Il premier Conte con uno scatto di orgoglio e di audacia, mai conosicute prima dal mite avvocato professore pugliese, ieri sera ha metaforicamente sbattuto la porta ( anche perchè il consiglio si teneva in videoconferenza) dopo l’ennesimo estenuante ed inconcludente Consiglio Europeo, “Se le cose stanno così faremo da soli. “ sono state le parole durissime pronunciate da Conte agli altri leader sorpresi forse da tanto ardore “sovranista”. Il momento è di quelli gravissimi, deve avere pensato Conte e se gli altri fanno capire di non capire allor tantovale sparigliare le carte e vedere come va a finire. Per una volta l’Italietta tanto bistrattata ha fatto sentire la sua voce in Europa, diventando il capofila del malcontento dei paesi del sud contro i rigoristi del Nord, Germania in testa.
In gioco non c’è solo la sopravivvenza economica di Italia, Spagna, Portogallo, Grecia e forse Francia, ma anche la sopravivvenza stessa della Europa, mai cosi divisa e debole come di fronte a questa epocale minaccia. Ma d’altra parte la mossa di Conte era praticamente obbligata, dopo le parole di un filoeuropeista ed autorevole come l’ex presidente della Bce, che forse non a caso ha parlato di debito e politica espansiva in una lunga intervista al Financial Times (cosa più unica che rara) proprio alla vigilia del Consiglio europeo. Di fronte alla dura presa di posizione del nostro premier, spalleggiato dal premier socialista spagnolo Sanchez, gli altri leadar europei hanno deciso, un pò pilatescamente, per un rinvio di quindici giorni nel tentativo di trovare un’accordo, che ad oggi appare assai duro da raggiungere. Quindici giorni per trovare una intesa comune che possa dare il via libera all’utilizzo di strumenti eccezionali rapportati alle difficoltà del momento, poi ognuno per la sua strada con buona pace di chi, proprio come Draghi per esempio, ha speso il suo mandato alla BCE per salvare l’euro e l’economia europea in un momento certamente non difficile come quello attuale.
Qualcuno adesso dovrebbe forse ringraziare Salvini e la Meloni che ostinatamente ben prima che scoppiasse l’epidemia in Europa, hanno contrastato quella che pareva una scontata accettazione da parte del governo, di un accordo sul MES ( di cui al Consiglio pare nemmeno si sia parlato) che ora avrebbe messo il nostro paese in una situazione di assoluta sudditanza verso paesi come la Germania, Olanda, Finlandia ed Austria che fanno del rigore un loro assoluto anche se mai come ora desueto totem. Si può azzardare che Conte ieri ha fatto l’ennesima stupefacente capriola, diventando anche lui un neopaladino del “sovranismo”, alla stregua del suo grande rivale Matteo Salvini. In questa sua nuova veste Conte ha trovato un prezioso alleato in Sanchez che certo non si può definire sovranista anzi, ma che deve far fronte ad una situazione che potrebbe presto essere anche peggiore della nostra, ma anche nello stesso Emmanuel Macron, che da tempo ormai pare aver rotto lo storico asse con la Gemania, per cercare di porsi come guida di una nuova Europa più aperta e solidale.
La Germania, forte dei suoi conti pubblici usciti molto rafforzati dalla ultima crisi del 2008, non vuole assolutamente mollare la presa sul rigore, che in questi anni lo ha reso un paese piu forte economicamente e politicamente. Ma a Berlino forse ci si dimentica di come il piano Marshall nel dopoguerra, con prestiti a tassi zero ed azzeramento dei debiti di guerra ( sic transit gloria mundi) abbia dato il via al grande sviluppo del paese nel dopoguerra. Davvero e difficile comprendere un simile atteggiamento di chiusura di fronte ad una simile minaccia a meno che la Germania, non veda poi troppo con cattivo occhio, al di la delle parole di cirocostanze, una fine dell’Europa e dell’Euro, che rischia di diventare una zavorra per un paese in grande surplus e con une economia manifatturriera ancora assai solida.
Forse allora occorre dar ragione a chi dalle nostre parti ha sempre visto questa Europa con occhio scettico e sospettoso. Ci voleva la più grave crisi dal dopoguerra per far capire a tutti come questa Europa così come è concepita non può più funzionare. Anche i più convinti europeisti di casa nostra stanno forse rendendosi amaramente conto di questo incontrovertibile fatto. Tra questi può darsi lo stesso premier Conte, che fino a qualche mese fa, accusava Salvini e la Meloni di essere irresponsabili per il loro atteggiamento ipercritico verso questa Europa. Ora nella necessità lui come altri prima di lui deve fare clamorosamente marcia indietro ed accodarsi alle loro tesi. Qualcuno maliziosamente potrebbe chiosare che Conte, come tutti gli italiani ha tirato fuori il meglio di sè nelle situazioni di emergenza e di grande difficoltà. E’ tutto da vedere se però questo basterà a mettere d’accordo un’Europa ancora troppo divisa e litigiosa. Ma il tempo stringe e bene ha fatto per una volta il nostro premier a richiamare lo spirito nazionalista e l’interesse patria, che mai come ora viene invocato come collante per un paese in grande stato di preoccupazione.
@vinciketchup

