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Politica


Di Gianni Pardo

Gianni Cuperlo si è offeso per alcune parole dette da Renzi e si è dimesso da Presidente del Partito Democratico. Per farsi un’opinione sul fenomeno bisognerebbe avere ben capito quale fosse l’accusa e perché sia stata reputata tanto sanguinosa. Pare che Cuperlo abbia biasimato una certa pratica politica di cui egli stesso ha in passato beneficiato, e pare che Renzi glielo abbia apertamente rinfacciato. La materia è tanto futile da non meritare approfondimento. Un tempo se l’offesa era grave ci si sfidava a duello, ma non era offesa grave dire: “Ma questo un tempo l’hai fatto anche tu”. Grave era affermare che l’altro era un disonesto, un ladro, o che sua moglie era una puttana. Neanche in un tempo in cui si soffriva tanto il solletico si sarebbe arrivati a fare  un dramma di un’accusa come quella di Renzi. Soprattutto se – come egli afferma – si tratta di un fatto accertato. E se non si tratta di un fatto accertato, invece di andarsene Cuperlo avrebbe dovuto smentirlo, alto e forte.. Ma – bisogna ripeterlo – la questione è futile. Non interessa sapere chi ha ragione: interessa che le dimissioni siano un errore.

Ammettendo che Matteo Renzi si comporti con la grazia di un elefante; ammettendo che sia un prevaricatore; ammettendo che non soltanto voglia dominare il Pd, ma addirittura che il suo programma possa gravemente danneggiarlo, non se ne deduce il dovere di andarsene. Chi sente il patriottismo di partito ha il dovere di opporsi al Segretario con tutti i mezzi leciti. E questa opposizione sarà più efficace essendo il Presidente del Partito piuttosto che un qualunque iscritto, o anche un membro dell’Assemblea.

Se Gianni Cuperlo è talmente suscettibile da dimettersi per qualche parola, non ha la pelle abbastanza dura per fare il politico. Quanto tempo sarebbe durato, Berlusconi, se si fosse offeso per ciò che gli dicevano? Se l’ex Presidente si è dimesso credendo di fare un dispetto al partito, ha torto anche per questo verso. In quel mondo, anche il gatto di casa è ambizioso. Ogni poltrona rimasta vuota, piuttosto che suscitare rimpianto per chi l’occupava, suscita l’appetito di chi non la occupa. È dunque strano che una persona intelligente, come sembra Cuperlo, agisca in questo modo. Se Renzi sbaglia, se è pericoloso per il partito, se ha tendenze autoritarie, non bisogna fuggire, bisogna presidiare la trincea ed essere pronti a sgambettarlo alla prima occasione. “Bouder”, come dicono i francesi, “tenere il broncio”, è tattica da bambini che vale con le persone che ci amano e che si preoccupano se ci vedono infelici. Ai terzi dei nostri sentimenti non importa un fico secco.

C’è un proverbio inglese di una saggezza indiscutibile: “if you can’t beat them, join them”, se non puoi batterli, alleati con loro. Ed ciò spiega perché tanta gente sia pronta a voltare gabbana. Se non posso battere Renzi, non mi rimane che divenire renziano. E se al contrario non me la sento di divenire un gregario di un tale vincitore, se dunque ho il coraggio di continuare una resistenza costosa e pericolosa, devo farlo stringendo i denti e rimanendo sul posto. A combattere.

Cuperlo ha perso l’occasione di dimostrarsi uomo d’azione, e dunque è un bene che si sia dimesso. Un guerriero dalla pelle dura come Rosy Bindi non l’avrebbe mai fatto.
 

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