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Politica
Conservatrice, liberale e riformista: esiste una destra oltre il sovranismo

Esiste ancora una destra moderna, liberale e riformista, che segua il solco dei principi ed ideali del conservatorismo, oppure il vento dei nuovi movimenti sovranisti ha appiattito il concetto di destra in qualcosa di ibrido e poco riconoscibile, ma anche un pretesto a cui la sinistra si attacca troppe volte per dimostrare la sua esistenza. La questione sollevata parlando dei brillanti risultati di consenso di Fratelli d’Italia e sulla evoluzione che il partito dovrebbe avere per farne un fruttuoso utilizzo, dall’editorialista del Corriere della Sera, Ernesto Galli della Loggia, merita sicuramente una riflessione in più, facendo un piccolo excursus storico dei conservatori nei principali paesi europei ai giorni nostri.

Il conservatorismo nell'Europa occidentale è sempre stato generalmente rappresentato da due o più partiti, dal centro liberale e moderato fino all'estrema destra. I partiti democristiani hanno avuto la storia più lunga, i loro predecessori sono emersi nel XIX secolo per sostenere la chiesa e la monarchia contro elementi liberali e radicali. Dopo la prima guerra mondiale, i sostenitori degli affari divennero l'elemento predominante in questi partiti. In Italia gli interessi clericali sono rimasti fortemente rappresentati nel Partito della Democrazia Cristiana, che ha dominato i governi del nostro paese per quattro decenni dal 1945.

Questo partito non ha mai avuto una politica coerente, ma sicuramente può definirsi appartenente alla corrente dei partiti conservatori, anche per la sua chiara e ferma opposizione alla sinistra comunista, che in Italia ha sfiorato il clamoroso, per quei tempi, sorpasso alle lezioni generali del 1978. Quando l'Unione Sovietica crollò nel 1991 e il comunismo non fu più percepito come una minaccia per l'Europa, i democristiani persero gran parte del loro sostegno. La loro eclissi coincise con la crescita di altri gruppi conservatori e nazionalisti precedentemente al di fuori della corrente principale della politica italiana - come la Lega Nord, che chiedeva la creazione di una repubblica italiana federata, e l'Alleanza Nazionale (fino al 1994 il Movimento Sociale Italiano), e di un nuovo partito nazional popolare, Forza Italia, di Silvio Berlusconi.

In Germania, un paese diviso tra cattolici romani e protestanti, la chiesa ha svolto un ruolo molto meno significativo nel principale partito conservatore, l'Unione Democratica Cristiana. Dopo il 1950, a seguito di un dibattito interno su questioni economiche e sociali, il partito adottò un programma che includeva il sostegno a un'economia di mercato e un forte impegno a mantenere e migliorare l'assicurazione sociale e altri programmi di assistenza sociale. Illustrando il carattere conservatore del clima politico tedesco dalla fine della seconda guerra mondiale, il Partito socialdemocratico tedesco all'opposizione ha progressivamente eliminato il contenuto socialista del suo programma, al punto da abbracciare la motivazione del profitto in un congresso di partito a Bad Godesberg nel 1959.

Al potere ininterrottamente dal 1982 al 1998, i Democratici Cristiani hanno presieduto l'unificazione della Germania dell'Est con la Germania dell'Ovest in seguito al crollo dei regimi comunisti sostenuti dai sovietici in tutta l'Europa orientale nel 1989-90. Dagli anni '90, i conservatori tedeschi tendevano ad aderire a un'ideologia di governo minimo, deregolamentazione, privatizzazione e repressione dello stato sociale. Mettere queste idee nella pratica politica, tuttavia, si è rivelato difficile se non impossibile, dal momento che molti tedeschi hanno continuato a sostenere un'ampia rete di sicurezza di assicurazione contro la disoccupazione e altri programmi di assistenza sociale.

A differenza dell'Italia e della Germania, nessun partito cristiano-democratico è emerso in Francia per rappresentare l'opinione conservatrice moderata. Invece, un'ampia percentuale di conservatori francesi ha sostenuto partiti come Rally for the Republic (ribattezzato Union for a Popular Movement nel 2002 e Repubblicani nel 2015), che sposò un conservatorismo altamente nazionalista basato sull'eredità di Charles de Gaulle, presidente della Francia. dal 1958 al 1969 - o gruppi anti-immigrazione come il National Front, guidato fino al 2011 da Jean-Marie Le Pen e successivamente da sua figlia, Marine Le Pen; quest'ultimo partito, alcuni sostenevano, non era tanto conservatore quanto reazionario o neofascista. In Gran Bretagna, patria del conservatorismo, il partito dei Tories, ha alternato a periodi di grave crisi,  periodi di grande consenso e successi, coincisi con i quindici anni di governo della signora di ferro, Margareth Tatcher.

