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Politica
Dopo Parigi, la marcia continua per la libertà dei cristiani nel mondo

 

di Giuseppe Fioroni* e Lucio D'Ubaldo**

in merito all’articolo da voi pubblicato www.affaritaliani.it/politica/cristianesimo1201.html “Dopo Parigi, la marcia continua per la libertà dei cristiani nel mondo” ai sensi delle norme sulla stampa e a nome del consiglio di amministrazione della Fondazione Italia Usa vi chiedo gentilmente di rettificare che la firma di Lucio D’Ubaldo apposta a tale articolo è da intendersi unicamente a titolo personale, anziché nella qualità di presidente della Fondazione Italia Usa arbitrariamente indicata, e i contenuti dell’articolo non rappresentano in alcun modo posizioni o orientamenti della Fondazione. La Fondazione Italia Usa, dalla quale peraltro D’Ubaldo è cessato nei giorni scorsi dall’incarico di presidente, è statutariamente bipartisan e aconfessionale e non può né intende occuparsi di tematiche che esulano i rapporti di amicizia tra Italia e Stati Uniti, tantomeno le delicate politiche mediorientali o le condizioni dei cristiani nel mondo.
Ringrazio sin d’ora dell’attenzione e vi auguro buon lavoro.
Roberto Mostarda, responsabile comunicazione della Fondazione Italia Usa

Il mondo deve reagire. Nel buio di tristi giornate di sangue e di lutti, frutto velenoso di una radicalizzata interpretazione della fede islamica, è giusto proclamare la volontà di non piegarsi alla barbarie del fanatismo e dell'odio. Abbiamo fiducia, dopo l'eccidio di Charlie Hebdo, che la più ferma reazione morale e politica unisca popoli e nazioni in un fronte comune di libertà, tolleranza e rispetto, come richiede un fondamentale principio di umanità. A Parigi, nella grande manifestazione di ieri, è risuonata l'eco di questa speranza.
Se è stato colpito il cuore dell'Europa, non per questo la lotta al terrorismo si forma e si vince unicamente in Europa. Mentre piangiamo i nostri morti, in Nigeria si fa strage di uomini e donne il cui peccato è di essere cristiani, e dunque occidentali. Sono uccisi, allora, perché il programma di morte sta tutto nella sigla stessa del gruppo jaidista che controlla il nord-est del paese: Boko Haram, appunto, che tradotto significa  "l'educazione occidentale è peccato".
In Nigeria avanza una vera e propria pulizia etnica ai danni della numerosa comunità cristiana. A un mese delle elezioni, cresce d'intensità l'azione sanguinaria dei miliziani islamisti. L'orrore non ha limiti. Negli ultimi giorni tre bambine, indottrinate e sospinte al suicidio, si sono fatte esplodere in luoghi pubblici, seminando disperazione e paura. A questi morti, ormai più di qualche migliaia, dobbiamo guardare senza colpevole indifferenza, come se fossero cioè le vittime innocenti di una medesima strategia - dall'Europa all'Africa - condotta all'insegna di un devastante principio di condanna a motivo dell'appartenenza religiosa. È inammissibile, come sanno gli stessi leader dei paesi arabi, a impianto musulmano, che si affacciano sul Mediterraneo. Fortunatamente all'università di Al-Azhar, appena qualche giorno fa, il Presidente egiziano Al-Sisì si è rivolto agli Ulema con un discorso coraggioso affinché loro per primi contribuiscano, mediante una lettura accurata della tradizione coranica, a sradicare la mala pianta del fondamentalismo.
A Parigi si è accesa di nuovo la fiaccola dell'orgoglio e della speranza, ancora una volta con la rivendicazione e la ferma difesa dei diritti di libertà. Se vogliamo però che la fiaccola rimanga accesa e illumini il pensiero sulla pace tra i popoli, abbiamo necessità di credere a un di più di solidarietà verso chi soffre nella morsa di una micidiale condotta d'intolleranza religiosa, culturale e politica. Volgere lo sguardo sulle minacce ai cristiani nel mondo, sulle persecuzioni che ne condizionano l'esistenza fino al sacrificio ultimo e al più ne limitano oltre misura la libera attività, significa portare fuori ed estendere per le vie del mondo la marcia di Parigi. Solo così l'Europa può dire, in questo duro frangente, una parola di generosità e condivisione per il bene di popoli che rischiano altrimenti di patire l'ingiuria di torbide prevaricazioni a sfondo religioso.
Sulla scia delle parole del Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, che ha voluto echeggiare il famoso "ich bin" kennediano come gesto di amore verso quanti sono stati travolti dalla follia omicida e terroristica, confidiamo sulla mobilitazione egualmente simbolica per dire in questo senso, con spirito forte e sereno, che vogliamo essere e siamo "tutti cristiani".

* Giuseppe Fioroni, Ministro della Pubblica Istruzione nel Governo Prodi (2006-2008), Presidente della Commissione d'inchiesta sul caso Moro.

* Lucio D'Ubaldo, Senatore della XVI legislatura e Presidente della Fondazione Italia Usa.

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