Al momento nessuna nuova restrizione in arrivo per fronteggiare l’emergenza coronavirus. Fonti ai massimi livelli di maggioranza e di governo spiegano ad Affaritaliani.it che la risposta dell’esecutivo alla richiesta del Centrodestra di chiudere ulteriormente l’Italia è negativa. Anche se si sottolinea che “al momento” è no, non escludendo quindi a priori ulteriori interventi. Ma l’idea di Palazzo Chigi è quella di aspettare, come ha detto il premier Giuseppe Conte durante l’annuncio di mercoledì sera in diretta web e tv, quindici giorni per valutare gli effetti delle nuove misure sul numeri contagi. E, nel caso in cui non ci fosse un miglioramento, intervenire con una nuova stretta tra due settimane.
Matteo Salvini e Giorgia Meloni contestano il fatto che non siano rimasti aperti solo farmacie e alimentari ma che continuino a lavorare uffici, privati e pubblici, fabbriche, tabaccai, meccanici, negozi di animali, edicole, ferramenta e molto altro. “In guerra non ci sono mezze misure”, ha dichiarato in una diretta Facebook il leader del Carroccio. Con questa presa di posizione forte del Centrodestra si rompe immediatamente il clima di unità nazionale che sembrava essersi creato subito dopo l’annuncio del presidente del Consiglio con il plauso unanime dell’opposizione.
M5S e Pd difendono la scelta del governo e invitano i leader del Centrodestra a stoppare le polemiche, dannose, e a restare uniti. Alla base della scelta dell’esecutivo di non varare una serrata totale – tranne appunto i servizi davvero essenziali – ci sarebbero i timori che bloccando completamente la filiera della produzione e l’operatività di tutti gli uffici e di tutte le attività le ripercussioni sulla crescita economica sarebbero ancora più disastrose di quelle attuali. Ma c’è sempre quel “al momento” no a nuove restrizioni. Al momento, appunto, il tutto nella speranza che tra quindici giorni i dati sul contagio siano migliori, grazie anche al rispetto delle regole da parte degli italiani. Tutti però e non come sta accadendo in queste ore.


