Amoroso nella relazione annuale sull’attività della Corte: “Preoccupa preminenza uso forza rispetto a diplomazia”
“Si assiste oggi a una preoccupante preminenza dell’uso della forza rispetto ai canali della diplomazia”. Con queste parole, il presidente della Corte costituzionale Giovanni Amoroso ha aperto la riunione straordinaria a Palazzo della Consulta – nella quale svolgera’ la relazione annuale sull’attivita’ della Corte, davanti al presidente della Repubblica Sergio Mattarella e alle piu’ alte cariche dello Stato – che, ha sottolineato, “cade in un momento di estrema frammentazione e incertezza del panorama internazionale”.
“Vi sono conflitti irrisolti, emergono nuove guerre, vi e’ una prolungata situazione di instabilita’ – ha evidenziato – le istituzioni internazionali e il sistema di multilateralismo globale, nato nel dopoguerra, attraversano una profonda crisi strutturale. L’Unione europea stenta a porsi come portatrice di pace sulla base delle regole dello Stato di diritto”.
Amoroso: “Principi supremi Carta non possono essere sovvertiti”
“La Corte, in linea di continuita’ con la propria giurisprudenza, ha ribadito l’esistenza di principi ‘fondamentali’ o ‘supremi’ della nostra Costituzione, che non possono essere sovvertiti o modificati nel loro contenuto essenziale neppure da leggi di revisione costituzionale o da altre leggi costituzionali”.
Amoroso: “Irretroattivita’ legge penale vincolo costituzionale”
“L’irretroattivita’ della legge penale rappresenta un preciso vincolo costituzionale”. Lo rileva il presidente della Corte costituzionale Giovanni Amoroso il quale, nella sua relazione annuale, ricorda che, con riferimento alla nuova disciplina della sospensione del processo con messa alla prova del minore, introdotta dal decreto Caivano, “la Corte ha ritenuto che essa incide direttamente sulla disciplina sostanziale, introducendo un contenuto deteriore rispetto a quella previgente, e, pertanto, non puo’ essere applicata ai fatti commessi anteriormente” alla data di entrata in vigore della nuova norma.
Amoroso: “Evitare paralisi con ritardi nomine giudici”
“È responsabilità del Parlamento far sì che la Corte non possa trovarsi nell’impossibilità, pur temporanea, di operare. Ciò è possibile se il Parlamento procede rapidamente all’elezione dei giudici, elezione che, in ipotesi, può avvenire anche prima della cessazione dalla carica dei giudici in scadenza (come accade per i giudici eletti dalle magistrature o nominati dal presidente della Repubblica) una volta che ci sia stata la comunicazione del presidente della Corte, che per prassi precede di un mese”. Lo afferma il presidente della Corte costituzionale Giovanni Amoroso, in un’intervista pubblicata nell’Annuario distribuito in occasione della riunione straordinaria a Palazzo della Consulta.
“Quando lo scorso anno la Corte si è trovata composta proprio da 11 giudici, non avendo il Parlamento ancora eletto i 4 giudici mancanti, vi è stato un effettivo rischio di paralisi dell’attività della Corte, rischio che non si è concretizzato – ricorda – perché tutti gli 11 giudici in carica sono stati sempre presenti sicché la Corte ha potuto proseguire la propria attività. Poi c’è stata la contestuale elezione dei quattro giudici mancanti e il Collegio è stato reintegrato nel suo plenum ordinario di 15 giudici. Quando in futuro scadranno dalla carica contemporaneamente i 4 giudici eletti dal Parlamento – conclude Amoroso – si riproporrà la stessa situazione: la Corte si troverà composta da soli 11 giudici in attesa dell’elezione dei 4 nuovi”.