Dopo la parentesi laburista con Tony Blair, che tanto aspettative aveva creato nei progressisti di mezza europa, nel 2001, i conservatori inglesi mantengono il controllo sul governo dal 2005, contraddistinto dallo scivolone della Brexit, che è costata la premiership al loro leader David Cameron, che proprio per contrastare l’ascesa a destra dei populisti di Farage e Johnson, è stato costretto ad inseguirli sul loro terreno. Proprio come avvenuto in Spagna per i popolari con la destra di Vox di Santi Abascal. In Spagna, infatti, il partito popolare da sempre ha rappresentato fino almeno alla nascita nel 2012 di Vox che ha tolto consenso ed argomenti allo stesso, l’idea di destra conservatrice, liberale, nazionalista e riformista. 

Sorto nel 1989, il partito ha giocato il suo ruolo di forza contrapposta al Psoe, in quello che era un perfetto bipartitismo, fino all’avvento dei populisti di sinistra rappresentati da Podemos e quelli di destra rappresentati appunto da Vox. Le principali riforme che hanno permesso al paese di registrare tassi di crescita superiori al resto d’Europa nell’ultimo decennio, sono opera del governo Aznar prima e di quello di Rajoy dopo. Misure severe ma che hanno permesso al paese di uscire da un arretratezza economica atavica. Nei paesi nordici invece la destra conservatrice già esiste ed è rappresentata dal partito del premier Rutte, il VV, che spesso collima le proprie politiche con quelle dei populisti di Baudet e di Wenders, ma senza mai arrivare alle loro pregiudiziali razziali e sovraniste.

La destra quindi rappresenta da sempre nel suo percorso storico una forza appunto conservatrice liberale e riformista, che negli ultimi anni ha subito influsso di nuove forze populiste ( termine a cui spesso troppo disinvoltamente si dà una accezione negativa tout court), che hanno aumentato i loro consensi in mezza Europa, e non solo, negli ultimi dieci anni. Questo è stata la progressiva conseguenza di un vuoto lasciato dalla sinistra, sempre più in crisi di identità ed incapace  di parlare al suo elettorato di riferimento. E’ sostanzialmente la crisi del bipolarismo, che si è fatto sentire anche se in misura minore, li dove è fortemente radicato, e cioè in Gran Bretagna e negli Stati Uniti, che ha prodotto i partiti di Farage e la presidenza Trump.

Ma questo anche perché la nuova destra, come dice Della Loggia, non è più o non è tanto solo espressione delle elitè e della borghesia, ma ha già allargato i suoi orizzonti in un mondo meno bipolare, ma molto più complesso di quello che nel 900 si rifletteva nella “lotta di classe” che tanti danni ha prodotto. Il Ppe in Spagna, la Cdu in Germania, il Psd in Portogallo,  Nea Demokratia in Grecia, Fratelli d’Italia nel nostro paese, hanno mantenuto il loro afflato di destra borghese e conservatrice, ma hanno inevitabilmente dovuto calibrarsi agli epocali cambiamenti sociali sopraggiunti, che hanno generato la creazione di nuovi partiti ( non solo a destra) populisti, che sono stati molto abili ad intercettare il malcontento crescente di ampi strati di popolazione. La destra moderna è anche quella rappresenta nella cosiddetta “destra sociale” ( che ha ampia rappresentanza ancora proprio in Fdi) che esprime una cultura politica e una visione del mondo di orientamento comunitario, che cerca di fondere e valorizzare nella sua azione politica l'unità nazionale, il senso dello Stato, i valori della famiglia, dei corpi intermedi (come associazioni, gruppi politici, ordini professionali…) e delle comunità locali.

Partendo da questa caratterizzazione "comunitaria", la destra sociale ritiene che, per dare un progetto articolato alla nostra comunità nazionale, sia necessario sviluppare una politica economica e sociale basata sui principi della partecipazione e della solidarietà diffusa. La destra è nazionalista e sovranista, ma nel senso di opposizione ad una globalizzazione che ha dimostrato i suoi limiti e le sue debolezze, amplificate proprio dalla pandemia di Covid 19 “A difesa dei più fragili e di quella classe media minacciata da una globalizzazione selvaggia che rafforzando sempre più una ristretta elitè che detiene non solo il potere economico e finanziario ma anche quello tecnologico e mediatico”. Ed invece sono testuali parole di Giorgia Meloni, che non bisogna dimenticarlo è da poco stata eletta presidente dei conservatori europei, che non a caso da tempo si dimostrano assai più convincenti del troppo paludato e ingessato Partito popolare, lui si che pare aver smarrito da tempo la via maestra verso una nuova destra moderna e conservatrice.

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