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Crisi della politica. Perché l’Italia è ferma al 5 dicembre 2016

Il governo non governa e i partiti celebrano solo i loro giochi di potere

Crisi della politica. Perché l’Italia è ferma al 5 dicembre 2016
giuramento governo gentiloni (19)

Sono tempi difficili. Tra scissioni a sinistra, egoismi a destra, ricerca di visibilità al centro l’intero sistema politico italiano è in subbuglio.

Le lotte interne in tutti gli schieramenti prefigurano l’imminente campagna elettorale che -complice il sistema proporzionale- sarà una battaglia particolarmente cruenta dove anche nelle stesse aree politiche omogenee ci sarà (e di fatto già c’è) una forte contrapposizione.

Come al solito i partiti si mostrano egoisti e la politica stessa egoista nei confronti delle istituzioni che dovrebbero dare risposta ai tanti problemi ancora in campo.

Di fatto l’Italia è ferma al 5 dicembre 2016, la data del referendum voluto da Renzi e risoltosi in un veleno per le istituzioni.

La crisi economica iniziata ben dieci anni fa non si è risolta; sebbene ci sia una timida crescita del Pil intorno all’ 1% l’Italia rimane fanalino di coda in Europa.

La disoccupazione impazza soprattutto tra i giovani e gli over 50 producendo dinamiche drammatiche e soprattutto una perdita di speranza nel futuro che è la cosa peggiore che possa accadere ad una collettività.

Vi sono emergenze amministrative, città ricoperte di buche e dai trasporti disastrati, corruzione dilagante che fa perdere qualsiasi fiducia dei cittadini nelle istituzioni che restano esempi da imitare, ma nel male e non nel bene.

Nuovi problemi si sono aggiunti ai vecchi: il sisma ha devastato il centro – Italia e la macchina della ricostruzione ha mostrato tutti i segni dell’inerzia di una burocrazia che sempre più non solo blocca lo sviluppo ma anche la normale sussistenza.

Il populismo facendo facile leva sul lato più reattivo della gente in difficoltà sta abbassando drammaticamente i livelli del vivere civile, i social network da strumento innovativo di comunicazione stanno diventando sempre più il luogo della violenza e dell’insulto gratuito.

E in tutto questo la politica, da dimensione dell’agire comune si sta rimpicciolendo nella dimensione di un agire partitico fine a sé stesso segnando il distacco sempre più accentuato dalla società.

Per questo si vorrebbe che il governo governasse in funzione dei bisogni e non ad uso e consumo dei bisogni dei partiti e dei leader che li hanno monopolizzati.

Solo così si potrà recuperare quel “patto” di fiducia alla base stessa del contratto sociale.