A- A+
Politica

Favorire il bipolarismo, garantire la governabilità e riconsegnare agli elettori il diritto di scegliere i propri rappresentanti in Parlamento: questi, per quanto comprendo, gli obiettivi della riforma elettorale intorno alla quale si stanno affannando costituzionalisti e politici.
Gli uni si scontrano tra di loro con motivazioni tecnico-accademiche molto divergenti; gli altri, sulla scorta dei sondaggi d'opinione, pensano più a ciò che potrà accadere alla prossima tornata elettorale, che a un solido impianto destinato a durare efficacemente nel tempo.
Gli uni e gli altri tendono a proporre modelli già in uso in altri Paesi, magari con qualche adattamento alla realtà italiana: ancora una volta, in un mondo che è fatto soprattutto di cambiamenti, si guarda al passato invece che proiettarsi nel futuro!
Ci sarebbero invece molte soluzioni alternative e innovative, in grado di cogliere gli obiettivi più sopra citati e, al tempo stesso, di conformarsi alla nostra particolare realtà.
Quella che io immagino poggia su un'opinione personale e su un fatto accertato:
-    le tematiche di ordine etico e morale non dovrebbero mai riguardare il confronto tra governo/maggioranza e opposizione, dovrebbero invece essere assolutamente trasversali e affidate alle intime convinzioni di ogni singolo parlamentare; ogni forza politica potrebbe naturalmente esprimere le sue linee guida, tuttavia senza alcuna imposizione interna e, soprattutto, senza farne una conditio sine qua non per l'appoggio alla coalizione di appartenenza (questo come prassi ma, meglio ancora, per legge costituzionale).
-    in Italia, il bipartitismo di tipo anglosassone è pura utopia; possiamo solo tentare la via del bipolarismo che, tuttavia e come le vicende di questi ultimi 20 anni hanno ampiamente dimostrato, non riesce a liberarsi dalla nostra mentalità fortemente proporzionalista, ne' mai ci riuscirà.
Quale sistema elettorale? Questa, brevemente, la semplice proposta di un semplice cittadino:
-    le forze politiche aderiscono e si presentano all'interno di coalizioni che hanno un loro programma di governo ed, eventualmente, un candidato premier
-    tuttavia i parlamentari vengono eletti con un sistema proporzionale puro, riferito a ogni singolo partito (meglio se con soglia di sbarramento)
-    l'elettore può esprimere una (o più?) preferenze, preferibilmente su liste di pochi candidati; c'è l'annoso problema del "chi sceglie i candidati?", ma indire pre-elezioni per la composizione delle liste è davvero macchinoso e inutile (sempre possibili le primarie locali, gestite dai partiti)
-    un parlamento "proporzionale" può legiferare sui temi etici e morali rappresentando fedelmente e, per l'appunto, proporzionalmente il Paese
-    per tutte le altre materie, ai parlamentari eletti con la coalizione che ha raccolto i favori della maggioranza relativa degli elettori, spetta un "voto pesante", per esempio un voto che valga 1,4 (come a dire che la coalizione che riporta il 40% dei voti e dei parlamentari, vale il 55% in fase di votazione); nessun problema tecnico durante le votazioni grazie all'abbondante tecnologia oggi disponibile (anzi, fuori di tema e pensando ai "pianisti", la votazione deve essere elettronica e abbinata all'acquisizione dell'impronta digitale)
-    i parlamentari che scelgono di abbandonare la maggioranza, perdono il diritto al "voto pesante" e tornano a valere solo 1
-    il voto dei parlamentari di minoranza vale sempre e comunque 1, anche qualora decidano di aderire o di votare con la maggioranza
-    se, a causa di scissioni, la coalizione al governo perde la maggioranza, si aprono 3 possibili vie d'uscita:
o    quella propria del maggioritario: scioglimento delle camere e nuove elezioni
o    quella propria del proporzionale: solo la fiducia del 50% + 1 dei Parlamentari, comunque si componga, può dar vita a un nuovo Governo (tutti i Parlamentari tornano a valere sempre 1)
o    quella alternativa, complicata e discutibile ma assai interessante: tutti i Gruppi parlamentari si sciolgono e se ne formano di nuovi che, a loro volta, formano nuove coalizioni; i Parlamentari di quella che ha la maggioranza relativa tornano a beneficiare del "voto pesante" e, avendone i numeri, formano un nuovo governo; in mancanza dei numeri, si ritorna alle urne; facile pensare alle tanto vituperate "compravendite" ma, dal momento che il meccanismo coinvolge forzatamente la totalità dei Parlamentari, la "campagna acquisti" diventa praticamente impossibile (per esempio: gli "oppositori" possono "consorziarsi" e formare una coalizione maggioritaria atipica che blocchi la "manovra"); tutto alla luce del sole, con tutti i Parlamentari costretti a scegliere nuovamente il Gruppo di appartenenza, dovendone poi rispondere ai loro elettori
-    ogni modifica della legge elettorale ha efficacia a partire dalle elezioni per la seconda legislatura successiva a quella che approva la modifica stessa (scongiurati gli aggiustamenti in corsa, indotti da aspettative "sondaggistiche")

Pur necessitando di numerosi approfondimenti, si tratta di un'idea semplice, lineare ed efficace; forse e proprio per questo inapplicabile?

Livio Schnur

Tags:
porcellumlegge elettorale

i più visti

casa, immobiliare
motori
Quattro giorni di festa per le 111 candeline di Alfa Romeo

Quattro giorni di festa per le 111 candeline di Alfa Romeo


Testata giornalistica registrata - Direttore responsabile Angelo Maria Perrino - Reg. Trib. di Milano n° 210 dell'11 aprile 1996 - P.I. 11321290154

© 1996 - 2021 Uomini & Affari S.r.l. Tutti i diritti sono riservati

Per la tua pubblicità sul sito: Clicca qui

Contatti

Cookie Policy Privacy Policy

Cambia il consenso

Affaritaliani, prima di pubblicare foto, video o testi da internet, compie tutte le opportune verifiche al fine di accertarne il libero regime di circolazione e non violare i diritti di autore o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso del materiale riservato, scriveteci a segnalafoto@affaritaliani.it: provvederemo prontamente alla rimozione del materiale lesivo di diritti di terzi.