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Politica
Coronavirus, tutti gli errori dell'austera Olanda. Così sottovaluta i rischi
Foto: LaPresse

 

“La risposta dell’Olanda al virus è stata assolutamente inconsistente” queste sono le dure parole di Arjen Boin, professore di istituzioni pubbliche e governance della facoltà di Scienze Politiche alla Leiden Univesrity in Olanda. Il professore che è specializzato nelle analisi di come le importanti crisi in tutto il mondo, come catastrofi naturali e calamità che sconvolgono intere comunità. Sicuramente una voce autorevole in queste tempi di pandemia da coronavirus. Ciò che lo colpisce è che i Paesi Bassi siano stati così lenti a rispondere all’emergenza. "Dall'inizio di gennaio, ci saremmo aspettati che questo virus molto contagioso raggiungesse i Paesi Bassi, ma i Paesi Bassi non hanno praticamente preso alcuna misura." Vita normale o blocco? In questo tipo di crisi ci sono circa due modelli di risposta, spiega Boin. Con il modello A si lascia la situazione più o meno come al solito senza adottare misure eccezionali di reazione, e con il modello B invece si mette mano a misure eccezionali, come fatto in Italia prima, e poi a seguire in Francia, Spagna, Gran Bretagna, e Stati Uniti sul modello di quanto accaduto a Whuan in Cina.

I Paesi Bassi hanno optato per il modello A. Questo è il motivo per cui le persone provenienti da aree ad alto rischio in Italia, Giappone e Corea del Sud potevano viaggiare liberamente nei Paesi Bassi e viceversa, e nessun evento importante è stato cancellato. Il professore Boin aggiunge: "Non sto dicendo che questo è male, ma sto solo concludendo che A è la scelta che è stata fatta. I cancelli sono quindi spalancati. Gli interessi economici sembrano prevalere. Questa è una scelta difendibile, ma sarebbe positivo se il Primo Ministro o il ministro della sanità fossero chiari su questo. " L'ipotesi è  passare al modello B se la situazione in Olanda, come sembra, dovesse peggiorare. “Ma sarebbe troppo tardi, dice Boin. Gli stati membri europei non stanno lavorando insieme correttamente, dice - ogni paese sta rispondendo a modo suo”. Solo la settimana scorsa il Consiglio di crisi dell'UE ha iniziato a coordinare la crisi. Boin chiede una risposta più snella e un adeguato coordinamento delle "misure corona" da parte degli Stati membri.  Il governo olandese sta inviando un messaggio misto sotto alcuni aspetti, afferma Boin.

'Stanno chiarendo che dovremmo prendere sul serio il " romanzo" coronavirus e che il gabinetto è in trattativa di crisi, ma allo stesso tempo vogliono sottolineare che la maggior parte delle persone non sono in pericolo, che non dobbiamo essere troppo veloci a chiamare il dottore e che non tutti possiamo farci testare in massa. " Ecco perché forse l’austera Olanda non comprendendo la minacci del coronavirus, sia sorda al grido di allarme che arriva da paesi come Italia, Spagna e Francia che invece stanno prendendo la cosa molto seriamente.

"Nei Paesi Bassi, i negozi sono ancora aperti e sono ancora consentite riunioni di 100 persone - si tratta di terreni fertili per il virus", ha affermato Marino Keulen, sindaco della città di confine belga Lanaken, in vista degli ultimi annunci olandesi. La scorsa settimana il Belgio ha introdotto controlli alle frontiere per reprimere i viaggi non essenziali. Keulen ha definito i controlli di frontiera un "segnale all'Aia" per "aumentare rapidamente" la sua risposta e allinearsi con i paesi vicini. Dopo che le autorità belghe hanno installato barricate sulle strade, hanno detto alle auto con targhe olandesi di voltarsi e tornare a casa .

"Il governo olandese è incompetente e ridicolo nella sua risposta alla crisi del coronavirus", ha dichiarato Leopold Lippens, sindaco della città costiera belga Knokke-Heist, che ha deciso di bloccare il suo comune prima delle restrizioni nazionali. "I Paesi Bassi non stanno facendo nulla, quindi dobbiamo proteggerci." Il primo ministro olandese Mark Rutte ha difeso l'approccio del Paese, che la scorsa settimana ha visto la chiusura di scuole, bar e ristoranti. "L'obiettivo dell'approccio è di non sovraccaricare il sistema sanitario, oltre a proteggere gli anziani e i vulnerabili", ha detto Rutte durante un dibattito parlamentare a meta Marzo. Eppure il virus è presente anche lì, anche se per ora con numeri sicuramente più bassi, considerando che il 28 Marzo i contagiati erano 9367 e i morti 642, numeri che pero rapportati ai circa 7 milioni di abitanti, rappresentano comunque una incidenza certo da non sottovalutare. D’altra parte lo stesso premier olandese nel discorso alla nazione di dieci giorni fa, ha dichiarato che il coronavirus è tra noi e che per il momento ci rimarrà. Il premier olandese s'è detto convinto che non esista una soluzione immediata per contenere la pandemia.

"La realtà è che gran parte del popolo olandese verrà contagiato nel prossimo futuro", ha affermato, sottolineando che l'obiettivo di politica sanitaria dell'esecutivo è quello di sviluppare l'immunità di gregge. Parole che riecheggiano piuttosto lugubri considerando che l’ultimo a dire una simile affermazione, il premier inglese Boris Johnson adesso si trova in quarantena, dopo esser risultato positivo al virus e con gran ritardo ha deciso per la chiusura totale del regno Unito. In Olanda, invece, malgrado, come detto, le scuole siano state chiuse, così come i bar e i ristoranti, non è stata adottata nessuna misura di quarantena. Il solo accorgimento suggerito è quello di non avvicinarsi a più di 1,5 metri dagli sconosciuti. Scelte si dirà su cui nessuno chiaramente può permettersi di mettere il becco, però allo stesso tempo danno idea di come la rigidità dell’Olanda sulle misure economiche da adottare da parte dell’Europa, siano però invece una questione che riguarda tutti i 27 membri.

Ma proprio su questo punto bisogna registrare, nelle ultime ore, un importante distinguo che potrebbe incrinare questo atteggiamento in uno dei membri più rigidi verso qualsiasi forma di mutualizzazione del debito. Klaas Knot, governatore della De Nederlandsche Bank, la Banca centrale dei Paesi Bassi, infatti, ha preso le distanze dal suo governo, in maniera anche piuttosto clamorosa, sostenendo la necessità di una risposta europea alla crisi causata dal Coronavirus che comprenda Coronabond e un uso più efficiente del Fondo Salvastati. In un’intervista concessa al giornale olandese “nrc.nl”, Knot  ha sostenuto che “questo è un test per la zona euro. Quando vedi cosa sta succedendo con il Coronavirus in paesi come l’Italia e la Spagna, penso che la richiesta di solidarietà sia estremamente logica”.

Poi ha ammesso che “il modo in cui attuare questa solidarietà è una decisione politica. E’ auspicabile che emerga anche qualcosa in comune da parte dei governi: una risposta europea alla crisi. A turno, possiamo acquistare Coronabond o nuove obbligazioni emesse dall’ESM”. Concludendo che sia necessaria una combinazione di solidarietà e adattamento delle economie dei Paesi in cui è necessario l’aiuto, “rafforzando le economie di chi è in difficoltà”. Chissà se questa apertura possa essere una piccola crepa nel muro della rigidità olandese, che guida il fronte dei paesi cosiddetti “frugali”.

 

@vinciketchup

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