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Continua lo scontro sulla Costituente, ma ora Silvio Berlusconi sta pensando di mettere in atto una strategia che non prevede il muro contro muro. Commissioni Giustizia e Comunicazioni in cambio della presidenza della Convenzione: sembra questo il terreno della trattativa. Intanto il Cav punta a mettere in risalto le divisioni interne al Pd. La sua idea è chiara: pieno sostegno a Letta per isolare Renzi, ovvero colui che si è detto contrario a un ruolo di primo piano dell'ex premier nel percorso che dovrà portare alle riforme.
 
LA TRATTATIVA - Nello scontro sulla presidenza della Convenzione per le riforme Silvio Berlusconi lascia intravedere una via d'uscita. Il Cavaliere, che per ora affida il suo ragionamento a pochi intimi, vuole farsi riconoscere come interlocutore, vuole che non ci siano veti "verso chi ha fatto per 15 anni il presidente del Consiglio". Poi potrà anche fare un passo indietro. Non intende far saltare la maggioranza per la presidenza della Convenzione. "Voglio solo che ammettano che spetta al Pdl", ha spiegato in privato. Intanto ha ottenuto un primo risultato facendo venire alla luce le divisioni del Pd. L'altra partita che sta molto a cuore a Berlusconi è quella delle presidenze delle commissioni parlamentari, su cui il Parlamento voterà da martedì. L'ex premier punta a ottenere quelle Giustizia e Comunicazioni. Questo potrebbe essere il terreno di scambio con la Convenzione per le riforme.
 
RENZI CONTRO BERLUSCONI - "E' inaudito fare Berlusconi capo della costituente", ha poi rincarato Matteo Renzi intervistato a Dogliani da Giovanni Minoli. "Non capisco perché dobbiamo dargli il compito di scrivere la Costituzione dei prossimi 50 anni". In precedenza Renzi aveva già bocciato l'ipotesi: "Un conto è fare un governo con il Pdl perché non ci sono alternative, altro è dare la Convenzione a Berlusconi". Per Renzi è un problema serio. "Se serve lo dirò: non è che possiamo arrivare a trasformarlo in un padre costituente". Dunque "sarebbe un errore gravissimo accettare che faccia il presidente della Convenzione". Una clausola, quella dell'elezione di Berlusconi alla guida della nuova "commissione dei 75" che per il sindaco "non può rientrare negli accordi di governo", anche se qualcuno - Bersani o Letta - può aver fatto balenare questa possibilità nei giorni della trattativa sulle larghe intese.
 
PDL CONTRO RENZI - "Renzi, e non solo lui nel Pd, si agita sulla presidenza della Convenzione per le riforme. Il sindaco di Firenze, in particolare, pone veti su una eventuale presidenza Berlusconi dell'organismo che dovrebbe nascere nei prossimi giorni", sottolinea Altero Matteoli (Pdl), che prosegue: "A parte che i veti politici preconcetti sono inaccettabili su chicchessia ed in particolare lo sono sul leader del Pdl e se messi davvero in atto porterebbero dritti al voto anticipato, Renzi è candidato a diventare presidente dell'Anci in sostituzione di Del Rio. Allora che facciamo, poniamo anche noi del centrodestra il veto sul candidato Renzi?". "E' di tutta evidenza - prosegue Matteoli - che nel Pd devono capire che quando si è in coalizione bisogna rispettare gli alleati, una regola preliminare se si vuole servire insieme il Paese. Diversamente - conclude - gli elettori sapranno giudicare  e puniranno severamente chi ha fatto fallire sul nascere l'azione al servizio del Paese del governo".
 
MARONI: FARE IN FRETTA - Roberto Maroni si e' detto "interessato" a una partenza "rapida" della convenzione per le riforme istituzionali. "La Lega vuole essere protagonista della Convenzione, perche' deve introdurre il Senato federale che' e' un copyright della Lega", ha spiegato il segretario federale del Carroccio, a margine della cerimonia di intitolazione a Enzo Jannacci del Belvedere di Palazzo Pirelli. Ma, ha proseguito, "come nel governo non ci interessano le poltrone; ci interessa che la convenzione parta rapidamente". "Vedo, invece, che il Movimento 5 Stelle chiede poltrone, come la presidente del Copasir o della Vigilanza Rai", ha aggiunto rinnovando le critiche al movimento di Beppe Grillo. "Queste sono le differenze" a noi ci interessano i contenuti; al nuovo che avanza le poltrone".

GOVERNO, MARONI: TEMO SIA A RISCHIO PER SCONTRO SU CONVENZIONE  - "Temo di si'". Cosi' Roberto Maroni ha risposto a chi gli chiedeva se ritiene che il governo sia a rischio per lo scontro tra Pd e Pdl sull'incarico di presidente della Convenzione per le riforme. "Noi teniamo molto alla Convenzione, e non per la poltrona di presidente. Siamo molto interessati, ma sono anche preoccupato perche' questo scontro su una cosa del tutto irrilevante per noi, come le poltrone, rischia di compromettere un percorso", ha proseguito il segretario federale della Lega Nord, a margine di un evento organizzato dalla Coldiretti. "Noi abbiamo dato un'apertura di credito al governo essenzialmente sulla Convenzione: se parte, bene, altrimenti passeremo all'opposizione. Ma credo che il governo non possa durare senza questa prospettiva". 

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