme con lo sputo ma dotato sulla carta di una forte maggioranza parlamentare, quindi in condizione di ben operare in Parlamento, se i partiti smetteranno di fare marketing e campagna elettorale continua (ora stanno già manovrando per le Europee della prossima primavera e ciò spiega molta della temperatura di queste settimane) e diventeranno, costretti dalla forza delle cose, responsabili e seri (anche loro malgrado). Se saltasse questo governo io penso, contrariamente al suo ottimismo, che la crisi trascinerebbe nel caos l'intero vertice istituzionale poiché il presidente Napolitano, che è il tutor di Enrico Letta, ha già fatto sapere pochi giorni fa che lui stesso si dimetterebbe. Dunque teniamoci Letta (e Berlusconi, e Napolitano, simul stabunt, simul cadent), turandoci il naso. E pensiamo positivo, anche se non dobbiamo rinunciare a pungolare, criticare denunciare.

Di Angelo Maria Perrino

NUOVA LETTERA DI UN LETTORE

Egregio Direttore.

 

non vedendo più apparire la polemica sorta dopo la pubblicazione del Suo editoriale su Silvio Berlusconi ritenevo che la vicenda fra i Suoi scritti e quelli del Sig. Casaccia  fosse ormai chiusa e superata.

Il parere del sig. Bianchi, visto solo oggi sul Suo giornale (premetto non sono un assiduo e fanatico frequentatore dell’internet in generale) mi induce a fare alcune osservazioni in merito.

A mio avviso entrambi, di meno il sig. Bianchi, non avete tenuto conto delle motivazioni che hanno indotto Berlusconi a scendere in politica: che non sono stati i motivi apparsi sui libercoli spediti nelle case o le affettuosi riprese televisive fra familiari ed amici. Bensì la valutazione di un forte e massiccio vuoto politico venutosi a creare ove inserirsi, da manager e non da politico, per fare, intraprendere, convogliare, sviluppare  propri affari che stavano assumendo connotazioni da dissesto.

Oggi la sentenza della Cassazione, o di terzo grado come la chiama Lei, che aspettiamo riguarda proprio questo modo di agire. Continuato ed incrementato nel tempo, supportato da reiterate leggi ad personam, ignaro dei richiami di parlamentari, e  dimentico sia degli impegni morali che dei giuramenti assunti in occasione degli incarichi istituzionali. Il tutto nella glorificazione ed esaltazione del proprio io, come hanno dimostrate le successive vicende legate al proprio stile di vita.    

A Suo parere la  condanna a Silvio Berlusconi farebbe piombare l’Italia nel caos politico, istituzionale e finanziario per la sicura caduta del Governo, per la impossibilità di farne un altro, e forse anche per le dimissioni del ns. stimatissimo Presidente dovuta o conseguente ad una forte, rumorosa, ripetuta ed urlata manifestazione dei fedelissimi berlusconiani finalizzata al caos generale con  una ulteriore elezione anticipata ancora con il Porcellum (nome che la dice tutta) ed una ulteriore dimostrazione di ingovernabilità futura.

Sempre a Suo parere l’assoluzione a Silvio Berlusconi eviterebbe tutto questo. Anzi si rafforzerebbe l’esecutivo e si potrebbe procedere al risanamento dell’Italia tant’è che hanno già chiesto di incrementare il numero di ministri dell’area berlusconiana.

Non condivido e dico:

  1. il primo pensiero in caso di condanna sarebbe quello del recupero di credibilità dell’Italia in campo Internazionale.
  2. in caso di assoluzione sarebbe la derisione di tutto il mondo e la conferma della nostra pochezza in generale.

Non condivido, Sig. Direttore, la Sua analisi come non condivido e deploro l’esempio fatto dal sig. Casaccia per le persone che coinvolge nell’esempio.

Io, sig. Direttore, Le faccio questo di esempio.

Come potrebbe essere il Suo comportamento, da industriale qual è, quando in un ipotetico futuro  giorno Lei si accorgesse che il Suo manager, a cui ha dato piena fiducia e delega nell’assunzione di collaboratori, operasse in modo illecito facendo la cresta sui fornitori per acquisti, sui clienti con vendite operando con del nero che tratteneva, che i propri collaboratori tenevano comportamenti poco seri e poco consoni all’attività pubblica, ecc. Come pensa, sig. Direttore, quale potrebbe essere il Suo comportamento? Si farebbe prendere dal dubbio amletico: se lo caccio via gli altri manager mi fanno la fronda,  se lo tengo posso continuare nell’attività. In entrambi i casi ci sarebbe  sempre la Sua fine. Violenta nel primo caso, strisciante nel secondo.

Mi dica, sig. Direttore, quale sarebbe la Sua decisione. Io sono sicuro di un immediato e violento licenziamento nella certezza che il pugno di ferro aziendale rimetterebbe in sesto la propria azienda. Non è assolutamente vero che salterebbe il tutto come pensa Lei. Anzi  potrebbero emergere competenze professionali nuove in precedenza non individuate e/o osteggiate.  

Ecco perché spero che si affermi il diritto della legalità, dell’onestà, del rispetto degli altri ancor più se sono deboli, e soprattutto il rispetto della non sopraffazione.

Non vorrei che si verificasse una terza via, quella di continuare nell’attività politica fregandosene del giudizio di condanna apparendo in pubblico ancora più spregiudicato, duro e deciso, ignaro di tutto nella consapevolezza di non essere toccato.

 Allora sì che ci sarebbero guai grossi. 

Molti cordiali saluti

Pracucci Gianfranco


Egregio Direttore,
faccia in modo di pubblicare questa mia lettera, per far sì che il Sig.Casaccia possa ricordare che la nostra bella Italia è stata venduta all'Europa, dai Governi di sx ad iniziare da Prodi che ci hà messo in Europa pur sapendo che l'Italia non era ancora in grado di poter competere con la Germania. Tuttavia grazie ai 5 anni di governo Berlusconi 2001-2006, l'Italia non è stata sbranata subito dalle inferocite politiche economiche della Germania, e grazie anche, mio malgrado devo dirlo, alla Magistratura, che ancora non si era accorta che Berlusconi era l'uomo da eliminare dalla scena politica. Oggi, che l'Italia è peggiorata di molto rispetto al 2001-2006, assistiamo impotenti allo sfascio definitivo che si profila all'orizzonte, solo perchè noi popolo credevamo alla giustizia Italiana che potesse difenderci, invece tutto vano, assassini, delinquenti, stupratori, speculatori, ubriachi, drogati, tutti fuori liberi di fare ciò che vogliono, l'unica giustizia che vale in Italia è " ARRESTARE BERLUSCONI" bene! e dopo? E dopo finalmente attentiamo gli acquirenti del popolo Italiano.

Grazie
Perri Giuseppe

 

 

 

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